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Colombia, si arrende Karina la sanguinaria

Veterana Ha perso un occhio e un seno in battaglia. Molti militanti accettano l'offerta di «resa e reinserimento» del governo

L'unica donna comandante delle Farc: «Sono stanca della guerra» Faceva parte del commando che 24 anni fa uccise il padre dell'attuale presidente Uribe. Rimasta sola con il fidanzato-guardia del corpo, dopo che la sua unità è stata decimata. Parlano altri giovani guerriglieri disertori: «Volevamo tornare a vivere»

Rocco Cotroneo - Corriere della Sera 20 maggio 2008

BOGOTA'- Si è arresa Karina, la sanguinaria, l'unica donna al vertice delle Farc. Stanca, affamata, si è consegnata all'esercito. Fine di trent'anni di clandestinità e battaglie, nelle quali ha perso un occhio e un seno, devastati da pallottole, e guadagnato un numero imprecisato di cicatrici. I corpi speciali, i cui uomini hanno il volto oscurato in tv, le hanno messo addosso il loro giubbotto, mentre la portavano via, lasciandole gli orecchini. Il governo colombiano festeggia l'ennesimo colpo alla guerriglia e il presidente Alvaro Uribe regola un conto. Pare che Karina, 24 anni fa, facesse parte del gruppo che gli ammazzò il padre, l'imprenditore Alberto Uribe, in un tentato di sequestro. La donna, che oggi ha circa 45 anni, è finita spesso nei discorsi del presidente. «La dobbiamo prendere, è responsabile di massacri di innocenti».

Era la figura più forte della guerriglia nella regione di Antioquia dove Uribe è nato e cresciuto politicamente. E dove, dicono i detrattori, si è poi sporcato le mani con i paramilitari per vendicare il padre. Karina, vero nome Nelly Ávila Moreno, era perduta, abbandonata da tutti fuorchè un guardaspalle-fidanzato. Il fronte che comandava, il numero 47, si è squagliato a poco a poco dopo essere arrivato a contare, anni fa, 400 combattenti. «Si sono arresi per fame», dicono i militari, ricordando che nelle vicinanze, qualche settimana fa, avvenne l'omicidio del comandante Ivan Rios, ucciso da una guardia del corpo che gli tagliò pure una mano.

Per Uribe la caduta di Karina è più di una questione personale: la conferma di una strategia che funziona per debilitare le Farc, fatta di bombe, spregiudicatezza ma anche di leggi per spingere alla diserzione. In un palazzo del centro di Bogotà, sedicesimo piano, uffici senza targa sulla porta, c'è il cuore del programma di reinserción, protezione e reinserimento degli ex Farc nella vita quotidiana. Karina è un pesce troppo grosso e qui non verrà: finirà in galera o verrà nascosta da qualche parte. Ma silenziosamente, da queste stanze, passano a centinaia. «Le Farc perdono 150-200 guerriglieri al mese», dicono gli uomini del ministero della Difesa che ci hanno accompagnato qualche settimana fa ai colloqui con Gabriel e Carla, ex combattenti consegnatisi all'esercito.

Molti disertori sono minorenni (nelle Farc si può essere «coscritti» a 10-11 anni, maschi o femmine poco importa) e passano prima per altre forme di assistenza, in comunità o orfanotrofi. «Il morale dei guerriglieri è sempre più basso - racconta Gabriel, 28 anni e 10 di lotta, consegnatosi da sei mesi - Prima delle ultime offensive dell'esercito, i capi ci convincevano che la vittoria era alle porte e questo ci aiutava a sopportare una vita dura, una disciplina terribile. Oggi non ci crede più nessuno».

Gabriel racconta che sono sempre di più i gruppi circondati dall'esercito, non più in grado di trovare cibo. «Sono scappata con il mio fidanzato di notte, appena abbiamo saputo che l'esercito era a 15 minuti di marcia», racconta la giovanissima Carla, entrata nelle Farc a 15 anni e oggi protetta perché, come sua ex assistente, conosce i segreti del Mono Jojoy, uno dei boss più ricercati. Da tempo sapeva dei programmi di protezione e di come consegnarsi: «L'unica forma di svago nella selva è la radio, e Colombia Estereo, l'emittente dell'esercito, ti martella: lascia la guerriglia, ti diamo uno stipendio e un lavoro, torna alla vita...». Sui successi dell'esercito colombiano esiste una forte propaganda, ma alcuni fatti innegabili: Karina è la prima graduata a consegnarsi, così come Raul Reyes e Ivan Rios, uccisi a distanza di pochi giorni, sono le prime perdite del Segretariato delle Farc nella loro storia.

Le testimonianze dei fuoriusciti confermano che la crisi è seria, forse fatale. Tutto ciò non ha aiutato finora a risolvere il dramma di Ingrid Betancourt e di altre centinaia di ostaggi, tenuti in accampamenti che non possono essere raggiunti dall'esercito, pena la loro esecuzione. Però le diserzioni rafforzano i teorici della soluzione militare e indeboliscono il partito della trattativa, formato dai familiari degli ostaggi, dai movimenti umanitari e da chi, come il venezuelano Hugo Chávez, ne ha fatto una questione di leadership regionale per indebolire il nemico Uribe.

americas.corriere.it

*** Gruppo armato «Marxisti- leninisti» - Le «Forze armate rivoluzionarie della Colombia» nascono tra 1964 e '66 come braccio armato del Partito comunista, «marxista-leninista di ispirazione bolivariana»

*** I numeri della lotta - In lotta con il governo, sostengono di difendere i diritti degli ultimi e opporsi alle ingerenze Usa. Secondo stime contano 6-8 mila effettivi. Il leader è Manuel Marulanda

*** Il traffico di droga - Il coinvolgimento, dagli anni '80, nel traffico di droga ha causato il distacco dal Partito comunista e la formazione del «Partito comunista clandestino colombiano»

*** Gli ostaggi nella foresta - Sono centinaia gli ostaggi nella foresta. Tra loro Ingrid Betancourt (foto), franco-colombiana ex candidata alla presidenza, ormai in condizioni di salute critiche

*** Sulla lista del terrore - Per governo colombiano, Usa, Canada e Ue le Farc compaiono sulla lista delle organizzazioni terroristiche. Per Cuba e Venezuela sono un movimento «rivoluzionario»