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Francia e Israele. Insieme contro il terrorismo

di Matteo Gualdi - Ragionpolitica 25 giugno 2008

Nicolas Sarkozy è arrivato domenica a Gerusalemme per una visita di tre giorni. Per la prima volta dal 1982 (allora all'Eliseo c'era François Mitterrand) un presidente francese ha parlato davanti alla Knesset, il parlamento israeliano. E lo ha fatto con un discorso chiaro ed inequivocabile, com'è nello stile di Sarkozy, al quale di sicuro non difetta la schiettezza. «Sono venuto per dirvi che il popolo francese sarà sempre al fianco dello Stato israeliano in ogni momento nel quale la sua esistenza sarà minacciata - ha detto riferendosi ai ripetuti attacchi del presidente iraniano Ahmadinejad - perché non possiamo accettare alcuna minaccia all'esistenza dello Stato di Israele, non possiamo tollerare chi dice di voler cancellare Israele dalle mappe geografiche». Così Sarkozy ha condannato ancora una volta l'atteggiamento di Teheran e l'intenzione degli ayatollah di proseguire nel folle piano di dotarsi dell'arma atomica. «Voglio dire con forza che un Iran dotato dell'arma nucleare è inaccettabile per il mio paese», ha sottolineato il presidente francese. E ha aggiunto: «Quelli che invocano in modo scandaloso la distruzione di Israele troveranno sempre la Francia a fronteggiarli per sbarragli la strada. Voglio dire senza ambiguità che il programma nucleare militare dell'Iran richiede una reazione di estrema fermezza da parte di tutta la comunità internazionale. Israele deve sapere che non è solo». Ma Sarkozy ha voluto ribadire anche la sua disponibilità ad aprire al dialogo purché Teheran scelga di «rispettare gli impegni internazionali», altrimenti «la Francia è determinata a perseguire con i suoi alleati una politica di sanzioni durissime».

Parigi, dunque, conferma il proprio impegno al fianco del popolo israeliano contro ogni forma di terrorismo, perché «il terrorismo non si giustifica, si combatte». Ed è sempre più chiara la strategia che Sarkozy intende adottare: da una parte inasprimento delle sanzioni, dall'altra isolamento di Teheran attraverso il dialogo con quei soggetti - primo fra tutti la Siria - che possono essere sottratti all'influenza iraniana. Proprio ai colloqui con la Siria, infatti, è stato dedicato il primo giorno di visita del presidente francese in Israele. Durante il suo incontro con il presidente della Repubblica israeliana, Shimon Peres, Sarkozy ha ribadito che «se non parliamo con Assad (il presidente siriano, ndr) non raggiungeremo mai la pace in Medioriente». E Peres ha applaudito all'iniziativa francese di invitare Assad a Parigi il 13 luglio prossimo, in occasione dell'incontro per il lancio dell'Unione per il Mediterraneo (Upm).

Insomma, l'Europa si candida ad un ruolo di primo piano nello scacchiere internazionale, ma dovrà dimostrare di saper essere unita contro il terrorismo. In questo senso, un ulteriore segnale induce all'ottimismo: l'approvazione di un nuovo pacchetto di sanzioni contro l'Iran da parte della Ue, dopo che Teheran ha rifiutato il pacchetto di incentivi per abbandonare il proprio programma nucleare, pacchetto proposto dal gruppo di contatto 5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu più la Germania). A quanto si apprende (il dettaglio delle sanzioni sarà disponibile solo quando verranno pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale) da oggi verranno bloccate tutte le attività delle filiali europee (Parigi, Londra, Amburgo) della grande banca iraniana Melli e sarà estesa la lista dei diplomatici e alti consulenti che non potranno più viaggiare in Europa perché «direttamente collegati con il programma nucleare e di armamenti». Così la Francia, che dal 1° luglio assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione Europea, ribadisce la sua vicinanza ad Israele, «una delle più autentiche democrazie del mondo, uno Stato moderno, volto all'avvenire», che «appartiene a tutti gli uomini perché i valori che lo fondano sono valori universali: sono i valori della giustizia e del diritto».