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Dall'Onu a Pax Christi. Tutti contro Israele

di Anna Bono - Ragionpolitica 5/1/2009

Hamas lancia ancora i suoi razzi dalla Striscia di Gaza: uno il 5 gennaio ha raggiunto Gedera, ad appena 30 chilometri da Tel Aviv, ferendo una neonata di tre mesi. Finché continuerà a farlo, sappiamo che la missione di Israele non è compiuta poiché il suo obiettivo, senza di che a nulla varrebbe aver scatenato un'offensiva militare, è ridurre all'impotenza i terroristi di Hamas. Così si spiega il rifiuto di una tregua e della proposta europea di un monitoraggio del traffico di armi verso Gaza lungo la frontiera egiziana, respinta peraltro anche dall'Egitto.

Israele ha ceduto Gaza nel 2005 e Hamas, nel 2007, dopo aver vinto nel gennaio del 2006 le elezioni legislative conquistando 76 seggi su 132, ne ha assunto il controllo. Nei mesi successivi il numero dei razzi su Israele è aumentato del 500% e nel 2008 è ancora raddoppiato. Si può solo immaginare la vita quotidiana di un paese incessantemente sotto attacco: i danni materiali ai quali deve porre rimedio e quelli morali derivanti dalla costante consapevolezza di un nemico mortale che ne afferma l'eliminazione nel proprio atto costitutivo e che gode di un sostegno internazionale ogni giorno ribadito. Non si tratta soltanto di Siria, Iran e altre potenze arabo-islamiche.

Non passa giorno senza che qualcuno condanni e chieda sanzioni contro Israele, a incominciare dalle Nazioni Unite. Lo scorso 10 dicembre, ad esempio, il Consiglio per i diritti umani dell'Onu ha colto l'occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo per denunciare «le pratiche di tortura fisica e mentale imposte da Israele ai detenuti palestinesi» e il relatore speciale Onu nei Territori palestinesi, Richard Falk, lo ha accusato di «crimini contro l'umanità per l'assedio di Gaza». Il 31 dicembre il presidente dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Miguel d'Escoto Brockmann, ha scritto un messaggio di condanna in cui l'attacco israeliano è definito «atto di aggressione senza ritegno» e «grave violazione del diritto umanitario internazionale» sollecitando azioni concrete in favore del popolo palestinese.

In Italia spicca tra gli altri l'appello del movimento cattolico Pax Christi, talmente emblematico degli argomenti usati dallo schieramento occidentale ostile a Israele, che merita di essere riportato per esteso. L'autorevole organismo si rivolge ad Hamas con queste parole: «A voi, capi di Hamas, chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all'oppressione subita, che si presta come alibi per un'aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo?».

A Israele, invece: «Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. A voi, capi politici e militari israeliani, chiediamo di considerare che insieme ai "miliziani" di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: "Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d'Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra"».

 

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