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Lo scarso impatto dell'uomo sul global warming

Di Franco Battaglia (*) - Zenit 12/2/2009

    ROMA - Faccio parte di un organismo internazionale, l’N-Ipcc (la N sta per “non-governativo”) che ha valutato la stessa letteratura scientifica a disposizione del più famoso Ipcc, (Intergovernmental Panel on Climate Change) ma è giunto a conclusioni opposte di quest’ultimo, e ha pubblicato il rapporto “La Natura, non l’Uomo, governa il clima” tradotto in 5 lingue, la versione italiana è pubblicata dall’editore 21mo Secolo (http://www.21mosecolo.it/).
    Il rapporto è stato inviato – assieme alla firma di oltre 650 scienziati da tutto il mondo – al Senato americano, per far ascoltare la voce del dissenso (o, visti i numeri, direi più correttamente, del consenso sul dissenso). Ciò che è importante, sul tema, è capire, perché con il riscaldamento globale l’uomo non c’entra. Vi sono una mezza dozzina di indizi, a nessuno dei quali nessuno ha fornito spiegazione, e che tutti insiemi fanno una schiacciante prova.
    1) Il pianeta è già stato più caldo di adesso: senza invocare tempi geologicamente lontani, lo è stato per molti secoli nel cosiddetto “periodo caldo olocenico” di 6000 anni fa, e per un paio di secoli nel “periodo caldo medievale” di 1000 anni fa. È spontaneo chiedersi se, per caso, ciò che rese caldo il pianeta allora, sia anche ciò che lo sta rendendo caldo ora.
    2) L’attuale riscaldamento è cominciato non nella seconda metà del XIX secolo, all’inizio dell’era industriale – come i rapporti dell’Ipcc (escluso l’ultimo rapporto, del 2007), erano soliti riportare – ma nel 1700, quando si era nel minimo della cosiddetta piccola era glaciale. Ma nel 1700 l’industrializzazione e le emissioni d’origine antropica erano minimali e la popolazione mondiale contava mezzo miliardo di persone. Il riscaldamento cominciato nel 1700 è poi continuato fino al 1940 quando l’industrializzazione era molto inferiore a quella odierna e la popolazione mondiale era un terzo di quella odierna.
    3) La temperatura del pianeta è diminuita per ben 35 anni, dal 1940 al 1975, tanto che a metà degli anni Settanta del secolo scorso si era diffusa l’idea che stavamo andando incontro ad una nuova glaciazione. Eppure quelli furono gli anni di grande crescita industriale, del boom demografico e dell’aumento delle emissioni di gas-serra. Secondo la teoria del Global Warming sarebbero dovuti essere anni caldissimi. A questo proposito, l’ultimo rapporto dell’Ipcc – a differenza dei tre precedenti ove attribuiva all’uomo la responsabilità del riscaldamento globale degli ultimi 150 anni – si limita ad attribuire all’uomo la responsabilità del riscaldamento globale iniziato “nella seconda metà del secolo scorso”, cioè dopo il 1975.
    4) È dal 1998 che la temperatura del pianeta ha smesso di crescere e il 2008 sarà probabilmente dichiarato il più freddo degli ultimi 10 anni; anche se dal 1998 le emissioni di gas-serra a livello mondiale sono aumentate ininterrottamente.
    5) Tutti i modelli matematici che attribuiscono ai gas-serra antropici il ruolo di governanti del clima prevedono che nella troposfera a 10 km al di sopra dell’equatore si dovrebbe osservare un riscaldamento triplo rispetto a quello che si osserva alla superficie terrestre; orbene, le misure satellitari non rivelano, lassù, alcun aumentato riscaldamento, men che meno triplo, ma, piuttosto, un rinfrescamento. 
    Come si vede, quindi, l’attuale riscaldamento è occorso nei tempi e nei luoghi sbagliati rispetto alla congettura che lo vorrebbe d’origine antropica. L’ultimo indizio, poi, non è un indizio: nato come “impronta digitale” della congettura antropogenica del global warming, esso si è evoluto in impronta digitale della inconsistenza di quella congettura.
    La parola chiave in questo contesto è “sensitività climatica”, cioè l’aumento della temperatura conseguente ad un raddoppio della concentrazione atmosferica di gas-serra; orbene, la sensitività climatica è concordemente valutata inferiore ad 1ºC, (grado centigrado), il che significa che alla fine del XXI secolo potremmo aspettarci un contributo antropico alla temperatura della Terra di, forse, 0.2ºC, cioè una misura significativamente piccola rispetto alle molto più ampie variazioni naturali.
    Mi piacerebbe che la discussione sui cambiamenti climatici fosse liberata dai condizionamenti ideologici e di interesse economico speculativo, anche se più che un auspicio, la mia sembra una pia illusione, perché intorno alla tesi del riscaldamento globale antropogenico si è sviluppata una vera e propria bolla speculativa.
    L’applicazione della carbon tax, il commercio dei carbon credit, l’aumento del prezzo dei carburanti, dell’energia e dei trasporti, ha messo in moto una serie di progetti tanto grandiosi quanto inefficienti e a volte inutili, tipo: il fantasioso sequestro della CO2, la bassa produzione e redditività dei parchi eolici, la speculazione sugli impianti fotovoltaici.
    Il tutto con la benedizione del Parlamento Europeo; il quale, promuovendo la politica energetica del cosiddetto 20-20-20, fondata sul falso scientifico di pretendere di governare il clima, sta penalizzando oltremodo la nostra capacità produttiva.

 (*) Docente di Chimica ambientale presso l’Università di Modena.

 

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