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Monito di Putin: pronti al riarmo in Europa

La crisi Est-Ovest Il capo del governo ha spiegato che la Russia non poteva fare altro di fronte all'attacco contro l'Ossezia

Altro che reazione eccessiva: «Volevate che agitassimo un temperino contro l'artiglieria pesante?»

Bombardieri strategici russi in Venezuela. Chavez: «Gli Usa sono avvertiti»

Fabrizio Dragosei - Corriere della Sera 12 settembre 2008

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE MOSCA - La Russia non ha «alcuna ambizione imperialistica» e non esiste affatto una «minaccia sovietica», anche se qualcuno in America sta tentando di risuscitarla. Quando però missili intercettori e radar saranno installati in paesi europei, allora Mosca certamente reagirà puntando le proprie armi «contro questi paesi»: «Saremo costretti a rispondere, piazzando complessi in grado di reagire adeguatamente». Anche se il Cremlino ammonisce l'Occidente a «non lanciare una nuova corsa agli armamenti in Europa». «Ma che altro dovremmo fare, starcene seduti tranquilli mentre puntano i razzi?».

Un Vladimir Putin in grande forma ha ieri agitato carota e bastone parlando con un gruppo di giornalisti a Sochi, sul Mar Nero. Ha rinnovato le minacce già avanzate nei giorni scorsi e ha tentato di giustificare le azioni del suo paese e calmare le acque. Anche di fronte al catastrofico andamento dell'economia che nelle ultime ore è peggiorato. Nuove dimostrazioni di autoritarismo interno e non rispetto delle regole; crollo del prezzo del petrolio e guerra in Georgia. Tutto questo si è fatto sentire. Ieri la Banca Centrale ha dovuto iniettare dieci miliardi di dollari nel sistema bancario (l'intervento maggiore dal 2007), mentre il ministro delle finanze ha detto che il governo potrebbe ricorrere al Fondo di Prosperità Nazionale e ai fondi pensione per stabilizzare la borsa che da marzo ha perso quasi il cinquanta per cento.

Il capo del governo russo, che si definisce «un conservatore ma non comunista», ha attaccato gli Stati Uniti e ha spiegato che la Russia non poteva fare altro di fronte all'attacco contro l'Ossezia. E come altre volte, non ha tralasciato le espressioni colorite. L'attacco georgiano andava ben oltre la capitale dell'Ossezia Tskhinvali, «e noi che dovevamo fare, pulirci il moccio sanguinolento e inchinarci?» Altro che reazione eccessiva. «Volevate che agitassimo un temperino, che rispondessimo brandendo una fionda quando contro di noi venivano usati lanciatori multipli di razzi, carri armati e artiglieria pesante?». In quelle ore Putin era alle Olimpiadi, in Cina. «E su tutti i mezzi internazionali di comunicazione nemmeno una parola di quello che stava accadendo». Poi la Russia ha risposto. Esagerando? «Certo che chi ha iniziato quella provocazione si doveva aspettare di ricevere un bel pugno sul muso».

Il capo del governo russo ha paragonato la reazione del suo paese a quello che accadde nel 1945. «Non furono solo le truppe sovietiche ad entrare a Berlino, c'erano americani, francesi e britannici. Perché ci andaste? Avreste potuto sparare un pò di colpi alla frontiera e finirla lì. Invece non vi siete fermati. Un aggressore deve essere punito».

E intanto il Cremlino ha spedito due bombardieri strategici a compiere manovre in Venezuela: la loro presenza «è un avvertimento agli Stati Uniti», ha tuonato il leader di Caracas Hugo Chavez.

 

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