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Le assurde teorie dei «complottisti»

di Stefano Magni - Ragionpolitica 24 aprile 2008

Al Qaeda difende a spada tratta la paternità dell'attacco alle Torri Gemelle e al Pentagono dell'11 settembre 2001. «Giù le mani», dunque, dal più noto e sanguinoso attentato della rete del terrore: il movimento jihadista di Bin Laden si ribella a tutte le teorie cospirative che non credono alla «versione ufficiale». Secondo i complottisti, sempre più numerosi sul web e visibili quanto mai nei media, l'11 settembre non sarebbe altro che un auto-attentato, un complotto della Cia o del Mossad (o di entrambi) per dare al presidente George W. Bush (ma soprattutto alla «lobby» che lo manovrerebbe) l'opportunità di «colonizzare il Medioriente» per motivi petroliferi e/o geopolitici. Ma in questo modo, volenti o nolenti, i complottisti finiscono per screditare il movimento di Bin Laden, che usa le immagini dell'11 settembre per mostrare la sua potenza al mondo radicale islamico e fare proseliti. Ed è quindi naturale che Al Qaeda ammetta e ribadisca la sua colpevolezza.

Per al-Zawahiri, il principale responsabile della diffusione delle teorie cospirative è il regime islamico iraniano, il rivale sciita per eccellenza. Al-Zawahiri, a sua volta, ha elaborato una teoria del complotto, una sorta di complotto del complotto: «Il proposito di questa bugia è chiaro - dichiara Zawahiri -: suggerire che fra i sunniti non ci sono eroi capaci di colpire l'America come nessun altro ha fatto nella storia». Allora, se ci indigniamo sul web, quando leggiamo tesi che vanno anche contro l'evidenza dei fatti («Nessun aereo ha colpito il Pentagono», quando migliaia di persone lo hanno visto), dobbiamo ringraziare il servizio di informazione dell'ayatollah Khamenei? O la tv di Hezbollah Al Manar? Non esageriamo. L'Iran avrà anche molti contatti in Occidente, ma i primi libri che parlavano del complotto sono usciti pochi mesi dopo l'11 settembre, primo fra tutti L'incredibile menzogna di Thierry Meyssan. Quel che al-Zawahiri forse non sa è che in Europa si grida al complotto americano per riflesso condizionato. E che l'antiamericanismo ideologico europeo è forte tanto quanto quello islamico.

Ma i complottisti cosa dicono di al-Zawahiri? Come difendono le loro tesi anche di fronte a confessioni così plateali come quelle di Al Qaeda? Il più famoso di loro, qui in Italia, Maurizio Blondet, semplicemente mette in dubbio la veridicità del messaggio di Al Qaeda. «Va notato che, stavolta, la minacciosa registrazione - scrive il giornalista sul sito della casa editrice Effedieffe - non esce dalla pregiata ditta Rita Katz, fertile scopritrice di messaggi qaedici che sfuggono alla Cia e alle altre 16 agenzie d'intelligence USA. Questa porta il logo di al-Shahab, "il braccio ufficiale di Al Qaeda per i media", come assicura Associated Press. Al-Shahab è stato affidato (da Bin Laden?) alle competenti cure di Abu Suhayb al-Amriki, noto anche come Adam Gadahn, e popolarmente detto, nel mileiu terrorista, "Azzam l'Americano": il quale altri non è che Adam Pearlman, un giovanotto statunitense, nipote di un celebre urologo ebreo di Orange County California, il defunto Carl Pearlman. Costui era un direttore della Anti-Defamation League». Tutto spiegato dunque, stiamo tranquilli: le teorie cospirative sono costruite apposta per resistere sia alle prove che alle testimonianze. E comunque: è sempre colpa degli ebrei.