1

Gli europei amano Obama, ma il 4 novembre votano gli americani

Alessandro M. Gisotti - Occidentale 12 Giugno 2008

Con la nomination democratica, l’obamania è sbarcata in Europa. A fine maggio, riporta il Wall Street Journal, un sondaggio realizzato in cinque Paesi europei (Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Russia) ha registrato un consenso per Obama del 52 per cento degli intervistati rispetto al 15 per cento in favore di McCain. In Francia, il dato è ancora più sorprendente: 65 per cento per il senatore dell’Illinois, solo 8 per cento per il veterano del Vietnam. Secondo John K. Glenn del German Marshall Fund, il successo di Obama contro Hillary ha nuovamente persuaso gli europei sulla vitalità del sistema americano. Alcuni media tedeschi hanno perfino favoleggiato che Obama quest’estate possa recarsi a Berlino, alla Porta di Brandeburgo, laddove JFK pronunciò il suo storico discorso nel 1963. La notizia è stata smentita dal portavoce del candidato democratico. In Belgio, nei giorni scorsi, il quotidiano Le Soir ha pubblicato un sondaggio dal risultato bulgaro: Obama piace al 74 per cento dei belgi. 

E’ in Francia, però, che l’obamania è al parossismo. Per Samuel Solvit, presidente del “Comitato francese pro Barack Obama” - intervistato dall’International Herald Tribune – i francesi non sono mai stati così ben disposti verso l’America da quando, nel 1865, donarono agli Stati Uniti la Statua delle Libertà. Per Le Figaro, “grazie ad Obama è tornata a farsi viva una certa idea dell’America: quella di una società generosa in cui l’uguaglianza delle opportunità non è una vuota promessa”. Il maggiore settimanale francese, L’Express, ha dedicato ad Obama la copertina ed uno speciale di 15 pagine. Il senatore afro-americano viene descritto come “il Kennedy nero” o “il Michael Jordan della politica”. L’autobiografia di Obama, The Audacity of hope, è in vetta alla classifica dei libri più venduti in Francia. Il candidato di origine keniane, poi, è già una leggenda tra gli immigrati africani che vivono nelle periferie parigine. Come ha notato con ironia il giornalista e scrittore americano, Richard Reeves, in Francia si aspettano che Obama attraversi l’Atlantico per andare in Europa camminando sulle acque. 

Le aspettative sono dunque altissime. E altrettanto cocenti potrebbero essere le delusioni. Il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha rilevato, la settimana scorsa, che questa ondata di entusiasmo europeo per Obama ha elevato il senatore “ad una sorta di messia politico del 21.mo secolo”. Un ruolo che sarà molto difficile da incarnare. D’altro canto, molti fan europei del “Yes, we can” potrebbero rimanere delusi dalla sua presidenza. Innanzitutto, qualora eletto, Obama potrebbe utilizzare il suo appeal per chiedere ai partner europei un maggiore impegno in Afghanistan e perfino in Iraq. Altro punto dolente sono i rapporti commerciali USA-UE. Rispetto all’“aperturista” Bush, infatti, Obama potrebbe rivelarsi decisamente più protezionista di quanto gli europei si aspettino. C’è poi la questione del ruolo dell’America nel mondo. Obama sembra garantire una maggiore predisposizione al multilateralismo rispetto a Bush (soprattutto al Bush del primo mandato). Tuttavia, come le sue recenti dichiarazioni pro Israele dimostrano, sui capisaldi della politica estera è improbabile che un presidente Obama viri di 180 gradi rispetto alle precedenti amministrazioni. Gli obamiani del Vecchio Continente sono avvertiti.