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La dipendenza europea dalla Russia può indebolire l'Alleanza Atlantica

di Emiliano Stornelli - l'Occidentale 14/3/2009

Obama l’ha detto chiaramente fin dall’inizio del suo mandato alla Casa Bianca: la dipendenza americana da fonti energetiche straniere rappresenta "un pericolo urgente per la nostra sicurezza economica e nazionale". Già Bush si era posto il problema dell’uso politico dell’energia, dopo che l’11 settembre aveva messo fortemente in discussione i rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita, e che Hugo Chavez s’impadronisse del governo in Venezuela. Il potere di ricatto dei fornitori ha infatti la capacità di condizionare negativamente le scelte e le strategie di politica estera dei paesi dipendenti, con pesanti ricadute nei rapporti di forza e sugli equilibri internazionali. L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di garantire la propria sicurezza energetica, rendendosi gradualmente sempre più autonomi dai fornitori considerati inaffidabili attraverso una maggiore diversificazione delle fonti.

Gli europei condividono la stessa problematica. La recente disputa sul gas tra Russia e Ucraina, mettendo a rischio gli approvvigionamenti destinati ai paesi membri dell’UE, ha messo in luce tutta la vulnerabilità della sicurezza energetica del vecchio continente rispetto agli umori del Cremlino. Vulnerabilità che ha già avuto ripercussioni sui rapporti transatlantici. Nel corso della crisi nel Caucaso dell’agosto 2008, i vari distinguo dei paesi europei che più dipendono da Gazprom hanno minato la coesione dell’Alleanza Atlantica sulla posizione da assumere nei confronti dell’azione militare russa in Georgia. Anche le virate improvvise sul sistema di difesa dalle minacce missilistiche, non in sintonia con le decisioni prese precedentemente in ambito NATO, derivano dal timore che l’Orso russo possa chiudere i rubinetti del gas in gesto di ritorsione. Con la minaccia potenziale dell’uso politico della leva energetica, Mosca ha così dimostrato di poter influenzare le decisioni dei paesi europei in una dimensione cruciale come la sicurezza.

Ciò preoccupa gli Stati Uniti, e non poco: la sicurezza euro-atlantica è una sicurezza condivisa, sia nei rischi che nelle responsabilità, e uno scollamento tra l’approccio dell’Europa e degli Stati Uniti nei rapporti con la Russia rischia di mettere a repentaglio, oltre alla sicurezza europea, anche quella nazionale americana. Gli Stati Uniti, pertanto, spingeranno affinché l’Europa indirizzi la sua politica energetica lungo i binari dell’indipendenza dai fornitori stranieri. La Commissione UE punta alla liberalizzazione dei mercati e ad una maggiore competizione, imponendo però ai paesi extracomunitari interessati al mercato europeo il rispetto delle stesse regole di liberalizzazione. In tal modo, l’Europa vedrebbe rafforzato il suo peso contrattuale e gli stati membri potrebbero beneficiare di un quadro di regole al cui interno sviluppare iniziative comuni. L’UE non può però sostituirsi ai singoli stati nazionali nell’adozione di politiche che ne garantiscano, al contempo, sicurezza e autonomia energetica. La decisione dell’Italia di riprendere la strada del nucleare è un passo che va nella giusta direzione della diversificazione delle fonti, per quanto spezzare il doppio filo che ci tiene legati alla Russia (ed alla Libia) sarà impresa difficile. Sull’affidabilità di Mosca come partner energetico italiano ed europeo pesano anche i mancati investimenti da parte di Gazprom nella modernizzazione delle infrastrutture, la crisi finanziaria e il calo del prezzo degli idrocarburi che incideranno sugli investimenti russi nel settore.

Che la sicurezza energetica sia divenuta una priorità nell’agenda transatlantica lo dimostra anche la discussione attorno al nuovo Concetto Strategico della NATO. Il Concetto attualmente in vigore, approvato a Washington nell’aprile del 1999, si limita ad includere la “possibile interruzione degli approvvigionamenti di risorse vitali” tra i “rischi” che costituiscono un pericolo per la sicurezza degli stati membri dell’Alleanza Atlantica. Si parla dunque di rischio e non di minaccia, mentre oggi c’è una maggiore consapevolezza della precarietà dei flussi di risorse vitali di fronte all’uso politico della leva energetica ed ai possibili attacchi terroristici alle infrastrutture critiche ed ai sistemi di trasporto dedicati all’energia. Per questo la NATO potrebbe assumere un ruolo più attivo, estendendo alla sicurezza energetica la copertura dell’Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico nel nuovo Concetto Strategico, che verrà approvato entro il 2010.

A Mosca non sarebbe gradita l’applicazione del principio della difesa collettiva alla sicurezza energetica. Se infatti Mosca dovesse danneggiare il regolare funzionamento di pipeline strategiche per l’Europa, e nella guerra dello scorso agosto contro la Georgia i raid aerei russi sono andati molto vicini dal colpire l’oloedotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, la NATO potrebbe decidere d’intervenire ancorché con risposte di natura non obbligatoriamente militare. In quest’ottica, la protezione della sicurezza energetica degli stati membri dell’Alleanza da parte dell’Articolo 5 avrebbe anche funzione di deterrente. Resta da scoprire quanto Europa e Stati Uniti saranno disposti ad irritare la Russia in una fase in cui ne ricercano i buoni uffici nel dossier nucleare iraniano e in Afghanistan.

 

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