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Crisi delle Comore. Mayotte, l'isola che volle restare francese

di Anna Bono - Ragionpolitica.it 29 marzo 2008

A partire dalla seconda metà degli anni '80, in Africa, durante le manifestazioni di piazza contro i governi autoritari e corrotti, avevano incominciato a comparire manifesti con su scritto «Ma quando finisce questa indipendenza?» e altre simili esternazioni. Testimonianze documentate confermavano quella che dapprima era parsa un'invenzione poco credibile di qualche giornalista. Memorabile è rimasta l'intervista a un uomo, raggiunto da un'emittente televisiva all'ingresso di un ospedale di Luanda, Angola: piangeva affranto un suo nipotino appena morto, circondato da donne e uomini come lui in lutto per i loro bambini uccisi da denutrizione, malattie e mine antiuomo e, mostrandoli, domandava: «E' questa l'indipendenza che ci avevano promesso i nostri capi? Se è questa, se la riprendano, noi non la vogliamo!».

Poi manifesti e dichiarazioni contro l'indipendenza sono finiti. La speranza di vita alla nascita in Africa è di circa 47 anni, il periodo delle indipendenze è incominciato negli anni '60: gli africani che hanno vissuto sotto i governi coloniali europei ormai sono morti o, all'epoca, erano troppo piccoli per ricordarsene. In compenso, si è moltiplicato il numero degli africani che cercano di lasciare il continente: oppure, nel caso della Repubblica Federale Islamica delle Comore, l'arcipelago dell'Oceano Indiano ex colonia francese, di raggiungere l'unica delle sue isole che nel 1975, l'anno dell'indipendenza, ha rifiutato di liberarsi dal «giogo coloniale» e ha scelto di restare territorio d'oltremare della Francia.

Si capisce il perché della fuga verso Mayotte considerando che in 33 anni, dal 1975 a oggi, nelle Comore ci sono stati 19 colpi di Stato. In base a un accordo del 2001, inoltre, Anjouan, Grande Comore e Moheli, le tre isole maggiori, dispongono ognuna di un presidente, un governo, un parlamento, un esercito propri ai quali si aggiungono le corrispondenti istituzioni federali che si insediano a rotazione ogni quattro anni in una delle tre suddette isole: quindi, in tutto, gli 800.000 abitanti dell'arcipelago sono governati da quattro presidenti, e relativi apparati statali, che dovrebbero essere in grado di mantenere con i proventi delle colture di ylang ylang, vaniglia e chiodi di garofano.

L'ennesima crisi, che ha intensificato l'esodo verso Mayotte, si è verificata quando nel 2006 e nel 2007 si sono svolte le elezioni per il rinnovo delle cariche federali, destinate per turno ad Anjouan, e di quelle locali. Il presidente di Anjouan, Mohamed Bacar, al potere dal 2001 con un colpo di Stato e dal 2002 grazie al voto popolare, ha impedito al nuovo presidente federale, Mohamed Sambi, di stabilirsi con il suo esecutivo sull'isola e lo scorso aprile, alla scadenza del proprio mandato, ha rifiutato di passare le consegne a un presidente ad interim incaricato di governare, come prevede la Costituzione, fino alle elezioni fissate per il 10 giugno. Ne è seguito il rinvio delle elezioni ad Anjouan, un provvedimento federale che però il presidente Bacar non ha rispettato. Gli abitanti dell'isola si sono quindi recati ugualmente alle urne alla data stabilita e il giorno dopo, l'11 giugno, Bacar ha annunciato la propria vittoria con il 90% delle preferenze. Nei mesi successivi ci sono stati dei tentativi non riusciti da parte dell'esercito federale di conquistare l'isola, si è costituito un governo di Anjouan in esilio, affidato al presidente ad interim Kaambi Houmadi, e si sono attivate numerose iniziative diplomatiche internazionali, tutte fallite, finché l'Unione Africana, nel novembre del 2007, ha deciso di congelare i fondi dei dirigenti di Anjouan e di imporre all'isola il blocco navale.

Anche questo non è bastato ed è perciò che il 25 marzo scorso un piccolo esercito, composto da forze federali appoggiate da un contingente di circa 1.500 Caschi Verdi inviati dall'Unione Africana e guidati dalla Tanzania, è sbarcato ad Anjouan. Quello stesso giorno Mohamed Bacar, come tanti suoi connazionali prima di lui, è scappato con un seguito di fedelissimi a Mayotte, dove ha sùbito chiesto asilo politico alla Francia, e di lì, due giorni dopo, si è trasferito sull'isola della Réunion, anch'essa territorio francese d'oltremare. Contro di lui il governo federale delle Comore ha spiccato un mandato di cattura internazionale e il 27 marzo ne ha chiesto l'estradizione alla Francia affinché possa essere giudicato in patria. Al momento è accusato di sottrazione di fondi pubblici, tortura e atti di ribellione.