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Per Obama ora l'America è più sicura ma Bush non aveva sbagliato
Torture e speranze

William Kristol - l'Occidentale 21/4/2009

Non è stata propriamente una sorpresa che il presidente Obama si sia chiuso dentro il suo dipartimento della Giustizia assieme a una schiera di legali di sinistra per poi rilasciare, passando sopra alle obiezioni dei circoli dell’Intelligence, quattro memorandum targati “Office of Legal Counsel” in cui si conclude che certe tecniche d’interrogatorio usate negli ultimi anni da funzionari della Cia su certi terroristi appartenenti ad al Qaeda erano legali. Né è stata una sorpresa che la dichiarazione presidenziale emessa dalla Casa Bianca fosse un mix tra una compiaciuta rivendicazione di una condotta corretta e argomentazioni difensive per niente ingenue.

Quel che è ancor più interessante è la parallela dichiarazione rilasciata dal direttore del National Intelligence, Dennis Blair, che cercava di giustificare la decisione di Obama – o perlomeno di collocarla “in prospettiva”. La prospettiva, il contesto, è che nei mesi dopo l’11 settembre “non avevamo una conoscenza chiara del nemico che stavamo affrontando, e ogni nostro sforzo era indirizzato nella prevenzione di ulteriori attacchi capaci di provocare la morte di altri americani. E’ stato durante quei mesi che la Cia si trovò impegnata a ottenere informazioni vitali dai capi di al Qaeda fatti prigionieri, e richiese il permesso di usare metodi d’interrogatorio duri. I memorandum OLC rendono chiaro che il vertice legale dell’amministrazione reputò legale usare quei metodi”.

Continua Blair: “Questi metodi, descritti in una soleggiata, splendida – e sicura – giornata dell’aprile 2009, appaiono inquietanti. Come chiarito dal Presidente, e come dichiarato tanto da me che dal direttore della Cia Panetta, non useremo più questi metodi in futuro. Ma dobbiamo assolutamente difendere coloro che dipendono da quei memorandum e da quelle direttive”.

Dunque: una volta eravamo in pericolo, adesso viviamo “in una splendida, soleggiata e sicura giornata dell’aprile 2009”. Adesso, nell’aprile 2009, il direttore scelto da Obama per il National Intelligence sembra dire: siamo al sicuro. Bella notizia, se vera. E costituirebbe un sorprendente omaggio agli sforzi compiuti dalla precedente amministrazione nella lotta al terrorismo – sforzi che per anni i democratici hanno sostenuto renderci meno sicuri. Apparentemente, le vecchie politiche hanno funzionato. Il pericolo di al Qaeda è passato. Adesso possiamo permetterci il lusso della “riflessione” – come affermato dal presidente Obama nella sua dichiarazione – il lusso di discutere e biasimare quello che abbiamo fatto nei giorni difficili in cui c’era una guerra. Dopo tutto, “siamo passati attraverso un capitolo oscuro e penoso della nostra storia”.

Lasciamo perdere quanto oscuro e penoso sia stato questo capitolo. Il problema è: davvero è chiuso? E’ davvero terminato il capitolo in cui dovevamo concentrarci sulla prevenzione di ulteriori attacchi? Non c’è ancora in corso una guerra contro i jihadisti?

Ovviamente, Blair e altri alti funzionari dell’amministrazione Obama hanno suggerito in altre sedi che il terrorismo resta un pericolo reale, e anche incombente. Altrimenti, perché mantenere il programma di sorveglianza ereditato dall’era Bush? Perché mandare altre truppe in Afghanistan, e schierare altri Predator d’attacco in Pakistan?

Ma allora, possiamo permetterci l’atteggiamento da “oscuro e penoso capitolo” di Obama, esemplificato dalle sue ineccepibili tecniche d’interrogatorio per il presente e per il futuro, e dal suo tornare a biasimare su quel che si è fatto in passato? Possiamo permetterci un direttore dei servizi segreti che cerca di giustificare il suo capo raccontandoci che stiamo al sicuro?
Siamo in guerra, o no?

William Kristol è fondatore ed editore del The Weekly Standard

Traduzione di Enrico De Simone

 

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