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L'ideologia asfissiante dell'«Europa»

tratto da: Robert CONQUEST, Il secolo delle idee assassine, Mondadori, Milano 2001

Il concetto di un'«Europa» [...] è un'Idea. Implica cioè l'attivazione forzata di un programma non giustificato dalle contingenze storiche o da circostanze di altro tipo. In Russia le autorità sono ufficialmente in cerca di un nuovo credo o una nuova idea da dare alla nazione. Negli stati dell'Europa occidentale la sconfitta dell'idea socialista, per non dire di quella comunista, sembra avere prodotto un analogo vuoto morale. Ed è come se per molti l'«Europa» assumesse un carattere sostitutivo. [...] la realizzazione di un'Idea richiede uno sviluppo ipertrofico della burocrazia. [...] il federalismo europeo possiede un'altra delle caratteristiche dell'Idea: ogni mossa intrapresa, quali che siano i suoi esiti, depone in favore della tesi originaria; se ha successo, ne dimostra gli assunti, se va incontro a difficoltà, dimostra che bisogna insistere con più determinazione. (p. 290)

L'atteggiamento «europeo» ha qualcosa in comune con la miopia dei rivoluzionari e con la loro eccessiva fiducia nella forza della pura volontà politica. [...] assistiamo ad una eccessiva enfatizzazione di idee agevolmente comprensibili e in genere condivisibili, e riscontriamo un'attenzione troppo scarsa per la reale struttura delle nostre culture. (p. 291-292)

Fuorchè in senso molto generale, la cultura politica europea non può essere considerata una realtà unitaria. [...] non sussistono né l'identità di prassi politica e legale, di usi e tradizioni [...] né una base effettiva su cui edificare una confederazione. [...] allo stato attuale l'«Europa» ha al suo interno elementi di statalismo particolarmente fastidiosi. Con il preteso fine di promuovere un mercato equo, sono state varate norme tanto comprensive quanto insignificanti [...] e si è fatto ricorso a provvedimenti come l'assurda centralizzazione di parametri relativi alle salsicce o alle fragole. Il livellamento non riguarda indebiti ostacoli, ma salubri varianti. L'UE [...] ormai da molto ha conosciuto un'eccessiva centralizzazione e una pesante burocratizzazione, si è messa a produrre norme su norme e a invadere in modo irritante mille ambiti. (p. 294-295)

L'Unione europea [...] è in gran parte un prodotto forzato. Guardata dal punto di vista globale, essa serve un interesse particolare [...] di enormi proporzioni, costituendo un blocco che ostacola lo sviluppo di un libero mercato mondiale. [...] si è rivelata incapace di concertare una politica estera comune con il resto del mondo democratico, o anche solo di svilupparla in seno ai suoi organi. L'«idealismo» di chi sostiene l'Europa unita ha i difetti di ogni idealismo: l'eccessivo attaccamento a un obiettivo, l'indifferenza alla legittima opinione del pubblico, la tacita mistificazione di determinati interventi. In realtà un'ideologia sopranazionale [...] non può sostituire un approccio pragmatico graduale ed equilibrato. (p. 302)

Visti gli errori dell'«Europa», i negoziatori dovrebbero impegnarsi a contrastare la burocratizzazione, evitare il normativismo e soprattutto insistere realmente sul principio di sussidiarietà, che in «Europa» ha ricevuto un'adesione puramente formale e viene regolarmente disatteso. (p. 325-326).

 

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