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«Mosca vuole dividere gli Usa dalla Ue»

Richard Pipes - Lo storico boccia il discorso: troppa ostilità nei confronti dell'America

Ennio Caretto - Corriere della Sera 8 giugno 2008

WASHINGTON - «Un discorso infantile, simbolico di un crescente antiamericanismo e di un'assurda sopravvalutazione del miracolo economico russo». Così Richard Pipes, lo storico della Russia e del comunismo, definisce l'intervento di Medvedev a San Pietroburgo. «Mi addolora ma non mi sorprende» aggiunge. «Penso che abbia un duplice obiettivo, secondo me irraggiungibile: di staccare l'Ue dagli Usa e di restituire a Mosca il ruolo di superpotenza globale perduto alla sconfitta nella guerra fredda».

Che cosa le è riuscito più sgradito del discorso del presidente? «L'ostilità nei confronti dell'America. Nulla di ciò che l'America fa va bene. Essa è nella stessa posizione dell'Inghilterra nel XIX secolo. Per i suoi critici, l'Inghilterra era un Paese di negozianti, e per i nostri critici, tra cui ci siete anche molti di voi europei, noi siamo un Paese di speculatori».

Dietro Medvedev c'è Putin? «C'è nel senso che il presidente è un suo allievo. Ma non credo che Putin abbia dovuto scrivergli il discorso, la pensano alla stessa maniera. Dai sondaggi, la pensa così anche la maggioranza dei russi».

È l'inizio di una guerra fredda economica? «Direi di no. Putin e Medvedev ammettono che la Russia ha bisogno degli investimenti stranieri, innanzitutto gli investimenti americani. Sanno che il Paese è in una fase di transizione, non può crescere da solo. Inoltre la guerra fredda fu un evento eccezionale: il comunismo voleva conquistare il mondo, la Russia no, sebbene sia sciovinista. Ma le tensioni aumenteranno».

Medvedev parla del rublo come del nuovo dollaro. «È una sciocchezza. I russi sono molto orgogliosi del loro boom economico, di possedere enormi risorse naturali, del fatto di avere 500 miliardi di dollari di riserve. Ma questa è la somma che noi americani spendiamo ogni anno in beneficenza. Nel contesto globale, il boom russo non è così impressionante. Ce ne sono vari altri, da quello della Cina a quello dell'India».

Perché crede che la Russia voglia spaccare l'asse Ue-Usa? «Perché strumentalizza a questo scopo le sue forniture di petrolio e di gas all'Europa. Perché continua a denunciare la Nato. Perché è convinta che voi rientrate nella sua sfera d'influenza. E perché si propone come potenza europea».

Per lei la Russia non è europea? «No. I russi sono europei come razza, ma non come cultura. Non sono gli eredi dell'antica Grecia e dell'antica Roma, tanto meno sono una società democratica. Culturalmente, i russi sono eurasiatici, un popolo sui generis. Culturalmente, siamo europei noi americani».

Come debbono reagire l'Ue e gli Usa al nazionalismo russo? «Il dialogo tra noi e Mosca deve proseguire a tutto campo ma nella tutela dei nostri interessi strategici ed economici, con un confronto costruttivo nelle istituzioni internazionali, su cui Mosca vorrebbe esercitare uno stretto controllo. Ma l'Ue e gli Usa devono restare uniti».

Lei giudica il sistema politico russo una dittatura? «Non lo si può paragonare al totalitarismo sovietico, che uccideva la libertà, era ferocemente repressivo. Ma è un regime autoritario dove viene concessa qualche scelta».

Chi è *** Richard Pipes, 84 anni, nato in Polonia, è stato consigliere di Ronald Reagan. È il massimo esperto Usa di storia del comunismo