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Quando essere musulmano «progressista» non basta

di Ilaria Bifarini - Ragionpolitica 26/2/2009

Non è il copione di un film dell'orrore, ma quanto accaduto nel cosmopolita Stato di New York. L'uxoricida non è un serial killer né un fanatico estremista, ma il fondatore e conduttore dell'islamica USA Bridges Tv, definita la prima Tv via cavo in inglese destinata ai musulmani negli Stati Uniti. Lui, Muzzammil Hassan, l'aveva lanciata proprio con la moglie/vittima, Aassiya, con l'intento di bilanciare l'immagine negativa dell'Islam che era cresciuta in America dopo gli attentati dell'11 settembre. «Ogni giorno in televisione - aveva spiegato il marito ai tempi del lancio del progetto - siamo colpiti da una raffica di servizi in cui i musulmani sono dipinti come estremisti o terroristi, ma nessuno racconta le innumerevoli storie in cui i seguaci dell'Islam dimostrano tolleranza, progresso, diversità, spirito di servizio ed eccellenza. Noi vogliamo parlare di questo».

Ma la comunione di intenti e di ideali filantropici non è bastata a tenere saldo il connubio coniugale tra i due musulmani; i loro scontri erano stati così forti  da richiedere l'intervento della polizia nella casa della coppia per violenze domestiche. Recentemente c'erano state anche minacce di morte da parte del marito, tanto che Aassiya si era fatta coraggio e aveva chiesto il divorzio, denunciando un «trattamento crudele e inumano». Lo stesso giorno in cui aveva presentato la richiesta di divorzio, aveva ottenuto un ordine di protezione che vietava al marito di entrare nella casa di famiglia, ma proprio quella sera lui aveva spaccato una finestra e cercato di sfondare la porta prima dell' intervento della polizia.

Accecato dalla rabbia e dal disonore del divorzio, Hassad non ce l'ha fatta più e ha eseguito il macabro delitto: ha decapitato la propria consorte. Il corpo della 37enne musulmana è stato rinvenuto proprio negli studi della Bridges Tv e l'uomo ha subito confessato di essere l'autore dell'omicidio e di aver agito da solo. Il movente è chiaro e inequivocabile. Il «progressismo» di Hassad, che con la sua televisione si era fatto fautore di un Islam nuovo, moderno, lontano dagli estremismi e i fanatismi di molti musulmani, non è bastato a far accettare la richiesta di divorzio da parte della donna. L'Islam infatti «pone il divorzio tra le mani dell'uomo, perché egli è il capofamiglia e ha autorità sulla donna, ma anche perché l'uomo si lascia andare meno facilmente della donna ai sentimenti passeggeri e agli impulsi». La National Organization for Women, un gruppo femminista americano, ha denunciato la scarsa attenzione data all'omicidio, che a suo avviso rientra in «una cultura di subordinazione delle donne agli uomini», «una sorta di versione terroristica del delitto d'onore».

Questo caso, così eclatante per la sua paradossalità, non può non far riflettere l'America e il mondo intero sulla condizione del genere femminile nel mondo dell'Islam. Innumerevoli continuano ad essere le discriminazioni a cui sono soggette le donne nei paesi islamici: dalla minore libertà di spostamento alla minore libertà d'espressione, di parola, di saluto, di avanzare negli studi o nella carriera e di rivestire cariche o ruoli di responsabilità in ambito civile o religioso; quasi nessuna possibilità di partecipare alla vita politica o di venire elette; scarsa possibilità di decidere il proprio destino o quello dei propri figli. In un'espressione: la totale sottomissione all'uomo.

 

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