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Nasce Africom, il comando militare Usa in Africa

di Erik Marangoni - Ragionpolitica 21 giugno 2008

Come già annunciato nel febbraio 2007 dalla rivista militare Stars and Stripes, dal prossimo 1° ottobre la lotta al terrorismo internazionale potrà contare su un nuovo comando militare statunitense, il cui obiettivo principale è l'Africa. Da ottobre, infatti, i 3 comandi militari (su 5 esistenti) europeo, pacifico e centrale cederanno parte delle rispettive competenze «africane» ad una nuova struttura, che avrà sede nella città tedesca di Stoccarda e che sarà comandata dal generale Wiliam Ward. Il nuovo comando militare, ribattezzato Africom, si pone l'obiettivo di combattere contro il terrorismo che in Africa conta su diversi «santuari», ovvero località prive di controllo da parte delle autorità costituite, da cui gli emuli di Bin Laden possono pianificare e portare a termine le proprie azioni criminali in tutte le parti del mondo. Africom disporrà di un budget di circa 300 milioni di euro, somma non particolarmente elevata, che saranno disponibili anche per realizzare programmi di assistenza umanitaria per i paesi colpiti da terrorismo e altre catastrofi.

Africom non si propone di creare nuove basi americane in Africa, né di aumentare il numero di soldati americani attualmente presenti sul suolo africano, concentrati prevalentemente nella base militare di Camp Lemonnier di Gibuti. Secondo le parole del generale Ward, infatti, l'obiettivo esclusivo di Africom è di assistere quei governi nel cui territorio esistono gruppi terroristici a realizzare interventi mirati alla loro distruzione. Ciò attraverso programmi di assistenza, realizzati su base esclusivamente volontaria, con i governi interessati.

La scelta di dare vita ad un comando distinto con competenza per gli affari africani non è stato salutato in maniera particolarmente calorosa, nemmeno da parte degli Stati africani che, teoricamente, dovrebbero esserne i principali beneficiari. A parte l'atteggiamento intransigente della Libia, che ha caldamente consigliato a Washington di cancellare il progetto Africom, l'unico paese che si è offerto di ospitare la base è stata la Liberia, anche per ragioni storiche di amicizia con Washington, mentre gli altri hanno in misura più o meno cortese rifiutato la proposta americana. Il motivo è semplice: Africom viene vista con profondo sospetto dai governi africani, in quanto si ritiene che essa rappresenti il punto di partenza di una strategia aggressiva degli Stati Uniti verso l'Africa, finalizzata a contrastare non solo il fenomeno del terrorismo islamico, ma anche il crescente coinvolgimento della Cina in un continente ricco di risorse naturali tra cui petrolio e gas naturale. Non bisogna dimenticare, infatti, che gli Stati Uniti importano dall'Africa circa il 18% del fabbisogno energetico e «mettere in sicurezza» le fonti di approvvigionamento, attraverso la creazione di una rete di basi militari, rientra certamente negli interessi del governo americano.

Nel caso di Africom è evidente che l'aspetto economico, legato allo sfruttamento delle risorse petrolifere, gioca un ruolo significativo. Esso, tuttavia, non è il solo. A partire dalla fine degli anni '90 il continente africano è diventato sempre più un centro di reclutamento e addestramento di terroristi, di diversa natura, che hanno realizzato attentati sanguinosi in tutto il mondo. Nella sola Africa, dal 1998, l'anno degli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania, sono stati compiuti almeno 20 grandi attentati, che hanno causato diverse centinaia di morti, oltre a feriti e a danni alle strutture dei paesi colpiti. Tutto ciò senza contare gli attentati sanguinosi perpetrati da terroristi islamici in Algeria, cha hanno gettato il paese in una profonda guerra civile, nonché i crimini commessi in Nigeria, Somalia e Sudan.

Il semplice computo del numero degli attentati e delle vittime dei terroristi islamici dimostra che il terrorismo in Africa è più che mai attivo, ciò che giustifica la creazione di un comando militare adeguato ad affrontare il problema ovunque esso si manifesti, specialmente in un territorio poco controllato come l'Africa. Questo perché, purtroppo, il terrorismo di natura islamica non è un più un fenomeno esclusivamente nazionale o regionale, ma coinvolge tutti gli Stati del mondo, soprattutto quelli che hanno a cuore i concetti di libertà e democrazia.