1

Da Tunisi a Dachau. L'Olocausto dimenticato

di Anna Bono - Ragionpolitica 27/1/2009

Un modo per onorare il giorno della Memoria può essere la lettura del libro di Robert Satloff, Tra i giusti. Storie perdute dell'Olocausto nei paesi arabi, pubblicato in Italia lo scorso anno dalla casa editrice Marsilio. Satloff è il direttore del Washington Institute for Near East Policy, una fondazione americana specializzata in questioni relative al Medioriente. Dopo l'11 settembre ha trascorso quattro anni a Rabat, Marocco, per svolgere una ricerca su un aspetto poco noto dell'Olocausto: le persecuzioni di cui furono vittime centinaia di migliaia di ebrei residenti nei paesi arabi. In particolare ha raccolto una interessante documentazione sulla sorte di quelli residenti nella colonia libica italiana e nei possedimenti nordafricani della Francia: la colonia algerina e i due protettorati confinanti, il sultanato del Marocco e il principato di Tunisia.

Nel periodo di tre anni che va dalla capitolazione della Francia, nel giugno del 1940, al ritiro delle truppe tedesche dalla Tunisia, nel maggio del 1943, i cittadini ebrei di quei territori furono privati della cittadinanza, subirono la confisca di proprietà immobiliari, gioielli, denaro e altri beni, persero le attività economiche da cui ricavavano di che vivere e furono costretti a lavori forzati. Alcune migliaia vennero inoltre deportati nei campi di sterminio europei e uccisi: un numero relativamente contenuto non perché non fosse prevista anche per loro la «soluzione finale», ma per i limiti logistici posti da un difficoltoso trasporto via mare. Molti di più perirono di fame, malattie, torture, lavori sfibranti negli oltre 100 campi di lavoro e punitivi allestiti nel deserto del Sahara.

Il calendario delle persecuzioni si può dividere in tre fasi, spiega Satloff: l'applicazione della politica dell'«antisemitismo di stato» a tutti i territori francesi nordafricani da parte del regime di Vichy; l'imposizione di misure legislative sempre più dure nei confronti degli ebrei in Libia per ordine del regime fascista italiano; l'occupazione tedesca della Tunisia, durata sei mesi. «Se le truppe alleate non avessero cacciato i tedeschi dal continente africano nel 1943, due anni prima della caduta di Berlino, gli ebrei marocchini, algerini, tunisini, libici e fors'anche egiziani e palestinesi, ebrei appartenenti a comunità vecchie più di 2.000 anni, sarebbero quasi certamente andati incontro allo stesso destino riservato ai loro fratelli europei» - sostiene Satloff: pagina dopo pagina, le testimonianze e i dati da lui raccolti lo dimostrano.

Ma il suo libro rende conto di un altro aspetto della realtà dell'Olocausto: la presenza in questi paesi, come in tutti quelli che ne sono stati scenario, di persone che hanno scelto di soccorrere degli ebrei e di salvarne la vita, a rischio della propria. Tra questi, spiccano figure come quella di Si Ali Sakkat, appartenente a una nobile famiglia tunisina discente in linea diretta dal profeta Maometto. Nel 1943, nella sua ricca proprietà terriera dove si era ritirato con la moglie a fine carriera, dopo essere stato sindaco di Tunisi e Ministre de plume et de consultation a corte, accolse, ospitò e nascose per mesi una sessantina di ebrei fuggiti da Zaghouan, uno dei peggiori campi di lavoro del paese. In un'altra proprietà terriera, vicino alla città tunisina di Mahdia, trovarono scampo fino alla fine dell'occupazione tedesca altri 20 ebrei, grazie a Khaled Abdelwahhab, il figlio di un ricco possidente noto anche per la sua erudizione. Khaled era molto amico dei coniugi Odette e Jacob Boukris. Già dispiaciuto di vederli costretti a vivere in una fabbrica di olio d'oliva, dopo aver perso tutto ed essere stati cacciati di casa dalle truppe tedesche, venne a sapere che per di più un ufficiale aveva messo gli occhi su Odette e che intendeva portarla in un bordello per farne la sua amante. Fu allora che prese la pericolosa decisione di nasconderla, insieme ai suoi familiari e agli altri ebrei che vivevano nella fabbrica, e si presentò una notte offrendo il rifugio della propria fattoria.

Forse qualche arabo di cui Satloff ha ricostruito la storia potrebbe aggiungersi al numero dei «giusti tra le nazioni». È triste pensare che oggi però, nell'attuale clima di violenta ostilità a Israele, conferire a un arabo questa onorificenza potrebbe decretarne la condanna a morte.

 

Indietro