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Dalla Cina alla Striscia il viaggio dei razzi (attraverso l'Africa)

Via mare. Il percorso alternativo parte sempre da Teheran ma arriva ai palestinesi attraverso imbarcazioni

Guido Olimpio - Corriere 27/3/2009

WASHINGTON - Hamas conta, da tempo, su un «dipartimento armi» all'estero, incaricato di agevolare l'afflusso di materiale verso Gaza. L'ufficio principale, protetto da riserbo e complicità, si troverebbe a Damasco. Diversi funzionari palestinesi - secondo fonti americane - mantengono i rapporti con i pasdaran iraniani, grandi armieri del movimento, e i trafficanti. Il secondo punto d'appoggio è in Sudan. Il terzo nel Sinai. Una filiera che ha permesso ad Hamas di dotarsi di strumenti che non cambiano l'andamento del conflitto ma servono ad alimentare la resistenza.

Uno studio statunitense ha rivelato che nel periodo Settembre 2005-Dicembre 2008 i palestinesi hanno ricevuto: 250 tonnellate di esplosivo; 80 tonnellate di fertilizzante utilizzabile per gli ordigni; 4000 razzi anti-carro del tipo Rpg; 1800 razzi. Un quantitativo poi ampliato con l'acquisizione di missili più moderni: di fabbricazione cinese, sono arrivati smontati, quindi sono stati ricomposti dai «tecnici».

L'intelligence ha anche ricostruito le rotte delle armi. La più importante è quella africana. Il punto di partenza è quasi sempre l'Iran, anche se non è escluso che alcune «partite» siano state acquistate da mercanti somali e yemeniti. Il terminale è il territorio egiziano del Sinai, la porta per Gaza. I due punti sono collegati da una serie di percorsi che cambiano a seconda delle esigenze.

Gli 007 hanno individuato passaggi in Eritrea, Etiopia, Somalia, Sud Africa, Yemen e, ovviamente, Sudan. In Egitto, invece, i palestinesi si affidano ai tradizionali partner: i beduini, che sono in grado di far arrivare qualsiasi cosa, mantengono depositi nel Sinai, sono legati alla mafia dei tunnel che raggiungono Gaza. In qualche occasione entrano nel «giro» alcuni estremisti egiziani. Gli stessi che animano piccole cellule con grandi ambizioni, ma capacità ridotte.

L'altro fronte è quello marittimo. Israeliani e americani sono sicuri che l'Iran stia utilizzando dei mercantili per trasferire armi dirette ad Hamas ed Hezbollah. Una di queste navi è stata bloccata a Cipro e il suo carico confiscato.

Per scoprire le forniture serve un lungo lavoro di ricognizione - satelliti, aerei, unità navali - sommato all'attività delle spie. Uomini che indicano la partenza di un cargo e il passaggio dei camion. Poi l'iniziativa passa a forze speciali o caccia che interrompendo la pipeline indeboliscono Hamas e «avvertono» Teheran di non giocare con il fuoco.

 

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