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L’eutanasia s’è insediata nel nostro sistema sanitario
 
DALLA MAGISTRATURA UNILATERALITÀ INGENUA E TRAGICA 
 
Di FRANCESCO D’AGOSTINO (*) - Da AVVENIRE: 07/02/2009
 
    La magistratura triestina "non attuerà alcuna iniziativa che possa eludere o ritardare la doverosa attuazione di quanto disposto dalla Cassazione": lo ha detto il procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Trieste, Beniamino Deidda.
    Ebbene, cosa aveva disposto la Cassazione e che sarebbe "doveroso" attuare? Il distacco del sondino naso-gastrico di Eluana? Assolutamente no. Rileggiamo il punto 8 delle motivazioni della sentenza del 16 ottobre 2007, n.21748: "…al giudice non può essere richiesto di ordinare il distacco del sondino naso-gastrico: una pretesa di tal fatta non è configurabile di fronte ad un trattamento sanitario…che rappresenta un presidio proporzionato, rivolto al mantenimento del soffio vitale (…). Piuttosto, l’intervento del giudice esprime una forma di controllo della legittimità della scelta nell’interesse dell’incapace e… si estrinseca nell’autorizzare o meno la scelta compiuta dal tutore".
    La scelta del signor Englaro non è quindi sotto alcun profilo doverosa e non è nemmeno del tutto priva di condizioni, dato che la Cassazione l’ha legittimata solo nel caso in cui lo stato vegetativo sia "irreversibile" e sempre che tale scelta "sia realmente espressiva… della voce del rappresentato".
    Come giurista, anche se non sono tra coloro che hanno apprezzato questa sentenza, ritenendola profondamente sbagliata, sto e starò sempre dalla parte di coloro che chiedono il massimo rispetto per la magistratura e in particolare per le pronunce della Cassazione. Mi piacerebbe però che si riconoscesse con onestà intellettuale che queste pronunce hanno di fatto introdotto l’eutanasia nel nostro sistema sanitario (se ne sono resi conto i magistrati?).
    Leggiamo le ammissioni, sia pur indirette, del neurologo dell’Englaro, l’ormai celebre prof. Defanti. Egli ha spiegato a "Repubblica" (5 febbraio, p. 7) come la morte per disidratazione (quella che stanno preparando nella clinica di Udine per la povera ragazza) non sia dolorosa: Eluana, garantisce Defanti, "avrà una morte dolcissima". Eu-tanasia significa, lo sappiamo tutti, "morte dolce": per Eluana si sta quindi programmando una morte iper-eutanasica. Il problema (l’immenso problema) è tutto qui.
    Rispettare la Cassazione, peraltro, implica anche prendere sul serio ciò che essa ha detto e non ciò che le si vorrebbe far dire. La Cassazione pretende che si accerti che lo stato vegetativo di Eluana sia "irreversibile"; ma questo accertamento è impossibile, se non appiattendo arbitrariamente il concetto di "irreversibilità" su quello di "alta improbabilità".
    La Cassazione ha preteso che si accertasse rigorosamente la volontà della paziente di non essere alimentata; perché non prestare un minimo di attenzione a tutti i pesanti materiali di prova in senso contrario fino ad ora trascurati (ivi compresa l’impressionante testimonianza di Pietro Crisafulli sull’attendibilità delle dichiarazioni del signor Englaro). Questi materiali sono a disposizione di tutti, dato che Avvenire li sta da tempo pazientemente raccogliendo, ma vengono sistematicamente ignorati, in particolare da quasi tutti gli altri organi nazionali di stampa.
    Nessuno chiede ai magistrati di non dare il dovuto peso alla Cassazione e a qualunque altra autorità giudiziaria in merito. Ciò che chiediamo loro è di entrare nei dibattiti bioetici di fine vita rinunciando alla tentazione di dare credito a una sola tra le diverse opinioni in materia (quella che, per essere concreto, chiamerò pro-eutanasica) illudendosi che sia consolidata e prevalente.
    Ciò che chiediamo ai magistrati è che, quando siano chiamati a pronunciarsi su casi estremi come quelli di fine vita, caratterizzati da incertezze tragicissime, essi assumano il "favor vitae" come loro stella polare: nel dubbio, c’è una sola scelta non potrà mai essere sbagliata, quella a favore della vita.

 (*) Francesco D'Agostino (Roma, 1946) è un giurista italiano. Consegue la laurea in giurisprudenza nel 1968 e nel 1980 diviene professore ordinario. Ha insegnato nelle università di Lecce, Urbino e Catania. Dal 1990 è professore ordinario di Filosofia del diritto e di Teoria generale del diritto presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata, in cui attualmente dirige il Dipartimento di "Storia e Teoria del Diritto". Tra i Maestri che hanno influenzato il suo pensiero figura Sergio Cotta. Particolare attenzione è dedicata nella sua produzione scientifica alle tematiche della bioetica, e quindi alle problematiche della tutela del diritto alla vita. Attualmente è Presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica, di cui è membro fondatore e di cui è stato presidente negli anni 1995-1998 e 2001-2006. Ricopre inoltre la carica di Presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI). È membro della Pontificia Accademia per la Vita nonché del Consiglio Scientifico dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. È editorialista del quotidiano "Avvenire".

 

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