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Il Papa revoca la scomunica ai lefebvriani «Perdono» pontificio di Benedetto XVI per i quattro vescovi ordinati illegittimamente nel 1988

la decisione nonostante il nodo antisemitismo. Lombardi: «Non sposiamo il negazionismo»

Corriere 24/1/2009

CITTÀ DEL VATICANO - Adesso è ufficiale: Benedetto XVI ha revocato la scomunica ai quattro vescovi ultratradizionalisti ordinati illegittimamente da Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988. L'atto del «perdono» pontificio è stato pubblicato sabato mattina dalla Sala Stampa Vaticana. E dalla Santa Sede arrivano immediati i chiarimenti a proposito delle polemiche già scatenate nel mondo ebraico e internazionale dalle dichiarazioni revisioniste e negazioniste sull'olocausto ebraico del vescovo lefebvriano Richard Williamson, uno dei quattro vescovi la cui scomunica è stata revocata. Il Vaticano, spiega padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede, non condivide in nessun modo le dichiarazioni revisioniste del presule britannico, ma la «revoca della scomunica non c'entra assolutamente nulla» e non significa «sposare le sue idee e le sue dichiarazioni, che vanno giudicate in sé».

«DONO DI PACE» - Il decreto di revoca di scomunica è stato firmato il 21 gennaio 2009. Nel comunicato diramato dal Vaticano (leggi), si spiega che il Papa ha accolto la lettera di richiesta di riammissione nella comunità cattolica, inviatagli da Bernard Fellay, superiore dei lefebvriani, lo scorso 15 dicembre 2008. Nelle intenzioni del Pontefice, «questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione». «Il santo Padre - recita la nota della Santa Sede - è stato ispirato in questa decisione dall'auspicio che si giunga al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione».

LE DICHIARAZIONI DI WILLIAMSON - La scomunica era stata inflitta da Giovanni Paolo II al vescovo anti-conciliare Marcel Lefebvre (già sospeso "a divinis" da Paolo VI nel 1976) il 30 giugno 1988, quando il presule ribelle aveva ordinato quattro nuovi vescovi, nella sua roccaforte svizzera di Econe, per preservare, a suo dire, la tradizione autentica cattolica contro la «sovversione e la rivoluzione» introdotte dal Concilio Vaticano II. Lefebvre morì nel 1991. I vescovi riabilitati sono: Bernard Fellay (superiore dei lefebvriani della "Fraternità di San Pio X"), Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson. Quest'ultimo, in un'intervista alla televisione svedese, rilasciata nello scorso novembre ma mandata in onda tre giorni fa, ha affermato di non credere all'esistenza delle camere a gas naziste. Il superiore lefebvriano Fellay ha commentato che si tratta di affermazioni personali, usate strumentalmente per screditare la «Fraternità di San Pio X».

IRRITAZIONE DELLA COMUNITA' EBRAICA - Prima che la scomunica fosse ufficialmente annullata, i leader della comunità ebraica, tra cui gruppi di sopravvissuti all'Olocausto, avevano detto che una simile iniziativa sarebbe stato un pericolo colpo a mezzo secolo di dialogo interreligioso. Il rabbino capo di Roma ha detto che la riabilitazione di Williamson aprirà «una ferita profonda». Il Crif, il cartello delle organizzazioni ebraiche francesi, ha definito il presule britannico «uno spregevole bugiardo il cui solo obiettivo è quello di far rivivere l'odio secolare contro gli ebrei».

«VERSO LA PIENA COMUNIONE» - La revoca della scomunica, spiega padre Lombardi, è un «passo importante sulla via della piena comunione» tra Chiesa cattolica e ultratradizionalisti lefebvriani. «C'è una situazione da definire per l'esercizio del ministero - ha specificato il portavoce della Santa Sede -. E quindi si auspica una piena soluzione della situazione». In merito alla possibilità dei vescovi di restare tali dopo il rientro della Fraternità nella Chiesa Cattolica che sembra ormai vicino, Lombardi ha ricordato che «la loro ordinazione è valida anche se illecita. Così come sono validamente ordinati i sacerdoti della Fraternità». Da parte loro, monsignor Fellay, in una lettera indirizzata ai fedeli lefebvriani, spiega che la revoca della scomunica del Papa ma ribadisce le «riserve» dei tradizionalisti sul Concilio Vaticano II.

 

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