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Vogliamo che Israele si estingua sotto la minaccia atomica?

Stefano Magni - Ragionpolitica 23/5/2009

Spesso si tende a sottovalutare il pericolo esistenziale che corre Israele. In Europa si dà per scontato che lo Stato militarmente più potente del Medio Oriente continuerà a garantire la propria sopravvivenza. L'affanno della diplomazia occidentale consiste, semmai, nel contenerlo. Eppure, secondo una drammatica previsione (fatta dalla Cia, anche se mai pubblicata ufficialmente) lo Stato ebraico potrebbe estinguersi entro il 2020. Estinzione che verrebbe causata da un basso tasso di natalità e da una «emigrazione alla rovescia» degli ebrei israeliani verso i Paesi europei e l'America, a fronte, invece, di un altissimo tasso di natalità della popolazione arabo-israeliana e palestinese.

Esponenti di alto livello di Hamas hanno dichiarato esplicitamente che il continuo lancio di razzi contro Sderot e Ashkelon è parte di una strategia di logoramento volta a cacciare gli ebrei dalla loro terra. Tuttavia questo metodo terroristico sinora non ha scoraggiato gli ebrei di Israele: continuano ad abitare nelle loro case e a ricevere nuovi immigrati dai Paesi dell'ex Urss soprattutto, ma anche dagli Stati Uniti e dall'Europa. Tuttavia, una minaccia più grave come l'atomica iraniana potrebbe invertire il flusso. La possibilità di un'emigrazione massiccia causata dalla minaccia nucleare è il dato scioccante di un sondaggio commissionato dal Centro Studi iraniani dell'università di Tel Aviv i cui risultati sono stati pubblicati ieri.

Dal rilevamento risulta che ad aver più paura siano le donne, gli anziani e l'elettorato di sinistra: rispettivamente l'81%, l'89% e l'80% di essi teme fortemente lo scenario di un Iran nucleare che minaccia l'esistenza dello Stato ebraico. Questo timore è condiviso in modo appena leggermente inferiore da uomini, giovani ed elettori di destra: rispettivamente il 78%, il 61% e il 67%, ha paura della bomba islamica.

Quanto alla possibilità di abbandonare Israele alla notizia del primo test nucleare iraniano, questa opzione è presa seriamente in considerazione dal 23% della popolazione. Anche qui la percentuale cresce fra le donne (39%), più pronte a cambiar paese per salvare la vita propria e della famiglia. Per quanto riguarda la prospettiva a breve termine, l'85% pensa che l'Iran riesca a dotarsi di armi nucleari, il 57% è convinto che l'iniziativa diplomatica di Barack Obama sia destinata a fallire. Il 41% vorrebbe che Israele attaccasse l'Iran prima che sia troppo tardi.

«Queste percentuali sono tanto più preoccupanti quanto riflettono una paura non necessaria ed esagerata», dichiarava ieri al quotidiano Haaretz David Menashari, direttore del Centro. Il quale è leggermente più ottimista della media sulle intenzioni di Teheran, affermando che queste ultime siano: «Estremiste dal punto di vista religioso, ma politicamente pragmatiche». Perché: «(La leadership iraniana, ndr) capisce che un attacco con armi di distruzione di massa su Israele è un atto di follia che porterebbe alla distruzione dell'Iran stesso. Tristemente il sondaggio mostra quanto la minaccia di Teheran funzioni bene, anche senza avere l'atomica, perché migliaia di israeliani già vivono nel terrore e prendono in considerazione l'idea di abbandonare il Paese».

Se per Israele questi dati sono scoraggianti, per la comunità internazionale dovrebbero far suonare un campanello d'allarme. Vogliamo veramente che Israele, un pezzo di cultura europea in Medio Oriente, si estingua sotto la minaccia di un bombardamento atomico? Vogliamo veramente che l'unica democrazia mediorientale sparisca? Vogliamo regalare la più grande vittoria storica all'islamismo più radicale?

 

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