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Le differenze interne tra India e Pakistan

 

Daniele Martino - Ragionpolitica 10/12/2008

 

In seguito ai tragici attentati di Mumbai, il Pakistan sembra aver cambiato rotta nell'approccio ai gruppi fondamentalisti che hanno le proprie basi nel paese asiatico. L'arresto di Zakiur Rehman Lakhvi, ritenuto dalle autorità di Islamabad la mente degli attentati in India, rappresenta un segnale forte del governo pakistano su scala internazionale ma, soprattutto, sul fronte interno. Infatti, se a livello internazionale è sempre stato chiaro come il Pakistan fosse «istituzionalmente» estraneo agli attacchi in India, nell'opinione pubblica del paese, da sempre anti-indiana e anti-indù, si era creata la speranza che in qualche modo il governo di Islamabad avesse responsabilità dirette su quanto avvenuto a Mumbai. L'arresto di Lakhvi conferma il contrario: il governo del premier Asif Ali Zardari vuole dare un segnale forte, anche ai propri servizi segreti che, di fatto, agiscono in completa autonomia e che probabilmente erano a conoscenza dei piani di attacco terroristico in India.

 

È questo il punto cruciale di tutta la questione indo-pakistana: la profonda differenza di stabilità interna tra India e Pakistan. L'India non corre pericoli di tenuta del proprio sistema politico ed istituzionale per due motivi: il primo è la stabilità economica. Malgrado la crisi finanziaria abbia rallentato la crescita del Pil, nel paese è presente una forte classe media di circa 100 milioni di persone, che necessita di un sistema istituzionale solido per garantire lo sviluppo delle proprie attività lavorative. Inoltre, anche il resto della popolazione, la stragrande maggioranza degli indiani, trae effetti positivi dalla crescita del paese, con un forte miglioramento delle condizioni di vita negli ultimi 5 anni. Il secondo motivo per cui l'India non corre pericoli di crisi interne è la storica struttura e tradizione democratica del paese: gli attentati di Mumbai non hanno visto alcuna stretta autoritaria nel paese, anzi le dimissioni del governatore della città e del ministro degli Interni hanno trasmesso un'immagine di trasparenza e consapevolezza della classe politica indiana. Nonostante ciò, occorre una forte attenzione, da parte del governo indiano, nella lotta ai numerosi focolai locali di tensione, dai cristiani perseguitati nell'Orissa ai gruppi fondamentalisti islamici nel Deccan, da contrastare e non sottovalutare.

 

In Pakistan la situazione è molto più instabile; come ha giustamente sottolineato Diletta Guaragna nello scorso numero di Ragionpolitica, il Pakistan è tra due fronti di guerra: quello occidentale con l'Afghanistan, relativamente recente ma caldissimo, e quello orientale proprio con l'India, storico ma a fasi alterne. Gli attentati di Mumbai hanno riacceso la tensione tra Islamabad e Nuova Delhi e per la prima volta nella storia i contrasti indo-pakistani non sono legati alla contesa territoriale sul Kashmir, ma riguardano una scala più amplia. In questo senso va la mossa di Zardari: ribadire all'India e al mondo che il governo pakistano non vuole lo scontro con Nuova Delhi, denunciando allo stesso tempo il pericolosissimo atteggiamento di alcune frange dei propri servizi segreti. L'ago della bilancia tra governo e servizi è svolto dall'esercito pakistano, che sta appoggiando l'opera del premier Zardari; i militari di Islamabad, molto legati all'ex presidente-generale Pervez Musharraf, sono consci che la situazione rischia di degenerare sia in uno scontro con l'India sia in una guerra civile.

 

In questo senso è stata perfetta la missione di Condoleeza Rice in India e Pakistan: Nuova Delhi è stata rassicurata, mentre a Islamabad gli Stati Uniti hanno confermato il proprio sostegno all'esecutivo Zardari. Il segretario di Stato americano ha concluso la sua ultima importante missione all'estero con un risultato decisivo, dicendo a chiare lettere che il mondo non può tollerare quei servizi segreti fiancheggiatori dei terroristi. Obiettivo raggiunto: per la prima volta in Pakistan i servizi segreti si sono uniti nei fatti a governo ed esercito contro i terroristi; dopo pochi giorni, l'imprendibile Zakiur Rehman Lakhvi è stato arrestato.