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Morales, gli indigeni all'Onu e un concerto eco-sostenibile

di Anna Bono - 24 aprile 2008

Per il fatto di aver liberato il parlamento e il governo italiani da comunisti e no global, non per questo siamo salvi. Il mondo ne pullula. È meglio non abbassare la guardia e anzi, per quanto riguarda l'Italia, approfittare dell'esito elettorale per avviare quante più possibili azioni di contrasto alla loro cultura. Si dovrebbe evitare in futuro che certi eventi internazionali siano occasione di propaganda antioccidentale, come è successo con la celebrazione della Giornata mondiale della Terra, che cade ogni anno il 22 aprile e di cui si è appena spenta la eco, e con l'inaugurazione della VII sessione di lavori del Forum permanente delle Nazioni Unite sulle questioni indigene, apertasi il 21 aprile e tuttora in corso.

Al Forum il più loquace e colorito portavoce delle rivendicazioni antioccidentali finora è stato il presidente della Bolivia, Evo Morales. Vale la pena di citare alcuni passi del discorso che ha pronunciato di fronte alle centinaia di persone riunite al Palazzo di Vetro di New York pretendendo di rappresentare 370 milioni di indigeni. «Dobbiamo farla finita con il capitalismo, un sistema responsabile soltanto del surriscaldamento del pianeta che consente solo di accumulare immondizia», ha detto Morales proponendo in alternativa un socialismo comunitario in armonia con «la nostra madre Terra». Bisogna inoltre rinunciare alla guerre, «garantire l'acqua come diritto umano per tutti, sviluppare energie pulite, consumare solo il necessario, promuovere la diversità culturale ed economica: basta con il consumismo, lo spreco e il lusso!».

Ha insomma sfoderato il consueto repertorio ecologista-terzomondista di buone intenzioni e accuse all'Occidente, toccando però anche un tasto delicato: quello dei biocarburanti tanto voluti negli scorsi anni dai no global ecocatastrofisti, come rimedio ai danni ambientali causati dal petrolio, ma ora criticati per aver contribuito agli elevati aumenti dei generi alimentari degli ultimi mesi. Milioni di tonnellate di raccolti alimentari sono infatti stati sacrificati alla produzione di combustibile, il che avrebbe determinato l'impennata dei prezzi di cereali, latticini e carne: «Un errore - ha spiegato Morales - perché i biocarburanti non servono alla vita umana, ma solo alle macchine di lusso». Naturalmente si riferiva soprattutto agli ormai «famigerati» Suv: si dice che il grano necessario a riempire il serbatoio di un Suv basterebbe a sfamare una persona per un anno. Sembra incredibile, ma a nessuno viene in mente che forse, mancando la richiesta per la produzione di carburante, quel grano non lo avrebbe coltivato nessuno; e, comunque, che quel grano è stato pagato a chi lo ha prodotto, il che ha contribuito ad assicurargli i necessari mezzi di sussistenza. Né viene in mente che il vero problema della cronica scarsità di beni essenziali nei paesi poveri, e del loro costo crescente, è dato dai milioni di persone che non producono nulla o troppo poco per sopravvivere e che devono la loro esistenza ai surplus realizzati grazie al tanto disprezzato sistema capitalista.

Questo, a quanto sembra, non lo capiscono nemmeno i 400 esperti che, finanziati dall'Unesco, per tre anni hanno lavorato alla stesura di un rapporto sullo stato dell'agricoltura mondiale, giungendo alla conclusione che la moderna agricoltura deve essere abbandonata se si vogliono evitare cambiamenti climatici e tensioni sociali. Secondo l'agenzia Onu, l'unica soluzione ecologicamente e socialmente sostenibile è passare dall'agricoltura industriale all'eco-agricoltura basata sui piccoli produttori e su raccolti coltivati impiegando fertilizzanti e sementi naturali. [Col bel risultato di far morire di fame i cinque sesti dell'umanità e di tornare alla situazione ante-Novecento, quando la Terra era popolata da meno di un miliardo di persone. Nota del Webmaster]

Nel frattempo, si fa festa in tutto il mondo. Per rendere omaggio a madre natura nell'«Earth Day», si sono organizzati non meno di 4.000 eventi in 174 paesi. Roma, tanto per eccellere, ha dedicato alla Terra tre giorni di manifestazioni che si sono conclusi la sera del 22 aprile con il «Nat Geo music live: musica per l'ambiente», un grande concerto gratuito in Piazza del Campidoglio a impatto ambientale zero, e quindi eco-sostenibile, organizzato dal canale musicale di National Geographic. A quanto pare, però, dell'inquinamento acustico non si è preoccupato nessuno, come al solito: ci sono delle priorità.