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La Grecia è sempre meno occidentale e sempre più nazional comunista

Gli studenti occupano la tv di stato e attaccano un commissariato mentre si contano milioni di danni. I rivoltosi di Atene sono figli di una società che sta in Europa e nella Nato ma è contro Bruxelles e l’Alleanza Atlantica. Un Paese con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra

Edon Qesari - l'Occidentale 17/12/2008

 

Cerchiamo di riflettere bene sugli ultimi eventi che stanno regalando alla Grecia “spettacoli” degni dei nostri Anni di Piombo. Una guerriglia urbana sognata ma non avvenuta durante l’epoca dei Colonnelli, una polizia nervosissima e un ragazzo che per qualche ragione s’è trovato nel momento e nel posto sbagliato.

 

Secondo gli ultimi dati ufficiali, sabato scorso, nel quartiere di Exarchia, ad Atene, un agente della Polizia di Stato ellenica ha sparato direttamente sul petto del quindicenne Alexandros Grigoropulos. Tale fatto – viene facile accostarlo a quello che successe a Genova otto anni fa – ha scatenato cortei di studenti e insegnanti nonché agitazioni degne di presagi rivoluzionari. Da Creta a Salonicco, da Atene a Ioannina, manifestazioni radicali, scontri violenti e assalti contro gli edifici pubblici e privati hanno gettato il Paese nel caos più totale. Nella sola capitale si contanto 970 negozi assaliti e si calcolano almeno 200 milioni di euro di danni.

 

Oltre all’esecutivo conservatore di Kostas Karamanlis, ad essere preso di mira è il generale sistema di corruzione pubblica e affari illeciti presente nel Paese. Angoscia per la crisi finanziaria, frustrazioni derivate dalla decadenza del senso civico e quattro anni di scandali governativi ad altissimo livello, hanno innescato una situazione senza precedenti. L’informazione rincorre ai quattro venti le notizie e lasciamo ai lettori le ultime novità. Quello che ci interessa di più è capire il significato di eventi così laceranti per l’unico Paese dell’Europa Orientale che da sempre è una parte attiva del mondo occidentale e che ha più o meno raggiunto gli standard di benessere dell’Occidente.  

 

A quasi 20 anni dalla caduta del comunismo in pochi si sono accorti dell’abisso che c’è fra il passato e il presente dell’Europa. Ancora meno ne sono coscienti gli Ellenici, l’unico popolo di quella metà orientale del vecchio continente che non ha avuto il “privilegio” di essere inglobato nell’arcipelago sovietico. La Grecia di oggi è un Paese che permette tuttora alle frange dell’estrema sinistra, presenti in parlamento, di definirsi stalinisti, e le affinità con la Russia non si fermano qui considerando la fratellanza cristiano-ortodossa. Inoltre ci si dimentica spesso che l’immigrazione est-europea, presente nel Paese, è il diretto prodotto di quella falce e martello tanto adorata dai giovani universitari ateniesi.

 

Diverse politiche e sostanziali orientamenti dell’opinione pubblica hanno portato in Grecia una ventata di estremismo di sinistra che poco ha da invidiare ad altre nazioni. Spesso parliamo dell’antica civiltà ellenica che nelle sue isole ha donato i riferimenti culturali all’attuale Storia dell’Occidente. Oggi, come dimostrano le strade di Atene, la Grecia è diventata un regno dei no-global, un posto dove la confusione delle ideologie pretende di attuare una rivoluzione anti-imperialista. Strano destino per un Paese che è stato sempre contro la NATO, contro l’europeismo e poi, anche a discapito dei vicini, ha sempre goduto dei privilegi che derivano dall’essere nell’Unione Europea e nell’Alleanza Atlantica.

 

La Grecia è l’unico Paese che non sembrava pronto a entrare nella zona Euro verso il quale è stata attuata una eccezionale politica di salvataggio. L’unico Paese membro della NATO che, per le sue capricciose politiche d’amicizia con Belgrado, si è schierato contro i suoi stessi alleati durante la Guerra in Kosovo. L’unico Paese che tutt’oggi blocca l’adesione di nuovi Paesi all’Alleanza Atlantica – il caso della Macedonia – perché si sente minacciato da vecchie conflittualità ottocentesche. La stessa logica vale anche nei rapporti con altri vicini – come la Turchia e l’Albania – quando al buon vicinato si sostituiscono politiche di dubbia sanità democratica. La Grecia non riconosce ufficialmente nessuna minoranza etnica sul suo territorio e altresì è l’unico governo europeo a venir criticato dall’ONU per un atteggiamento discriminatorio verso gli immigranti. Questi atteggiamenti non hanno mai subito una critica ufficiale da parte della NATO, della UE o dagli Usa.

 

La Grecia oggi si permette di essere anti-NATO, anti-americana e in generale anti-occidentale, mischiando un originale formula di comunismo e nazionalismo. Il problema principale non sono gli studenti, gli anarchici spacca vetri o i sindacati d’estrema sinistra. Queste raffigurazioni malconce del capitalismo, che poi è il sistema economico da cui gli stessi greci traggono beneficio, le ritroviamo in forma minoritaria in ogni Paese europeo. Nel caso ellenico però si tratta di una società intera che è finita prigioniera di atteggiamenti largamente razzisti e profondamente anti-americani. I giovani che spaccano le banche e attaccano i commissariati hanno capito che possono stare con il cuore a sinistra e con il portafoglio a destra. Un po’ come fa lo stato greco. 

 

Gli eventi dell’ultima settimana in Grecia non sono che una pallida imitazione del ’68. Ma di quella stagione portano ogni genere di nefandezza a partire dal fatto che, dietro le lamentele dei manifestanti, si nascondono quei ragazzi giovani e meno giovani delle classi benestanti che, qualche decennio fa, Pasolini contrapponeva ai poliziotti proletari del Sud Italia. Manifestanti che hanno ereditato in pieno la politica dei loro padri, dei Papandreu e dei Karamanlis, che negli anni Ottanta promettevano all’elettorato di uscire dalla NATO e dall’allora CEE, salvo poi rimanerci. Ereditano le loro grida anti-europee sebbene oggi, con aggressività e tenacia, esercitano il loro diritto di veto presso ogni istituzione euro-atlantica.

 

E’ un anti-americanismo della peggior specie. Il sentimento di quelli che bruciano le bandiere a stelle e strisce ma poi difendono i Putin e i Milosevic. Il bello di essere occidentali tuttavia è anche questo e forse – in modo beffardo – anche gli studenti greci lo hanno capito. Fortunatamente stare sotto l’ombrello della NATO permette di sputarci sopra.