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Diritti umani, l'Occidente sbaglia

 

Andre'Glucksmann - Corriere della Sera 20 dicembre 2008

 

Ricordate? Pochi giorni fa, i nostri dirigenti si sono profusi in canti elegiaci e il pubblico ha trattenuto un sospiro prima di alzare le spalle. La celebrazione dei 60 anni dalla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo è stata festeggiata velocemente e altrettanto velocemente dimenticata: gli Stati si sono congratulati e felicitati di agire nel senso giusto, i protestatari si sono lusingati d'essere tali nel constatare quanto si sia lontani dal risultato. E ciascuno accumula e conserva copia dei discorsi di elogio o di cordoglio che serviranno di nuovo, così come sono, fra dieci, venti o trent'anni, quando ancora una volta si prenderà atto, per un altro anniversario decennale, che i diritti dell'uomo commuovono ma non regnano.

 

Gli ingenui che festeggiano e i cinici che optano per la «Realpolitik» sono vittime di un identico analfabetismo. Ignorano, o fingono di ignorare, che la grandiosa dichiarazione universale fu preceduta - di un solo giorno - dalla definizione non meno universale del crimine di genocidio. Da un lato, l'universalità positiva e beata dei «diritti»; dall'altro, l'universalità negativa dell'orrore assoluto. Chi è fondatore dell'altro? Non è perché si ignoravano i diritti dell'uomo che Auschwitz fu possibile. E'perché si scoprì che Auschwitz era possibile che ci si mise d'accordo sui doveri universali che dovevano evitare il riprodursi di un simile disastro. Sessant'anni più tardi, ecco un vuoto di memoria: nessuno imbocca più quella via negativa che instaura l'esigenza del diritto facendo appello non a una buona immagine dell'uomo, ma a una sporca immagine dell'inumanità integrale. Nulla è stato regolato. La legittimazione negativa del diritto universale è sempre d'attualità.

 

Il Ventesimo secolo si è concluso con un nuovo genocidio, quello dei tutsi del Ruanda, dove in tre mesi quasi un milione di uomini, donne e bambini furono giustiziati a colpi di machete. Un anno dopo questo primato assoluto di celerità e di ferocia, il Segretario generale dell'Onu, che non aveva tentato nulla per arrestare la spirale del massacro, si vantava di essere «la coscienza del mondo», offrendo così l'allucinante spettacolo di un'indifferenza trionfante. Chiedete come stanno le cose agli abitanti di Kivu, che da allora ne subiscono le metastasi senza tregua. L'attualità continua a manifestarsi massacratrice, come dimostrato in questi ultimi giorni dal Caucaso, dal Darfur, dallo Zimbabwe e così via. L'assenza di diritti dell'uomo uccide.

 

Si tratta unicamente di casi aneddotici che affliggono le periferie del mondo? E'quel che tentano di farci credere i «realpolitici» che scommettono su una pace e un equilibrio planetario instaurati da potenze egoiste e poco interessate ai diritti umani, ma rese sagge dalla preoccupazione di auto-conservarsi. Eppure, nessun «realismo» conferma simile pronostico di armonia prestabilita.

 

Prendiamo in considerazione la Russia del Signor Putin, dove sia il Cremlino sia - stando ai sondaggi - la popolazione, stanca dopo settant'anni di comunismo e cullata da mass media monocolori, se ne infischiano altamente dei diritti dell'uomo. Vi sentite sicuri con questa grande potenza alle porte dell'Unione Europea, che con i suoi carri armati varca frontiere internazionali per annettersi del tutto impunemente due province georgiane? Vi sentite tranquilli con quella rete che, a forza di intimidazioni, propaganda e corruzione (buon appetito, Signor Schroeder!), Gazprom sta tessendo attorno all'Unione Europea per garantirsi il monopolio di gas e petrolio? Vi sembra rassicurante che l'Europa si trovi ad essere schiava della buona volontà energetica di un'autocrazia che nessuno controlla? E se la crisi mondiale facesse fondere le montagne di petro-rubli (70 per cento del bilancio russo), sarebbe inimmaginabile che i padroni della seconda potenza militare mondiale cercassero di rifarsi una fortuna con brutalità decuplicata?

 

Certo, all'interno si è già a buon punto, ma all'estero ugualmente. Il formidabile potere di nuocere della Russia, con la sua capacità di patrocinare non solo Chavez e i narco-marxisti del Sud America, ma anche la Corea del Nord, l'Iran e i suoi bricolage nucleari, può prendere in ostaggio la pace del mondo. Il ricatto così fruttuoso negli anni 1990-2000 rischia di riprodursi: o l'Fmi per paura salva Mosca senza condizioni, oppure può accadere di tutto. Ricordate Eltsin ubriaco fradicio che giocherella con la sua valigetta nucleare nel 1998? Possiamo immaginare una messa in scena più sottile ma non certo meno inquietante.

 

Prendiamo in considerazione la Cina. Niente di paragonabile con la Russia, se non per lo stesso disprezzo, ereditato dal totalitarismo rosso, verso i diritti dell'uomo. Il suo incommensurabile miracolo economico rende l'«Impero di Mezzo» positivamente solidale con l'economia mondiale. La sua volontà di potenza (a differenza della volontà di nuocere russa) conta di durare decenni, e ha tutto l'interesse a far sì che la crisi finanziaria, che travolge l'Oriente come l'Occidente, si riassorba il più velocemente possibile. Significa forse che un miliardo e mezzo di nostri contemporanei possono allegramente fare a meno delle libertà fondamentali di aver un'opinione, di esprimersi, di contestare? Niente affatto. La pena di morte batte record mondiali e le pallottole dei plotoni d'esecuzione sono fatturate alle famiglie dei condannati. La maggior parte degli operai sono ridotti in schiavitù e i contadini, privati dei propri beni, si ritrovano a spasso e del loro lavoro si può disporre a piacimento. Inoltre, l'incredibile progresso tecnico è accompagnato da rischi e pericoli pandemici che una burocrazia faraonica, senza freni, riesce molto difficilmente e molto tardivamente a domare: l'Aids può sommergere un'intera provincia senza che vi sia una reazione ufficiale per più di un anno, gli avvelenamenti di massa alle tossine beneficiano di un'indifferenza colpevole e oltrepassano le frontiere, le scuole sotterrano gli scolari al minimo sisma, mentre i promotori immobiliari corrotti prosperano...

 

Dal 1917, lo sviluppo tecnologico serve a giustificare il pugno di ferro del dispotismo comunista («l'elettrificazione più il potere dei soviet»); troppo spesso si dimentica che Cernobyl segnò la fine dell'Urss, il che è la prova ad oculos che una burocrazia senza alcun controllo pubblico, senza rispetto del «materiale umano», costituisce un pericolo planetario. L'assenza di diritti dell'uomo in Cina porta in sé la minaccia di disastri insospettati. Il colmo dell'ingenuità è raggiunto quando si immagina di circoscrivere alle frontiere dei Paesi dispotici i deplorevoli effetti di regimi capaci di tutto. Non solo le dogane non bloccano le nubi nucleari, i batteri, i virus e le epidemie, ma nell'era della globalizzazione il crimine e la corruzione varcano le frontiere, le mafie si diffondono minacciando di fagocitare democrazie fiere della loro anzianità.

 

L'inglese Misha Glenny («McMafia. Droga, armi, esseri umani: viaggio attraverso il nuovo crimine organizzato globale», Mondadori 2008) ha studiato l'estendersi all'interno e al di fuori dello Stato del mercato «grigio» di comportamenti e risorse delittuosi; un mercato che al momento raggiunge il 20 per cento del commercio mondiale. Ecco una realtà marcia che gli adepti della Realpolitik vogliono ignorare: sotto il sole nero dell'assenza del diritto, i mostri proliferano. L'onnipotenza politica del dispotismo e l'onnipotenza della tecnica ultramoderna richiedono d'essere frenate da opinioni pubbliche libere.

 

I politici e gli ideologi che si auto-proclamano «realisti», che relegano i diritti umani nel «supplemento d'anima» sono calamitosamente surrealisti. I diritti sono le condizioni della nostra sopravvivenza; più che aprir le porte di un mondo migliore, bloccano quelle degli inferi.

 

traduzione di Daniela Maggioni