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Pur di salvare Fidèl, Gianni Minà butta giù dalla torre Yoani Sanchez

Fedeli alla linea

Maurizio Stefanini - l'Occidentale 12 maggio 2009

Dopo averla a lungo ignorata, Gianni Minà attacca la blogger oppositrice cubana Yoani Sánchez; quasi subito arriva da Cuba la notizia che il regime ha stretto ulteriormente i freni sulle già scarse possibilità che i cubani hanno di accedere a Internet in modo indipendente.

"Generazione Y", si chiama il blog, che conta su 1,2 milioni di visitatori ogni mese, e che da maggio ha anche una versione in italiano. “Generazione Y è un blog ispirato da gente come me, con nomi che iniziano con- o contengono una 'y'. Nati nella Cuba degli anni '70 e '80, marcati dalle scuole al campo, le bamboline russe, le uscite illegali e la frustrazione. Così che invito specialmente Yanisleidi, Yoandri, Yusimí, Yuniesky e altri che trascinano le proprie y a che mi leggano e mi scrivano”, spiega la 34enne Yoani Sánchez: madre di un figlio 14enne; a 20 anni laureata in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea con una tesi sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica; a 25 impiegata presso la ufficiale Editorial Gente Nueva;  a 27 emigrata in Svizzera, secondo una scelta ormai comune a molti che non ce la fanno più a vivere sotto il regime castrista; ma a 29 tornata in patria con la scelta esplicita, e molto meno consueta, di fare opposizione a partire da Internet. Strumento di cui ha constatato l’efficacia proprio in Europa.

Per la verità, a Cuba solo dipendenti pubblici, accademici e ricercatori possono avere connessioni a Internet; non più del 2 per cento della popolazione, e per di più con firewalls che limitano drasticamente l’accesso a siti stranieri. I cittadini comuni possono aprire indirizzi e-mail presso molti uffici postali, ma non hanno accesso diretto alla Rete.

Quando però nel 2007 Yoani Sánchez inizia il suo blog in molti aggirano il divieto grazie ai punti Internet che stanno negli hotel, e in più la filologa è anche divenuta una hacker con un’abilità diabolica nell’aggirare i dispositivi della censura elettronica. Il successo è dunque strepitoso e in Spagna la danno un Premio Ortega y Gasset che peraltro lei non è autorizzata a venire a ritirare. “Ortega y Gasset era un reazionario”, brontola Fidel. E neanche le permettono di recarsi in Italia per la presentazione di Cuba Libre-Scrivere e vivere all’Avana, il libro uscito ad aprile per Rizzoli, in cui lei come nel suo blog racconta la difficoltà di vivere nella Cuba di oggi. I problemi per fare la spesa; la fame cronica; l'arte di ripararsi gli elettrodomestici guasti; la lotta per leggere le vere notizie tra le righe del giornale di partito; la paura del ricovero in ospedale dove manca anche il necessario per sterilizzare; la convivenza forzata con la propaganda che si insinua nei media, nelle piazze e nelle scuole; il panico quando arrivano le convocazioni della polizia; la preoccupazione per gli amici in carcere; la nostalgia per i tanti che sono fuggiti; la delusione per tutti quelli che hanno smesso di credere al futuro.

“Ci sono giovani cubani appositamente incaricati di minare il sistema”, è la frase di Fidel citata con ironia nella copertina. Senza la minima ironia, è anche quel che ripete il solito Gianni Minà, quando il successo strepitoso del libro lo porta in testa alla classifiche di vendita librarie, nella categoria non-fiction di autori stranieri. Dopo averla appunto ignorata per due anni, prende come pretesto  la lettera di un frequentatore del suo blog per dire che non è vero che il lavoro di Yoani Sanchez, “la bloggera che sfida Castro”, sia scevro da ideologie o interessi politici. Come se poi fosse un delitto avere idee o interessi, e non sia piuttosto riprovevole il negare agli altri il diritto di averli; o, peggio ancora, sostenere chi li nega, da un Paese dove invece sono riconosciuti. La tesi, comunque, è che se Yoani scrive e viene tradotta nel nostro Paese è perché c’è dietro qualcuno che complotta contro Fidel. Insomma, la solita Cia, che userebbe la blogger, sarebbe addirittura parte di una vera e propria “strategia della tensione” cui si sarebbe prestata perfino l’Unità: anch’essa bacchettata per aver dato attenzione alla filologa hacker.

È dunque possibile che chi in Italia si dà da fare su Cuba sia sempre pagato da interessi inconfessabili per capire i quali bisogna vedere lo scenario di quanto accade nell’isola e nei suoi dintorni? Noi crediamo di no; ma proviamo ad assumere che sia vero.

Dunque, Minà ha fatto la sua sparata. E subito dopo, è arrivata la notizia che da qualche settimana gli hotel cubani non permettono più ai cittadini di accedere ai punti Internet per stranieri. Non c’è stata una comunicazione ufficiale in proposito: ma la nuova normativa è stata comunicata dall’ente telefonico Ectesa (che ha una partecipazione di Telecom Italia…) a tutti gli operatori alberghieri, e sperimentata sulla loro pelle dagli stessi blogger.  Lo stesso Reinaldo Escobar, il marito di Yoani, si è visto respingere dall’Hotel Meliá Cohiba. “Il governo non avrebbe mai pensato che la blogosfera avrebbe potuto utilizzare Internet nel modo in cui si è fatto a Cuba”, ha spiegato. “Pensavano che i costi sarebbero stati proibitivi, per i pochi che potevano usarla”: 5 dollari per ogni mezz’ora e 10 per un’ora, tariffe degli hotel, quando il salario medio della maggior parte dei cubani non oltrepassa i 20 dollari al mese. “Ma un gruppo di cubani” sta utilizzando Internet per esprimere le proprie opinioni, per il che ora il governo sta reagendo”. Escobar dice pure che il governo vuole costringere i blogger a utilizzare i servizi gratuiti di Internet offerti dalla Sezione di Interessi Usa o da altre ambasciate, in modo da poterli poi qualificare di “mercenari dello straniero”. 

Guarda caso, proprio quello che ripete Minà.

Commenti
vito de frenza* 13/05/09 16:50 ... vi prego di andare a
... vi prego di andare a farvi un giro sul blog di minà.... farneticazioni a parte, secondo me è paradigmatico il fatto che nessuno possa postare commenti.... ipse dixit, e naturalmente, comunisticamente, proletariamente, cubaliberamente, nessuno può replicare.... viva la gloriosa rivoluzione cubana!

 

Marco* 13/05/09 13:44 Purtroppo persone squallide
Purtroppo persone squallide come come Minà, col paraocchi rosso, ce ne sono ancora moltissime ! Se non fosse che di mezzo ci sono i diritti umani, sarebbe da mettersi a ridere... Minà vuol far passare Fidel per il buon nonnino dei cubani.. hahaha! C'è il detto "chi non ha testa ha gambe", ma quelle di Minà sono pure corte... Sarà per via delle balle che propina in giro ?

 

vanni* 12/05/09 09:43 Yoani a libro paga
Non ho mai capito perché Gianni Minà stia sdraiato dalla parte di Fidel Castro: certo va riconosciuto che è spesso a Cuba, e che deve avere informazioni molto molto molto di prima mano e attendibili, non come tanti di noi che parlano per sentito dire (un po' come Giulietto Chiesa che di quello che succedeva in CCCP sapeva tutto di prima mano e lo comunicava con indiscussa affidabilità). Comunque se servono per parlare della prezzolata Yoani Sanchez e del suo propagandistico blog al soldo della reazione in agguato e che ha il solo scopo di minare il fulgido sistema castrante di Cuba, queste chiacchiere sono veramente indegne e da zittire. Minà e Fidel marciano insieme diritti allo scopo.

 

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