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L'errore della Chiesa con i clandestini

I mali del buonismo

Magdi Cristiano Allam - Libero 10/5/2009
Io sto sempre e comunque dalla parte dell’Italia e degli italiani. Se il ministro dell’Interno Roberto Maroni difende l’interesse dell’Italia e degli italiani prevenendo l’ingresso illegale dei clandestini, io plaudo a Maroni. Se il suo collega della Lega Nord Matteo Salvini lancia la provocazione dei vagoni del metrò di Milano riservati alle donne e ai milanesi, comprendo l’esistenza dell’emergenza sicurezza e lo ringrazio per averci sollecitati ad occuparcene seriamente, ma dissento dalla sua scelta proprio perché corrisponderebbe alla rinuncia del primato dei nostri valori non negoziabili e alla sconfitta della nostra civiltà dentro casa nostra.
    Detto ciò denuncio il polverone mediatico fatto di menzogne, sciocchezze, livore ideologico, autolesionismo da parte dei politici e dei religiosi che accusano l’Italia e gli italiani di essere razzisti, fascisti, incivili e disumani solo perché lo Stato interviene in modo conforme alle nostre leggi e al diritto internazionale per tutelare la sovranità nazionale e garantire il bene comune e l’interesse generale.
    Quanta ipocrisia, come rileva lo stesso Piero Fassino, in coloro che si scandalizzano e si infervorano quando ad agire è il governo di centro-destra guidato da Berlusconi, mentre erano silenti se non consenzienti quando a fare le stesse identiche cose era il governo di centro-sinistra guidato da Romano Prodi. Ma quanta ipocrisia anche da parte di coloro che mostravano i muscoli con i clandestini quando, dai banchi dell’opposizione, avevano interesse a strumentalizzare la paura diffusa tra la gente per raccogliere un facile consenso da monetizzare in voti per crescere elettoralmente, mentre ora che si sono accreditati in seno ai vertici delle istituzioni scoprono il fascino del politicamente corretto e del garantismo a tutti i costi pur di continuare la loro scalata al potere.
 
Catto-islamo-comunisti
    A questo punto da politicamente scorretto denuncio la temibile e deleteria armata che mette insieme la sinistra ideologicamente irrecuperabile e politicamente spregiudicata; i catto-islamo-comunisti che tradiscono la fede in Cristo e si prostrano al dio del relativismo religioso, del buonismo e dell’islamicamente corretto; i nostalgici del fascismo che pur di far perdere le tracce del loro passato si schierano in prima linea nel diffondere la cultura del dubbio e della negazione della verità, dell’universalismo dei diritti che fa passare in secondo piano la sicurezza e la sovranità nazionale; i laicisti inveterati che nel nome della ragione negano l’uso della ragione per mistificare la realtà, vietandoci di entrare nel merito dei contenuti perché secondo loro bisogna comunque considerare pari tutto e il contrario di tutto. È questo insieme ibrido che, ogni qualvolta si tenta di introdurre un cambiamento di fondo nel nostro modo di rapportarci con i problemi reali della gente, si oppone in modo strenuo nel nome di ragioni estremamente diverse, persino contrapposte, ma che si saldano nel comune pregiudizio nei confronti di un atteggiamento che coincide con il bene comune e l’interesse generale.
    In questo contesto mi preoccupa in modo particolare la desolante realtà dei cristiani e della Chiesa cattolica. Mi domando se l’automatismo con cui le Acli, la Caritas, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione Migrantes, il Centro Astalli, l’Ufficio per la pastorale degli immigrati della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) si schierano in difesa degli immigrati, a prescindere se siano regolari, irregolari o clandestini, tenga conto della necessità di sicurezza degli italiani, del diritto-dovere dello Stato di tutelare la propria sovranità e di far rispettare le proprie leggi, oppure se si limiti a calare dall’alto una discutibile interpretazione dell’esortazione di Gesù “ama il prossimo tuo come ami te stesso”, laddove l’amore per il prossimo è bilanciato dall’amore per se stessi, nella consapevolezza che solo se ci si ama, se si è colmi d’amore si può amare ed elargire amore per il prossimo.
 
Diritti e stato di diritto
    Mi preoccupa assai la sortita di monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli itineranti, che accusa le leggi italiane di “criminalizzare gli emigranti irregolari”, per poi essere sconfessato dalla Santa Sede. In una democrazia sana avrebbe dovuto rassegnare immediatamente le dimissioni.
    Così come mi preoccupa l’uscita dell’Associazione dei Funzionari di Polizia che, tramite il segretario Enzo Marco Letizia, che contestano l’operato del ministro dell’Interno da cui dipendono e a cui sarebbero tenuti all’obbedienza, individuando un quanto mai discutibile parallelo tra i clandestini che arrivano via mare con gli esuli politici italiani in fuga dal fascismo tra il 1939 e il 1945.
    In uno stato di diritto dovrebbe essere lapalissiano che la violazione della legge è un reato che deve essere sanzionato. Eppure oggi ci scontriamo sul fatto che la violazione della frontiera nazionale, ovvero l’ingresso clandestino in Italia, debba essere considerato reato. E siamo a tal punto precipitati in questa deriva mistificatoria della realtà e negazionista dello stato di diritto, da costringerci a dover scegliere tra il far rispettare la legge sanzionando il reato di ingresso clandestino e l’accondiscendere alle istanze dei clandestini in materia di sanità e di istruzione. È del tutto evidente che solo un mostro di disumanità potrebbe negare il diritto di una persona ad essere curato o il diritto di un bambino a studiare. Ma è mai possibile che l’unica scelta che abbiamo per manifestare la nostra umanità coincida con l’abbandono del primato delle nostre leggi?
    Io non mi rassegno a questi diktat ideologici. Tutti noi dobbiamo batterci affinché in Italia e in Europa prevalga lo stato di diritto, diciamo “no” al buonismo e “sì” al bene comune, che significa diritti e doveri per tutti, libertà e regole rispettate da tutti. Non vogliamo discriminare nessun immigrato ma neppure essere noi ad autodiscriminarci. Chiediamo agli altri di fare né più né meno ciò che noi facciamo. E facciamo in fretta perché a furia di rincorrere ed assecondare l’arbitrio dei clandestini finiremo per perdere il consenso degli italiani e per danneggiare anche la stragrande maggioranza degli immigrati che vivono legalmente nel nostro Paese.

 

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