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L'urlo di Pascal Bruckner contro il Terzomondismo

MITI - UN AUTORE POLITICAMENTE SCORRETTO

Pierluigi Panza - Corriere della Sera 26 marzo 2008

Non è inopportuna la ristampa con nuova introduzione, a 25 anni di distanza dalla prima edizione, di "Il singhiozzo dell'uomo bianco" dell'ex nouveau philosophe Pascal Bruckner che, unitamente a "La cultura del piagnisteo" del critico d'arte del Time Robert Hughes, costituisce il caposaldo del movimento di liberazione dell'Occidente dal senso di colpa per un presunto passato di torti nei confronti del Terzo Mondo.

Il libro si scaglia contro l'idea che l'uomo bianco sia malvagio, e si sia arricchito tenendo deliberatamente in catene i popoli del Sud, macchiandosi di colpe come colonialismo e imperialismo, dalle quali deve redimersi. Bruckner arrivò a queste tesi uscendo dal mito del '68 alla fine degli anni Settanta «con la decomposizione del marxismo e del terzomondismo - disse - con i massacri della Cambogia, della Cina e dell'Etiopia, la dittatura di Castro». Gli parve evidente «che non c'era niente da sperare dai regimi fondati sull'antimperialismo». Assunse posizioni coraggiosamente spregiudicate e, come ricorda nella nuova introduzione, trovò il coraggio di pubblicare per Seuil questo libro, accolto in maniera burrascosa.

Se la pubblicazione del 1983 fu quasi una risposta a "Orientalismo" di Edward Said (1978), questa riedizione sembra una risposta alla ripubblicazione di "Mitologie bianche" di Robert J.C. Young, testo che si è assunto il compito di «decolonizzare la storia occidentale».