1
Il Catechismo chiude le frontiere aperte

Parole sante

Andrea Morigi - Libero 14 maggio 2009

Anche se è trascorso il periodo delle prime comunioni e delle cresime, e a dottrina non ci va più nessuno, un ripasso della fede cristiana non può far male. A scorrere il Catechismo della Chiesa cattolica si scoprono testi che, non virgolettati o attribuiti a un esponente di governo, farebbero gridare allo scandalo il Consiglio d’Europa o l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.
    C’è il n. 2241, in tema di immigrazione, che sebbene sia stato pubblicato nel 1992 pare scritto apposta per respingere i barconi di clandestini: «Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono».
    Fin qui, sarebbe d’accordo persino monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, magari mettendo tra parentesi quel «nella misura del possibile». È il seguito a presentarsi come più problematico.
    E infatti non compare nella lettera che lunedì dodici parlamentari cattolici dell’opposizione hanno indirizzato ai loro colleghi per richiamare loro l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa. Parlano di «speranza» e «solidarietà», ma non ricordano nemmeno un brano della parte di Catechismo che recita: «Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri».
    Dunque, c’è una regola universale e valida per tutti, ma la responsabilità di studiare i mezzi legislativi adeguati e proporzionati, per regolare i flussi migratori e tutelare la comunità anche da fenomeni di criminalità che possono approfittare dei flussi migratori stessi, rientra nella sfera di competenza dei laici.
    Questione di fede. O accetti tutto il magistero della Chiesa o sennò pratichi una religione fai-da-te, nominando vescovi gli onorevoli Baio, Binetti, Bobba, Calgaro, Cerutti, Garavaglia, Pezzotta, Santolini, Sarubbi, Volontè, Di Pasquale e Mosella, firmatari della lettera in questione. Certo, vige la distinzione tra la Chiesa e lo Stato, diversamente da quei Paesi in cui vige la sharia islamica, che è anche una fonte normativa.
    E proprio per rispetto dell’autonomia della società civile e della sfera politica la Chiesa riconosce – e non potrebbe fare altrimenti – che le autorità delle Nazioni hanno il diritto e il dovere di limitare il numero delle nuove entrate in vista del bene comune e non si immischia nel compito “loro proprio” di valutare le capacità concrete di accoglienza e di integrazione della Nazione.

 

Indietro