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Bush vola per l'ultima volta a Baghdad mentre la sua popolarità risale

Il presidente Bush vola a sorpresa a Baghdad per dire che la guerra al terrorismo non è finita ma un giornalista iracheno gli lancia dietro una scarpa gridandogli "cane!". Eppure i sondaggi dicono che il consenso intorno al presidente dimissionario aumenta, Guantanamo compresa. Che ci crediate o no

William Kristol - l'Occidentale 14/12/2008

 

Nel bel mezzo di un freddo vento invernale, i Repubblicani si apprestano a lasciare il potere, dopo aver controllato il Congresso, la Casa Bianca, o entrambi per  14 anni. Ed ecco un altro pensiero alquanto deprimente: dal 1986, con una sola eccezione, ogni volta che un partito è riuscito ad arrivare alla Casa Bianca ci è rimasto per almeno otto anni. L’eccezione è rappresentata dai democratici di Jimmy Carter che si sono ritirati dopo un solo mandato nel 1981. E non sarebbe cortese sperare che Barack Obama mostri la stessa inettitudine e insensatezza del premio Nobel di Plains.

 

Quindi il GOP  potrebbe passare i prossimi otto anni al di fuori della Casa Bianca, limitandosi semplicemente a sbirciare all’interno. E anche al Congresso è prevedibile un’attesa di almeno quattro anni, dati gli ampi margini dei Democratici. Del resto, il fatto che i Repubblicani saranno biasimati per l’economia in caduta libera, e non si vedranno riconosciuto il giusto merito per i successi in Iraq e per la Guerra al Terrore in generale, non aiuta certo a creare prospettive di un loro rapido ritorno al potere.

 

Forse Bush può fare qualcosa in queste ultime settimane per modificare le dinamiche in atto? E’ difficile immaginare come possa influire a questo punto sull’attuale andamento economico. Ma potrebbe rendere un servizio al suo partito — e all’intera nazione — ricordando agli americani i nostri successi nella lotta al terrorismo. La scorsa settimana, Bush ha tenuto un sagace discorso a Fort Campbell, in Kentucky, riguardo ai risultati ottenuti in Iraq e Afghanistan. E’ proprio su questa linea che dovrebbe insistere. In particolare, può continuare a rendere omaggio ai successi ottenuti dall’esercito e dalla marina sul campo, spiegando che le azioni intraprese in entrambi gli scenari vanno portate a termine.

 

Può impegnarsi in temi quali il tentativo di riportare i ROTC — Reserve Officer Training Corps — in college d’elite (una posizione condivisa anche da Obama). E visto che ci siamo, forse potrebbe dire ai vari ammiragli di smettere di lamentarsi su quanto sia difficile trattare con i pirati a largo delle coste della Somalia (in fondo mantenere aperte e praticabili le vie di navigazione non è forse uno dei compiti principali della marina militare?) e dovrebbe ordinare loro di agire e colpirli. Se necessario, i corpi della marina dovrebbero essere ben felici di tornare alle proprie origini, e sbarcare nelle terre africane per distruggere i paradisi dove i pirati sono al sicuro.  

 

Nel frattempo, sembra che siamo riusciti a mettere in fuga gran parte di al Qaeda (sebbene non siamo ancora riusciti a sconfiggerla). All’interno del nostro territorio non abbiamo subito un secondo attacco e in tutto l’Occidente non si registrano gravi incursioni da oltre due anni. Bush può evidenziare una questione ancor più rilevante, sottolineando come la strategia offensiva sia stata quella vincente, e come la miglior forma di diplomazia possibile consista nel chiarire che chi si unisce al Jihad ha solo da perdere.

 

Bush può anche spiegare come le politiche anti-terrorismo della sua amministrazione – la detenzione, gli interrogatori, la sorveglianza ed altro – sono state fondamentali per mantenere la sicurezza degli Usa. Se trattasse pubblicamente questi argomenti – come di sicuro stanno facendo i suoi incaricati in privato con le loro controparti della transizione – renderebbe più semplice per l’amministrazione entrante di Obama fare un passo indietro riguardo le promesse fatte precipitosamente, dando seguito piuttosto alla maggior parte delle politiche in atto. Questo significherebbe rendere un reale servizio al paese. Significherebbe anche portare a un ripensamento — per coloro che sono in grado di rivedere le proprie opinioni — circa la facile e scadente demagogia su questioni come Guantanamo e le intercettazioni. Col tempo, Bush potrebbe persino vedersi riconosciuti i meriti per la sua efficace guida della Guerra al Terrore.

 

Casualmente un sondaggio di Rasmussen Reports della scorsa settimana ha rilevato che circa la metà degli elettori americani crede che gli Stati Uniti non debbano chiudere la prigione di Guantanamo, mentre meno di un terzo pensa il contrario. Così, riguardo questo argomento e tutti gli altri collegati alla Guerra al Terrore, le posizioni di Bush sono molto popolari — sebbene l’amministrazione di Bush abbia fatto davvero poco per convincere i cittadini. Il procuratore generale Michael Mukasey ha svolto un buon lavoro indagando sulla condotta dell’amministrazione nella Guerra al Terrore, esponendo le sue osservazioni alla Federalist Society poco più di una settimana fa. Bush dovrebbe fare sua questa causa.

 

Un ultimo punto: Bush dovrebbe prendere in considerazione di concedere la grazia – e dovrebbe almeno tessere pubbliche lodi – per chiunque abbia prestato servizio in buona fede nella Guerra del Terrore, ma le cui azioni ora potrebbero essere bersaglio di un processo d’ispirazione demagogica o politica, da parte di qualcuno in cerca di consensi politici.

Se questa sorta di “indulto preventivo”, specifico o più generico, fosse realmente possibile si rivelerebbe utile anche agli avvocati: probabilmente quello che il miglior Bush potrebbe o dovrebbe fare è mettere pubblicamente in guardia contro persecuzioni e accuse del genere. Ma l’idea è questa: gli agenti della CIA che hanno torturato Khalid Sheikh Mohammed, e gli ufficiali della NSA che hanno intercettato le chiamate dal Pakistan, non dovrebbero preoccuparsi di avere dei conti aperti con la giustizia o rischiare una diffamazione pubblica. Bush potrebbe premiare alcuni di questi servitori della Patria con una Medaglia della Libertà, nel momento stesso in cui conferisce gli onori al Generale Petraeus e a Odierno. Se lo meritano.

 

Tratto da "The Weekly Standard"

Traduzione Benedetta Mangano