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Il capo della Cia: «Al Qaeda sta perdendo la guerra»

Terrorismo Secondo il generale Hayden il gruppo di Osama Bin Laden è vicino a una «sconfitta strategica» in Iraq e Arabia Saudita

Guido Olimpio - Corriere della Sera 31 maggio 2008

WASHINGTON - Sulle rive del Potomac, a pochi chilometri dalla Casa Bianca e dal comando dell'intelligence, soffia il vento dell'ottimismo. Il capo della Cia, Michael Hayden, accompagnato da analisi confortanti di rinomati esperti, ha affermato che Al Qaeda «sta perdendo» la guerra. Per lo 007 il movimento di Osama «è vicino ad una sconfitta strategica in Iraq» e lo stesso vale in Arabia Saudita. Anche sul piano globale le quotazioni dei qaedisti sarebbero al ribasso. Una valutazione che contrasta con il giudizio contenuto nel rapporto dell'intelligence dell'agosto 2007 dove si affermava che Al Qaeda si stava riorganizzando a partire dal tradizionale «santuario» afghano-pachistano.

Per misurare i successi ottenuti gli americani indicano i seguenti parametri:

1) Una tattica più aggressiva che ha portato specialmente in Pakistan all'eliminazione di numerosi esponenti di Al Qaeda.

2) L'opposizione in molti paesi (Iraq e Algeria su tutti) allo stragismo dei seguaci di Osama. Massacri che hanno ucciso soprattutto musulmani.

3) La contestazione interna al movimento. In particolare la diatriba che ha opposto il mentore della Jihad islamica egiziana, sceikh Fadl, ad Ayman Al Zawahiri. Il primo, infatti, ha messo in discussione le scelte di Al Qaeda. Una polemica seguita dai ripensamenti in senso moderato di alcuni teologi sauditi - come lo sheikh Al Awda - considerati in passato come i veri ispiratori di Osama.

Rovesci che agli occhi di Hayden sono stati accresciuti dall'aumentata capacità da parte dei suoi uomini di raggiungere o mettere fuori combattimento le figure principali della realtà terroristica. Una campagna tuttavia resa zoppa dalla mancata cattura di Bin Laden e Al Zawahiri che, almeno sul piano mediatico, continuano ad occupare la scena.

Le affermazioni di Hayden sono state accolte con prudenza da altri analisti - lo studioso Bruce Hoffman e l'ex 007 Michael Scheuer - i quali continuano a diffidare. Per troppe volte Al Qaeda è stata data «per morta» - osservano - e ritengono che sia ancora in grado di preparare «azioni catastrofiche», magari agevolata dall'apparente tregua raggiunta tra il Pakistan e i militanti che offrono protezione ai terroristi.

Negli ultimi tempi poi, i leader qaedisti avrebbero intavolato trattative con Teheran sullo status dei loro complici presenti in Iran dal 2003. Due figli di Osama e Seif Al Adel, uno dei più brillanti capi militari, vivono da anni «ospiti» degli ayatollah. Il regime khomeinista li avrebbe confinati in residenze sorvegliate controllandone i movimenti: una circostanza emersa anche in indagini svolte dai carabinieri del Ros. Ora Bin Laden vorrebbe che fosse concessa piena libertà di agire: un negoziato reso difficile dalla rivalità ideologica che oppone sunniti e sciiti. Washington sospetta che Teheran voglia usare la colonia qaedista come moneta di scambio - in un eventuale negoziato con l'Occidente e i Paesi arabi - o all'opposto servirsene in caso di una crisi nella regione per colpire gli interessi americani.