1
 
Il relativismo spingerà l’Inghilterra al suicidio. Per fortuna ci sono i neocon
di Bernardino Ferrero - l'Occidentale 2/3/2009

Se un neocon americano è qualcuno convinto che lo sforzo bellico degli Usa non è mai abbastanza, un  inglese – ovvero un “brit-neocon” – di solito è d’accordo al cento per cento. Secondo il ministro-ombra della difesa inglese, il "tory" Liam Fox, nell’ultimo decennio l’esercito inglese si è indebolito per colpa dei tagli di Blair e Brown. Questa politica ha causato non poche sofferenze ai soldati di Sua Maestà in Iraq e Afghanistan. “Non è un’ipotesi – sottolinea Fox – è un fatto”.

I neocon inglesi credono che, primo, gli interessi della Gran Bretagna sono egregiamente serviti dall’attuale egemonia americana nel mondo; secondo, che bisogna lasciare la realpolitik nelle mani della sinistra, in cambio di una politica estera fondata su principi e valori etici; terzo, che vada superata la logica dell’interesse nazionale; quarto, che la rule of law può essere esportata ovunque; quinto, che le tasse vanno abbassate sempre anche quando c’è la crisi.

Una forza militare europea? Sarebbe solo il doppione di un esercito che c'è già e si chiama Nato. L’allargamento verso Polonia e Ungheria? Altrettanto inutile. I neocon londinesi sono anti-europeisti e non sopportano quelli che definiscono sprezzantemente “Michael Moore conservative”, cioè i  conservatori troppo morbidi che pensano di vincere le elezioni scimmiottando il blairismo, o peggio ancora opponendosi alla Guerra al Terrore. L'atlantismo non può essere messo in discussione, così come una stretta alleanza con lo stato di Israele –  che sta vivendo “una tragedia” lunga decenni. 

David Cameron, il candidato conservatore alla successione di Brown, favorito in molti sondaggi, ha parlato di "etica della politica" ed è stato giudicato un “interventista liberale” dai ricercatori dell’Henry Jackson Society di Cambridge. Forse è una definizione un po’ troppo esagerata per Cameron - che una volta ha detto esplicitamente "Io non sono un neoconservatore" - ma certamente non per Liam Fox che ha incontrato George W. Bush e il suo mago elettorale Karl Rove.

In un’intervista rilasciata di recente, Fox ha detto di temere l’evoluzione della crisi iraniana. Se Teheran riuscisse a dotarsi dell’arma atomica, “l’Iran non avrebbe bisogno di attaccare direttamente Israele, gli basterebbe passare qualche bomba sporca ai suoi scudieri di Hamas”. Se governassero quelli come Fox, gli inglesi non esiterebbero a intervenire contro questa minaccia. 

Sono politici ma anche intellettuali. Come Douglas Murray, un giovane commentatore che deve la sua celebrità al saggio Neoconservatism: why we need it, in cui indaga sul midollo della società occidentale. Murray scrive per il Sunday Times e il New York Sun ma è anche andato in onda sulla  BBC, su Sky e Fox. Dirige il think-tank "Centre for Social Cohesion".

Secondo Murray, il neoconservatorismo è "vitale in questo momento storico" e ciò che lo differenzia dal liberalismo moderno è l'idea che la forza possa essere usata per scopi positivi. Non solo, se viene usata in modo appropriato, la forza serve a rafforzare i valori liberal-democratici. Questa è la differenza sostanziale con i conservatori tradizionali, che mettono in conto l'uso della forza ma non si fidano di concetti come il "cambio di regime" o il "nation-building".

Murray non è solo un fiero avversario del jihadismo, ma anche del relativismo che alligna nelle giovani menti degli occidentali, un relativismo "disastroso" perché toglie il coraggio di difendere la propria nazione dalle minacce del futuro. "Negare l'ovvia supremazia dei valori liberal-democratici su quelli, mettiamo, dei Taliban - conclude Murray - non è una dimostrazione di generosità culturale, ma una prova di nichilismo". E questo nichilismo potrebbe rivelarsi un suicidio della società inglese.

 

Indietro