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Le tigri Tamil hanno deposto le armi

I guerriglieri rimasti in una piccola porzione nel nord del Paese hanno smesso di combattere

«CI ARRENDIAMO PER INTERROMPERE LA STRAGE DI CIVILI»

Corriere 17/5/2009

COLOMBO (SRI LANKA) - Le Tigri Tamil hanno deposto le armi. Dopo settimane di intensi combattimenti e a pochi giorni dall'offensiva finale, i guerriglieri rimasti in una piccola porzione del territorio un tempo sotto il loro controllo nel nord del Paese hanno smesso di combattere. «È stato deciso di far tacere le armi» si legge in una nota pubblicata sul sito Tamilnet.

STRAGE DI CIVILI - Pathmanathan, ritenuto un moderato all'interno del movimento Tamil, ha denunciato un atteggiamento debole del mondo nei confronti dei civili: «Nonostante la nostra richiesta al mondo di salvare migliaia di persone a Vanni dalla morte - scrive Pathmanathan - il silenzio della comunità internazionale ha solo incoraggiato l'esercito dello Sri Lanka a continuare la guerra fino alla sua amara fine. Nelle ultime 24 ore, oltre 3 mila civili giacciono morti sulle strade mentre 25. mila sono feriti gravemente senza aiuti medici». «Consci di questo - dichiara Pathmanathan - abbiamo già annunciato al mondo la nostra posizione di mettere a tacere le nostre armi per salvare il nostro popolo». Messa in sicurezza la popolazione civile che era rimasta intrappolata nella zona di guerra, il governo cingalese ha detto che non c'è alcuna ragione per fermare la battaglia contro i ribelli. La conferenza stampa in tv del presidente Mahinda Rajapaksa, rientrato in anticipo dalla Giordania per celebrare «una nazione libera dal terrorismo», è stata fissata per domani mattina dal palazzo del parlamento. C'è attesa per il previsto annuncio che la guerra è finita e la gente è già scesa in piazza per festeggiare.

UNA LOTTA DURATA 37 ANNI - I ribelli Tamil erano in lotta da 37 anni di guerra contro il governo di Colombo per l’autonomia della zona nord-orientale dell’isola. L’esercito cingalese aveva riconquistato sabato il controllo dell’intera zona costiera dell’isola, per la prima volta da decenni, costringendo in soli tre chilometri quadrati gli ultimi ribelli. I combattimenti sono andati avanti per tutta la giornata, con l’uccisione di 70 ribelli. Domenica mattina, il portavoce militare ha annunciato la liberazione negli ultimi tre giorni di 50 mila civili rimasti «ostaggio» dei ribelli, e poche ore dopo è arrivata la resa : «Questa battaglia si è conclusa in modo amaro. Non ci resta che una sola scelta di fronte a un nemico che ha ucciso il nostro popolo: abbiamo deciso di fare tacere le nostre armi. Ci rammarichiamo semplicemente per le vite che sono andate perdute». Commentando la resa dei ribelli, il portavoce delle forze armate, generale Udaya Nanayakkara, ha detto che le tigri avevano «di fatto perso da molto tempo, ma non lo ammettevano». «Si battevano per un Eelam (Stato tamil indipendente) che non avrebbero mai potuto ottenere», ha aggiunto.

LA STORIA - Il movimento di guerriglieri più temuto al mondo venne fondato nel 1972 dal suo leader Velupillai Prabhakaran, introvabile da 18 mesi, con l’obiettivo di creare uno Stato autonomo nel nord-est a maggioranza tamil. Nel 2006, i ribelli erano giunti a controllare un terzo dei 65 mila chilometri quadrati dell’isola, contro i pochi metri quadrati in cui sono costretti oggi, secondo il ministero della difesa. In 37 anni, il conflitto ha causato più di 70 mila morti. Secondo stime Onu, tra la fine di gennaio e la metà di aprile sono stati uccisi 6.500 civili nel nord-est del Paese. Per la brutalità della sua offensiva finale, Colombo è stata duramente criticata dai Paesi occidentali, ma ha potuto contare sul sostegno di Cina, Giappone e Russia. Domenica il primo ministro britannico Gordon Brown ha parlato di «conseguenze per le sue azioni» e il governo di Londra si è detto favorevole a un’indagine per crimini di guerra commessi sia dall’esercito che dai ribelli. Negli ultimi giorni, i ribelli hanno accusato i soldati di aver massacrato migliaia di civili, mentre il governo cingalese ha puntato il dito contro i tamil per aver usato i civili come scudi umani. Tuttavia, non è possibile verificare nessuna di queste affermazioni, perchè solo la Croce Rossa ha accesso all’area dei combattimenti. I 20 milioni di abitanti dell’isola sono al 74% cingalesi e al 12,5% tamil.

 

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