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Sanzioniamo gli assassini dei cristiani

Renato Farina -  Libero 20/09/2008

INDIA - Ieri notte è stata incendiata una cattedrale cattolica in India. È la terza chiesa bruciata in due settimane nello Stato del Madhya Pradesh. Nello Stato di Orissa continua la persecuzione, c’è ancora gente dispersa nella foresta. Emergono particolari delle stragi perpetrate bruciando vive specialmente le ragazze cattoliche.

Il bilancio: siamo ormai a più di cento morti; almeno 55 chiese (fra cattoliche e protestanti) distrutte; quattro conventi, cinque fra ostelli e alloggi per giovani, sei istituti cattolici dediti al volontariato devastati. Ancora migliaia di persone vivono nascoste nella foresta, in condizioni disumane, dopo che le loro case sono state demolite.

Una volta c’erano i cavalieri della Tavola rotonda e i Templari. Adesso siamo qui a gridare inutilmente. La fiaccolata del 10 settembre (eccellente iniziativa di Liberal) ha raccolto qualche decina di persone, e non ha avuto conseguenze salvo nella coscienza di pochi. Bisognerebbe organizzarsi e partire. Indurre almeno il governo indiano a tutelare i perseguitati.

Indifesi
Perché i cristiani sono così indifesi? C’è una specie di complesso di colpa atavico o di menefreghismo che ci condanna all’estinzione, non dico solo dei credenti, ma della nostra stessa civiltà, se si va avanti così. In tutto l’Occidente solo l’Italia si è aggiunta agli appelli del Papa contro la furia persecutoria dell’India. Il ministro degli Esteri Frattini aveva convocato nello scorso agosto l’ambasciatore di questo Paese da un miliardo e cento milioni di abitanti. In India hanno protestato per l’interferenza del governo Berlusconi negli affari interni, non essendo coinvolti italiani. E non c’è stato niente da fare. Gli indù estremisti insistono nella loro violenza metodica e impunita. La polizia sta a guardare, perché in alto stanno i protettori dei fondamentalisti. E anche chi non è dei loro, però non vuole apparire come difensore di chi inquina l’India con la predicazione del Vangelo.

Non si tratta più ormai di episodi, ma di una specie di marea crescente. Non è l’espressione di una rabbia estemporanea. Dopo il terrorismo islamico, ci troviamo di fronte ad un organizzato terrorismo indù. Ha una sua ideologia, i suoi libri di riferimento. Esso si collega a partiti politici che crescono nel favore popolare e vogliono ripulire questo grande Paese da ogni minoranza che non adori la Trimurti. I nemici sono certo anche i buddisti e i musulmani, ma soprattutto i cristiani, soprattutto preti e suore che tengono aperti orfanotrofi, lebbrosari, scuole dove sono accolti, sull’esempio di Madre Teresa, i fuori casta e i più poveri.

Il fatto di ieri è sintomatico di questa prepotenza criminale destinata a crescere – senza interventi internazionali – mentre si avvicinano le elezioni. Come informa Asianews.it è stato un commando di tre uomini a dar fuoco alla cattedrale dei santi Pietro e Paolo di Jabalpur. L’incendio ha distrutto l’altare, le statue di san Pietro e Paolo, bibbia, messali, croci e altre suppellettili sacre e di pregio. Nei giorni scorsi era stato assaltato anche un convento di suore carmelitane a Banduha. Incredibilmente la polizia ha attribuito questi attacchi ai cristiani.

Ricorda un po’ le tesi di Giulietto Chiesa e di altri compagni secondo cui le Torri Gemelle le avrebbero buttate giù gli americani, per farsi un dispetto. Ma in questo caso è la tesi della polizia e questo fa paura, e dice il clima. Il fatto è che la campagna di violenze, partita dall’Orissa, dove sono state fatte a pezzi e bruciati più di venti cristiani, si espande verso sud.

Il nome del gruppo a noi dice poco: Dharm Raksha Sena. Il capo è: Yogesh Agrwal. Ne sentiremo ancora parlare. I suoi seguaci si presentano al mattino sul luogo dove agiranno, e - sicuri di farla franca - comunicano al parroco che colpiranno e lo sfidano a fermarli. La polizia non crede alla denuncia. E la sera operano. Il leader del Madhya Pradesh Isai Mahasang (Forum allargato dei cristiani del Madhya Pradesh), ha denunciato: «La polizia conosce i colpevoli, ma li sta proteggendo. Non permetteremo tutto questo». Si sono radunati in tremila cristiani, e hanno chiesto alle autorità di intervenire. In quella cattedrale un manipolo di indù aveva già cercato di dare alle fiamme, durante una funzione, un ritratto di papa Ratzinger.

Sta meglio intanto il sacerdote, padre Edward Sequeira, che si è salvato a mala pena dal linciaggio nell’episodio più tremendo accaduto nell’Orissa. È sconvolto per la morte di una ragazza bruciata viva. Non era una suora, ha raccontato ad asianews.it. Quando ha capito che in cinquecento avevano dato l’assalto alla casa del parroco, e lo stavano uccidendo a botte, e poi chiudendolo nel suo alloggio incendiato, ha cercato di salvare i piccoli di cui era responsabile. Si chiamava Rajni Majhi . «Non era nemmeno cattolica. Era solo una semplice ragazza indù che stava prendendo la licenza superiore. Sento ancora nelle orecchie la sua voce: “Padre, mi vogliono bruciare viva!” Queste sono le ultime parole che ho percepito, dopo ho perso conoscenza. La sua morte è la ferita più profonda nel mio cuore».

Dobbiamo agire
Tutto questo è accaduto nella zona di Kandahmal. «Trascinandomi fuori, nel cortile dell’orfanotrofio, mi colpivano gridando: Bajrang Bali Ki Jai! Yesu Christi Murdabada! Lode al Signore Hanuman [il dio indù, col volto di scimmia – ndr]! Distruggete, eliminate Gesù Cristo! Mi hanno spinto nelle fiamme e hanno chiuso la stanza dall’esterno. I bambini e Rajni, che avevano visto la folla che mi assaliva, erano entrati nell’orfanotrofio e avevano sbarrato la porta dall’interno. Ma alcuni uomini, dal tetto, sono riusciti a penetrarvi dentro e hanno trascinato Ranji all’esterno, insieme ai bambini. Molti di loro sono fuggiti. Ma quei criminali hanno legato Ranji e dopo aver fatto un falò nell’orfanotrofio, l’hanno gettata nelle fiamme. Con le loro lance, falci e altre armi la costringevano a rimanere fra le fiamme».

Possibile non fare niente? Accettare questo e limitarsi a delocalizzare le nostre aziende in India? Sarebbe il caso di fare un boicottaggio etico di ciò che è indiano, finché non saranno date garanzie di tutela delle minoranze.