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Il socialismo del secolo XXI passa attraverso i libri

Maria Chiara Albanese - Ragionpolitica 22/5/2009

«O Dio, dammi nella vita una casa piena di libri ed un giardino con tanti limoni». K'ung-fu-tzu, 551 a.C. - 479 a.C. L'importanza della cultura e della conoscenza è un principio che risale ai tempi più remoti dell'umanità, quando ancora l'alfabetizzazione era un lusso e non un diritto. Non di meno, gli uomini «illuminati», come K'ung-fu-tzu, meglio conosciuto come Confucio, riconosceva nella cultura uno degli elementi che rendono un uomo realmente libero e ricco nella vita.

L'oscurantismo culturale appartiene solamente a quei tipi di sistemi politici o di altra natura che temono il confronto con l'esterno, e consci della loro debolezza momentanea o perenne, preferiscono innalzare delle barriere, fisiche o intellettuali, per «proteggere loro stessi». Tale riflessione filosofica, politica e pragmatica al medesimo tempo, nasce da una notizia di cronaca che poco risalto ha avuto nel nostro paese sulle pagine dei maggiori quotidiani nazionali. La notizia è la seguente: la censura culturale è attivata in Venezuela.

Il presidente Hugo Chávez ha dato avvio al suo Plan Revolucionario de Lectura, con il quale desidera riaffermare i valori portanti per il rafforzamento del concetto di «uomo nuovo e donna nuova», come base per la costruzione della patria socialista, distruggendo il simulacro del capitalismo e ricontestualizzando la storia, il tutto attraverso testi bibliografici (molti di produzione dello stesso presidente) che ridiano al paese la vera coscienza di sé e della storia. Un vero rinnovo, o cambio stagione, all'interno delle biblioteche pubbliche venezuelane, che hanno dovuto fare spazio ai nuovi tomi, suggeriti da parte del Ministero della Pubblica Istruzione venezuelana, con i quali i giovani e meno giovani cittadini dovranno raffrontarsi.

Il presidente Chávez ha sin dal suo primo mandato portato avanti, come una delle sue priorità dell'agenda politica, l'aumento dell'indice di alfabetizzazione del proprio popolo, soprattutto dei ragazzi di età compresa tra i 6 e i 15 anni. Tale obiettivo politico coincide con un trend generale che si registra in tutta l'America Latina, e che vede i governi latini impegnati su tal fronte, anche a seguito delle raccomandazioni delle Nazioni Unite, ed in particolare dell'agenzia Undp, United Nations Development Programme.

Ciò che desta l'attenzione non è la volontà (assolutamente legittima, anzi lodevole da parte del presidente Chávez) di diffondere l'alfabetizzazione e l'istruzione tra il suo popolo, bensì il desiderio di imporre ciò che si può sapere e ciò che va eliminato. Una sorta di lista nera o oscurantismo culturale posto in essere dal presidente Chávez. Perché anche i principali pensatori del socialismo del XX secolo (considerato che il c.d. socialismo del XXI secolo è una creazione politica del medesimo Chávez) hanno sempre sostenuto la libertà di coscienza. Laddove si ritenga un sistema o pensiero politico valido, e quindi che naturalmente la scelta dovrebbe propendere in tale direzione, il confronto con altri, e soprattutto la conoscenza non veicolata delle possibili alternative esistenti, non dovrebbe intimorire.

Tale azione politica si colloca in una più generale manovra del presidente Chávez di accentrare e controllare i maggiori poteri del paese. Dopo la riforma costituzionale e la nazionalizzazione di cinque imprese metallurgiche di capitale giapponese, messicano, europeo e australiano, che operano nella regione di Guayana, anche il controllo «delle menti» sembra essere un tassello fondamentale del puzzle di autoritarismo di Chávez. Infatti, oltre al controllo dei mezzi di comunicazione e la sottoposizione a processo dei suoi principali oppositori politici, tra cui Rosales che si è rifugiato in Perù, creando uno scontro diplomatico tra i due paese, ora il caudillo venezuelano ha deciso di «conquistare le menti» (ma non certo i cuori) dei suoi concittadini, attraverso un controllo più che ponderato di ciò che loro possono leggere ed ascoltare.

Il pensiero, però, è libero. Il nostro sguardo, quindi, si deve rivolgere alle nuove generazioni venezuelane, che hanno il sacro diritto ad accedere alle strutture educative, e allo stesso tempo il sacro diritto di scegliere cosa leggere. Dovere dello Stato è, quindi, garantire che tali diritti possano essere esercitati, senza filtri o «libri neri».

 

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