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«Da Osama ordine per un attacco»

Ieri un secondo audio: «Guerra santa per liberare la Palestina» Oggi il dossier sarà esaminato in una riunione al ministero degli Interni italiano presieduta dal prefetto Carlo De Stefano

Messaggio Le frasi sull'Europa, le vignette e il Papa interpretate come un'indicazione operativa

Guido Olimpio - Corriere della Sera 21 marzo 2008

WASHINGTON - «La risposta sarà quello che vedete e non quello che sentite». La voce di Osama, simile a quella della Sibilla, porta nuove minacce all'indirizzo del Papa e dell'Europa per la vicenda delle vignette sul Profeta. Una breve sortita - 5 minuti diffusi mercoledì sera - seguita ieri da un secondo audio su Al Jazeera dedicato alla crisi di Gaza con il consueto appello alla Jihad. Interventi, specie il primo, che hanno suscitato «attenzione» nelle nostre forze di sicurezza ma non allarmismo. Oggi il dossier sarà esaminato in una riunione al ministero degli Interni presieduta dal prefetto Carlo De Stefano per decidere se potenziare le misure di sicurezza. Pasqua è alle porte, un evento che potrebbe indurre qualche gruppo a colpire. E tra qualche settimana il Pontefice compirà un'importante visita negli Stati Uniti dove si recherà, tra l'altro, a Ground Zero. Questo per dire che non mancano pretesti per i qaedisti e che la vigilanza è d'obbligo. A metà marzo il Viminale, dopo un'analisi delle fonti di rischio, aveva comunque previsto l'adozione di contromisure in vista delle festività. Dunque maggiore sorveglianza attorno ai cosiddetti obiettivi «sensibili».

Il messaggio, attribuito dalla Cia a Bin Laden, non ha toccato più di tanto il Vaticano. Un portavoce della Santa Sede ha respinto le accuse mosse dal capo terrorista e, significativamente, ha ribadito che i programmi di Benedetto XVI restano immutati. Linea cauta anche in Danimarca, da tempo nel mirino per aver pubblicato le vignette. Lo stato d'allerta è già alto - dicono gli 007 - non servono provvedimenti speciali. Il senso delle reazioni in campo occidentale è quello di stare con gli occhi aperti senza però cadere nel gioco propagandistico innescato dai qaedisti.

Più infervorati, invece, i simpatizzanti jihadisti. Su diversi forum su Internet si sono detti sicuri che il messaggio di Bin Laden sia il segnale per un nuovo spettacolare attentato. In realtà l'intervento del leader rientra in un tracciato già segnato da attacchi feroci nei confronti del Papa. I qaedisti - sottolineano alcuni analisti - sono preoccupati dal dialogo avviato dal Vaticano con l'Islam moderato. Nel messaggio Bin Laden se la prende infatti con il re saudita Abdullah, «sovrano senza corona», colpevole di aver incontrato il Pontefice. Inoltre i terroristi, con queste «bombe di carta», continuano ad esercitare la rivendicazione preventiva: se vi sarà un attentato lo si potrà collegare comunque ad Al Qaeda.

I segnali di questi ultimi mesi, del resto, non sono rassicuranti. Diversi paesi sarebbero nel mirino. Le parole di Osama dedicate ai palestinesi rientrano nella tradizione qaedista. Bin Laden li invita alla lotta armata, afferma che l'assedio di Gaza è una conseguenza della conferenza di Annapolis (svoltasi a fine novembre), ribadisce che non c'è spazio per il negoziato. Anzi, il modello da copiare è quello dei ribelli in Iraq, con i quali bisogna fare fronte comune. Per questo la liberazione verrà conquistata con «il ferro e il fuoco». Come per le minacce all'Europa, gli esperti ritengono che gli affiliati ad Osama abbiano deciso una lenta ma costante marcia di avvicinamento per colpire in Israele scavalcando le fazioni locali. Nella visione degli islamisti non solo il Fatah di Abu Mazen, trattato come un rinnegato, ma anche Hamas e persino l'Hezbollah libanese si sarebbero sottratti ai doveri della guerra santa.

Chi ha preparato il secondo messaggio si è preoccupato di dare un riferimento temporale - la conferenza di Annapolis - tentando di rintuzzare i sospetti che il leader sia morto da tempo o gravemente malato e, al tempo stesso, ha voluto ribadire che Osama resta alla al comando, in grado di impartire ordini.