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Bush: «Successo in Iraq Gli arabi contro Al Qaeda»

Cinque anni dopo «Le truppe restano». Il 64% degli americani per il ritiro

L'audio di Osama annunciato su Internet. Lo «sceicco del terrore» prevede «dure punizioni» per i Paesi europei. Bin Laden accusa il Papa e l'Ue per le vignette

«Demonizzazione» *** Benedetto XVI «è coinvolto nella crociata per demonizzare l'Islam»

Ennio Caretto - Corriere della Sera 20 marzo 2008

WASHINGTON - Gli Stati Uniti non ridurranno ulteriormente le truppe in Iraq perché «possono e debbono vincere la guerra» e perché gli iracheni hanno costituito con loro una grande alleanza contro Al Qaeda. Lo ha annunciato il presidente Bush al Pentagono, nel quinto anniversario dell'invasione, mentre in America si svolgevano dimostrazioni pacifiste con centinaia di arresti.

«L'aumento delle nostre truppe in Iraq ha cambiato la situazione - ha sostenuto Bush - La popolazione si è unita ai nostri soldati per cacciare Al Qaeda. Si è aperta la porta a una grande vittoria strategica nella guerra al terrorismo». E ancora: «Per la prima volta gli arabi sono insorti su grande scala contro Osama Bin Laden e la sua cupa ideologia. E'una svolta il cui significato non può essere sottovalutato».

La risposta di Bin Laden non tarda di molto: ieri in serata un sito Internet islamista annunciava un imminente messaggio dello «sceicco guerriero», più che in occasione dell'anniversario dell'Iraq in ricordo del compleanno di Maometto. Nell'audio, lungo 5 minuti, Osama minaccia l'Europa e lancia accuse al Papa per le vignette sull'Islam.

Più deciso che mai a consegnare la conduzione del conflitto al suo successore - spera che sia il repubblicano John McCain - Bush ha sostenuto che l'invio dei rinforzi «ha posto fine a una violenza che poteva divenire genocidio» ammonendo che una ritirata «lascerebbe un vuoto che i terroristi riempirebbero immediatamente scatenando il caos». Il presidente si è scagliato contro i democratici: «Non potendo più dire che stiamo perdendo perché il nostro successo è incontestabile, ne gonfiano il costo. Ma questo costo di vite e di fondi, sebbene elevato, è valso la pena. Il conflitto è stato più lungo e duro di quanto anticipato, ma è stato nobile e necessario. La decisione di deporre Saddam fu giusta».

Attualmente, gli Usa hanno 158 mila soldati in Iraq, che dovrebbero scendere a 140 mila entro fine estate. Bush ha indicato che non ne richiamerà altri «per non compromettere quanto fatto sinora». Circa 4.000 soldati Usa hanno perso la vita, il Pentagono ha speso oltre 500 miliardi di dollari. Bush conta sulla testimonianza che i suoi due proconsoli, il generale David Petraeus e l'ambasciatore Ryan Crocker, renderanno al Congresso ad aprile, per impedire ai democratici di bloccare i fondi per la guerra. La Casa Bianca ha precisato che sulla scia di Crocker, dimissionario, e di Petraeus, che in autunno potrebbe assumere il comando Nato, a maggio il presidente esporrà «la strategia della vittoria».

Il vento elettorale sembra soffiare contro Bush. Il 64% degli americani vuole chiudere con l'Iraq, un punto si cui insistono i due candidati democratici Barack Obama e Hillary Clinton. Ieri il senatore nero ha confutato Bush: «Al Qaeda non era in Iraq prima della guerra e la guerra l'ha rafforzata». Quanto allo stato della missione, «non c'è stata alcuna svolta, più il conflitto continua e più la sicurezza degli Stati Uniti è in pericolo, perché i nostri nemici, dai talebani all'Iran, s'imbaldanziscono». Obama ha criticato McCain, propenso a seguire la linea Bush: «La decisione di invadere l'Iraq fu un grave errore strategico. Prolungando la nostra presenza non aiuteremo Bagdad ad assumersi le sue responsabilità».