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Tienanmen, le orchestre cinesi e i silenzi vaticani

Sandro Magister - Settimo Cielo Repubblica.it 5/6/2009
 

Titolo a tutta pagina del “Corriere della Sera” del 4 giugno: “La Cina impone il silenzio su Tienanmen”.

In Vaticano l’imposizione è andata perfettamente a segno. Non una riga, su “L’Osservatore Romano”, sulla piazza simbolo della sete di libertà dei cinesi.

Eppure il giornale della Santa Sede è molto attento ai fatti internazionali, è sempre ricco di notizie puntuali e commenti. Negli stessi giorni, altri giornali ed agenzie cattoliche – da “Avvenire” ad “Asia News” – hanno dedicato grande spazio al ventesimo anniversario della strage.

È troppo facile indovinare che il silenzio de “L’Osservatore Romano” è un prezzo pagato alla Realpolitik. La volontà dei diplomatici vaticani è di non irritare in alcun modo le autorità cinesi, in cambio di un trattamento più mite della Chiesa cattolica in quel paese.

Ma basta scorrere i dettagliati servizi dedicati a Tienanmen e alla Cina da “Asia News“, l’agenzia on line diretta da padre Bernardo Cervellera del Pontificio Istituto Missioni Estere, per ricavarne che questo trattamento più mite non c’è. Anzi, la fase attuale è di particolare recrudescenza della repressione.

In Vaticano la Cina manda a suonare le sue orchestre. Ma neppure consente ai vescovi cinesi di recarsi a Roma per un sinodo.

I dilemmi che tormentavano l’Ostpolitik vaticana di un tempo si riproducono oggi con la Cina. Il cardinale Joseph Zen Zekiun è il più autorevole dei critici. A suo giudizio, il prezzo che la diplomazia vaticana paga è troppo alto, in cambio di ciò che ottiene. Dai silenzi il regime cinese non è frenato, ma incoraggiato a stringere ancor più la morsa.

 

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