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Global warming, la Cina ci prova e anche il Wwf

Anna Bono - Ragionpolitica 22/5/2009

Si fa sempre più diffusa la convinzione che il global warming sia l'ultimo dei problemi di cui l'umanità si deve preoccupare al momento. 114 scienziati di varie nazionalità, alcuni dei quali Premi Nobel in materie scientifiche, hanno persino acquistato nel novembre 2008 una pagina del New York Times per pubblicare un manifesto indirizzato al neo eletto presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, intitolato «Con tutto il rispetto, Signor Presidente, non è vero», per sollecitarlo a rivedere le proprie politiche ambientali basate su modelli errati: non esiste nessun cambiamento climatico in atto - spiegava il manifesto - salvo le variazioni con cui da sempre l'uomo deve fare i conti e che comunque non dipendono da fattori antropici, vale a dire dalle attività umane, se non in misura praticamente irrilevante. Errata sarebbe anche, in ogni caso, la previsione di danni enormi provocati da un eventuale, persistente riscaldamento del pianeta perché i problemi derivanti dall'aumento delle temperature sarebbero compensati da vantaggi quali, ad esempio, una riduzione della mortalità dovuta al freddo e l'incremento della resa delle colture favorite dai climi caldi.

Tra sei mesi si vedrà se il Presidente Obama avrà recepito il messaggio dei 114 scienziati e si farà la conta dei capi di stato e di governo ancora convinti che la Terra si stia surriscaldando per colpa dell'uomo: a dicembre, infatti, si svolgerà a Copenhagen la conferenza internazionale sul clima nel corso della quale dovrebbe essere approvato un accordo globale in sostituzione del Protocollo di Kyoto in scadenza.

In vista di quell'evento, il 21 maggio la Cina, attraverso la propria Commissione Nazionale per lo sviluppo e le riforme, ha lanciato una proposta che non mancherà di entusiasmare gli ambientalisti ecocatastrofisti. Secondo Pechino, a Copenhagen i paesi industrializzati dovranno riconoscere «di avere la responsabilità storica di aver introdotto nell'atmosfera emissioni inquinanti senza freni», impegnarsi a modificare «radicalmente il loro stile di vita divenuto ormai insostenibile» e garantire «obiettivi quantificati per ridurre drasticamente le emissioni». In concreto, dovranno ridurre le emissioni di gas serra almeno del 40% rispetto ai livelli raggiunti nel 1990 e devolvere dallo 0,5 all'1% del loro Prodotto interno lordo alle altre nazioni per dotarle di nuove tecnologie, abbattendo inoltre gli ostacoli al loro trasferimento, aiutarle a ridurre a loro volta le emissioni inquinanti e in generale metterle in condizione di far fronte al global warming.

In totale sintonia con le proposte cinesi, anche il Wwf, in base ai risultati di uno studio presentato il 14 maggio alla prima Conferenza mondiale sullo stato degli oceani svoltasi a Manado, Isola di Sulawesi, Indonesia, chiede ai paesi ricchi la riduzione del 40% delle emissioni di anidride carbonica, sempre rispetto ai livelli del 1990. Ai 1.800 delegati convenuti a Manado da tutto il mondo, gli autori della ricerca commissionata dal Wwf hanno spiegato che, in caso contrario, le barriere coralline subiranno alterazioni che comprometteranno la sopravvivenza del 76% delle specie di coralli esistenti e del 35% delle specie di pesci che vivono nel sistema delle barriere coralline, privando dei mezzi di sussistenza oltre 100 milioni di persone.

La conferenza di Copenhagen in effetti potrebbe diventare la versione in chiave ambientalista di quella di Durban per i diritti umani: ovvero, un'occasione per attaccare i paesi industrializzati e il loro modello di civiltà intaccandone l'immagine agli occhi del mondo e tentando di imporre loro delle regole di comportamento che ne rallenterebbero lo sviluppo economico, avvantaggiando i paesi in via di sviluppo ed emergenti, prima fra tutte la Cina stessa, meno gravati da vincoli ambientali.

Per inciso, va detto che sarebbe davvero singolare assistere a una coalizione dei movimenti ecocatastrofisti con la Cina, che invece dovrebbe essere il primo bersaglio delle loro campagne in difesa della natura per i reati ambientali di cui è responsabile, di portata addirittura lanetaria se è vero che in California quasi un terzo dell'inquinamento atmosferico si deve alle emissioni cinesi. Il 70% dei fiumi e dei laghi in Cina sono inquinati da liquami dispersi senza trattamenti depuranti e da rifiuti industrali tanto che in molti casi le loro acque non possono essere usate neanche più per l'irrigazione. Le falde sotterranee del 90% delle città non forniscono più acqua potabile e oltre 300 milioni di agricoltori bevono acqua contaminata da fluoro, arsenico, solfato di sodio e altri elementi nocivi. Altrettanto contaminate risultano terre e aria e, senza drastiche misure di contenimento, il fenomeno è destinato ad aumentare esponenzialmente.

Commenti

1. 24-05-2009 21:17

Sono perfettamente d'accordo! Basta con la green mafia!

Scritto da Franco37

 

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