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7 ottobre 1571. La vittoria di Lepanto, una data per l'Occidente libero

Rodolfo Ridolfi - Storia Libera 6/10/2008

All'alba del 7 ottobre 1571, esattamente quattrocentotrentasette anni fa, aveva inizio, nelle acque di Lepanto, non distante da Corfù, una delle più grandi battaglie navali della storia, frutto glorioso degli sforzi della Cristianità. Ci sembra importante ricordarne l'anniversario, e ricordarlo nel modo più serio in questi anni in cui si riaffaccia prepotente ed aggressivo in occidente l'aggressione violenta e terroristica del fondamentalismo islamico.

Lepanto fu una grande vittorie dell'Occidente, una vittoria della Cristianità. Una vittoria contro un mondo di volta in volta arabo, musulmano, islamico ferocemente aggressivo. Un mondo però che ogni volta, e proprio nel cuore dell'Europa, si è infranto contro il valore degli europei, decisi a non cedere la propria terra e le proprie radici, a non lasciare annientare la propria cultura e civiltà fino all'estremo sacrificio. Un'epoca nella quale la Cristianità non confondeva ancora la carità, con una solidarietà che ne è oggi la caricatura: spesso alibi per chi è disposto a sacrificare la propria civiltà per un egoistico bisogno di apparir buono a sé stesso.

A Lepanto e poi a Vienna, l'Europa difendeva il suo modello di civiltà. Sì, ma difendeva anche, le sue chiese e le sue istituzioni. Oggi di fronte all'aggressione del fondamentalismo islamico, ad Al Qaeda e Bin Laden, la nuova flotta islamica, gran parte dell'occidente sembra aver perso ogni riferimento all'orgoglio di appartenere ad un mondo libero.

La guerra era stata dichiarata a Venezia dai Turchi all'inizio dell'anno precedente: ma all'intimazione di abbandonare Cipro, la Serenissima aveva risposto con un netto rifiuto. La resistenza veneziana, sotto il comando di Nicolò Dandolo, fu tenace, ma non fu possibile evitare lo sbarco e, nonostante le fortificazioni di Nicosia, ancora oggi visibili, fossero appena state innalzate, e la lunga ed eroica difesa sostenuta soprattutto da Romagnoli, la città fu presa il 9 settembre 1570.

Le navi cristiane si riunirono a Messina. Erano 208 galere, vale a dire vascelli a remi e a vela armati con artiglieria pesante sulla piattaforma anteriore e leggera sui fianchi. Il grosso della flotta era costituito dalla squadra veneziana. Comandante generale era Don Giovanni d'Austria, fratello del Re di Spagna.

Anche ai tempi di Lepanto, anno 1571, la pace era un sentimento condiviso da tutti. Però nessuno era pacifista. Ovvero l'umanità aspirava alla pace essendo consapevole che in certi casi la guerra non solo risulta ineluttabile, ma spesso necessaria, auspicabile addirittura. Allora, poi, nessuno che appartenesse al mondo occidentale cristiano avrebbe parteggiato per un Alì Muedhdhin Zadeh Pascia, l'ammiraglio della flotta ottomana o per un Mehmed Alì che guidò la presa di Otranto o per il Feroce Saladino. Mentre oggi non mancano i sostenitori della «eroica resistenza irachena» e dei vari sceicchi che la guidano usando i mezzi che sappiamo.

Affinché Don Giovanni D'Austria, Sebastiano Venier, Marcantonio Colonna, Gian Andrea Doria e Agostino Barbarigo cogliessero la vittoria si pregava nelle case e nelle chiese. Non c'era chi manifestasse contro di loro nelle piazze, chi giudicasse quella guerra ingiusta, chi invocasse il dialogo con gli ottomani. Perché gli ottomani, gli islamici, erano il nemico. Nemico individuale e nemico di una civiltà, di una cultura, di una fede che era la civiltà, la cultura e la fede dell'Occidente. Nemico aggressivo, che non aveva il bisogno d'esser provocato per manifestare la sua inimicizia. Tutto ciò che non è Islam - «Dar al Islam» - è per l'Islam e per gli islamici «Dar al Harb», luogo della guerra. Se l'Occidente non avesse coltivato la «virtude» di opporsi loro anche con le armi, soprattutto con le armi, probabilmente San Pietro sarebbe una moschea e il campanile di San Marco un minareto da dove il muezzin esorta a pregare Allah.

Lepanto si limitò a far tirare il fiato alla cristianità e a momentaneamente ripulire il Mediterraneo dagli sciami di vascelli da corsa che lo infestavano. Ma a Kalhenberg, nei pressi di Vienna, poco più di un secolo dopo l'Occidente arrestò e per sempre la travolgente corsa in avanti dell'Islam. Se non fossero risuonate a martello le "campane dei turchi", se i viennesi non avessero retto all'assedio, se Innocenzo XI avesse predicato la pace invece di promuovere la coalizione cristiana, se il 2 settembre del 1683 i 65mila del polacco Giovanni Sobieski non avessero travolto i 200mila ottomani di Kara Mustafà, Vienna sarebbe caduta e con Vienna, la nostra civiltà perché nulla avrebbe più potuto fermare la progressiva islamizzazione del continente. Dovremmo oggi dopo le Torri gemelle, Madrid e Londra, rammaricarci che per impedire tutto ciò si sia combattuta una guerra? Ma crediamo che il dialogo, i tavoli, la predicazione della pace, le missioni umanitarie avrebbero fermato la spinta espansionista dell'Islam, la sua guerra non a caso definita «santa»?

Dopo la vittoria di Lepanto, avvenuta proprio nella prima domenica di ottobre (7 ottobre 1571), san Pio V decretò che ogni prima domenica di ottobre si sarebbe dovuta commemorare con rito semplice Nostra Signora della Vittoria.