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Il sangue dell'ultimo agnello

Anna Bono - Ragionpolitica 8/4/2009

I giorni che la liturgia cristiana dedica alla Passione di Gesù dovrebbero costituire occasione per riflettere sulla straordinaria specificità di una religione che non richiede più all'uomo sacrifici di sangue. A maggior ragione vale la pena di soffermarsi su questo aspetto del cristianesimo poiché, appena pochi giorni or sono, Papa Benedetto XVI, durante il suo viaggio in Africa, ha lanciato un appello contro le credenze che in quel continente e altrove nel mondo inducono tuttora una parte dell'umanità a ricorrere alla stregoneria: un appello di importanza estrema che invece, insieme alle esortazioni al buon governo e a smettere l'onnipresente pratica della corruzione rivolte dal Pontefice ai governanti africani e a quelle indirizzate alla popolazione affinché abbandoni le istituzioni tribali che violano fondamentali diritti umani, è stato quasi del tutto ignorato, mentre l'attenzione dei mass media e dell'opinione pubblica internazionale era interamente rivolta alle parole pronunciate dal Papa a proposito dell'Aids, in favore di un processo di umanizzazione della sessualità.

La stregoneria «lacera la società» - ha detto Benedetto XVI parlando a Luanda, Angola - «tanti vivono nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini e anziani perché, dicono, sono stregoni». Per la pioggia e per il buon raccolto, per placare la collera degli spiriti degli antenati e di Dio, quando si infrangono le regole, per distogliere da sé l'attenzione maligna di entità soprannaturali malevole e rivolgerla contro qualcun altro, per purificare se stessi e la propria comunità dopo aver trasgredito, per rendere efficaci filtri, pozioni, sortilegi e malefici, a proprio vantaggio e a danno altrui, e per neutralizzare l'effetto su di sé di quelli preparati dai propri nemici: per questi e per altri motivi ancora, ogni giorno in Africa si uccidono ritualmente degli animali e, quel che è peggio, si sacrifica la vita di uomini, donne e bambini.

Benedetto XVI non ha esitato a ricordarlo, e con particolare costernazione, portando la buona novella della fede in un Dio che finalmente non reclama sacrifici. Dopo la passione di Cristo, nemmeno la più infima delle creature, neppure un insetto, ha più dovuto essere ucciso per restituire a un credente il favore divino: questa è l'assicurazione cristiana il cui immenso valore forse può essere apprezzato soltanto da chi ha esperienza di situazioni in cui nessuno può ancora considerarsi salvo dal pericolo di perdere la vita, immolato: tanto più se si è «diversi», per condizioni di nascita, aspetto fisico o per qualsiasi altra difformità rispetto alla norma.

Non c'è bambino in Africa, soprattutto se orfano o abbandonato dai genitori, che sia al sicuro dal rischio di essere ucciso perché ritenuto uno stregone oppure per asportarne gli organi indispensabili a un rito o a una formula magica. È una vera e propria strage degli innocenti - sono centinaia nella sola Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, quelli torturati e giustiziati ogni anno - che soltanto qualche volta attira l'interesse dei mass media e quasi mai quello delle autorità e delle forze di sicurezza, di solito restie ad attivarsi e in compenso pronte a sospendere le indagini appena possibile.

Tra i «diversi» più perseguitati figurano gli albini: venduti dai congiunti per migliaia di dollari oppure rapiti su incarico di guaritori tradizionali, a causa delle proprietà speciali attribuite ai loro organi, soprattutto in Tanzania, paese in cui tale è la richiesta, per realizzare pozioni potenti contro le malattie e per assicurare il successo economico, da indurre a una sorta di caccia all'albino anche in paesi vicini quali Kenya, Burundi e Repubblica Democratica del Congo.

 

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