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Al Qaeda alle corde

di Matteo Gualdi - Ragionpolitica 24 aprile 2008

«Invito la Nazione musulmana a temere le domande che Allah formulerà nel giorno del giudizio a chi abbia mancato di dare il proprio appoggio ai suoi fratelli mujaheddin, e la sollecito a non lesinare uomini né denaro». Questo è l'ultimo messaggio del numero due di Al Qaeda, Ayman al-Zawahiri, diffuso su internet. Così il medico egiziano, portavoce di Osama Bin Laden, rilancia la guerra santa contro l'Occidente e sottolinea l'importanza di combattere in Iraq. Il nuovo, disperato appello arriva a pochi giorni da un analogo messaggio diffuso in occasione del quinto anniversario della guerra in Iraq. Ma il gruppo terroristico sembra avere ormai perso su tutti i fronti, persino quello mediatico. Sono lontanissimi i tempi in cui una apparizione di Osama Bin Laden catalizzava l'attenzione dei media e dei servizi di intelligence per giorni, provocando inquietudine nelle popolazioni occidentali. Ormai da tempo Al Qaeda ha perso il suo appeal, persino tra gli islamici più radicali.

Sconfitta in Iraq, dove la nuova strategia del generale Petraeus le ha sottratto il territorio e l'appoggio della popolazione, ridimensionata fortemente in Afghanistan ed in Pakistan, fiaccata dalla chiusura dei rubinetti finanziari, l'organizzazione di Bin Laden (o forse ormai di al-Zawahiri) avrebbe bisogno di uomini e soldi, ma per ottenerli dovrebbe dimostrare di essere ancora forte, invece è più debole che mai. L'attenzione ormai è rivolta prevalentemente ad altre organizzazioni che rappresentano oggi una minaccia molto più grande ed attirano le simpatie (ed i finanziamenti) degli islamo-fascisti di tutto il mondo: Hamas ed Hezbollah su tutte. Non a caso proprio contro Hamas si è scagliato, in un altro passaggio, il medico egiziano: «Hanno detto di sottoporre a referendum un accordo di pace con Israele; ma come possono assoggettare a referendum una questione che viola la shari'a?» ha detto al-Zawahiri riferendosi a quanto affermato nei giorni scorsi dallo sceicco Khaled Meshaal, supremo leader politico di Hamas, che aveva dichiarato, a margine della visita in Palestina dell'ex presidente americano Jimmy Carter (rivelatasi assolutamente inutile), di essere pronto ad accettare la creazione di uno Stato indipendente palestinese entro i confini del 1967, qualora il popolo avesse deciso in questo senso tramite un apposito referendum.

E proprio il riferimento a tale prospettiva dimostra lo stato di disperazione e confusione in cui versa l'organizzazione di Bin Laden. L'idea infatti, che un'organizzazione terroristica come Hamas, che ritiene la distruzione dello Stato israeliano un fondamento della propria esistenza, possa davvero indire un referendum democratico, non pilotato, presso il popolo palestinese (peraltro già debitamente indottrinato e preparato a respingerlo) appare a tutti come un semplice espediente, un'operazione di pura facciata con la quale il gruppo terroristico palestinese tenterebbe di accreditarsi nei confronti di alcuni osservatori occidentali. Chiaramente la mossa di al-Zawahiri rientra in una strategia di indebolimento del fronte sciita, verso il quale circa un anno e mezzo fa aveva teso la mano, ricevendo in risposta un netto rifiuto. I contatti sono proseguiti nel tempo, con la speranza, per Al Qaeda, di recuperare terreno e credibilità, ma di fronte alle continue chiusure degli estremisti palestinesi al-Zawahiri ha deciso di rompere e riprendere la linea intransigente, nella speranza di attirare i consensi delle frange islamiche più estreme. Chiaramente l'operazione è destinata a non riuscire, visto che nessuno ha minimamente creduto alle parole dello sceicco Meshaal, così come nessuno si preoccupa più ormai delle parole di al-Zawahiri, portavoce di una formazione che da tempo non fa più paura, ed oggi è solamente una patetica caricatura di quella che un tempo fu la più grande sfida per l'Occidente.