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«Microchip nel seno per spiare le Farc»

Misteri La vicenda sarebbe emersa dal computer del numero due del gruppo armato ucciso in un blitz

La guerriglia colombiana avrebbe scoperto e giustiziato un'infiltrata

Lo scontro tra Bogotà e i ribelli è sempre più un intricato conflitto di intelligence, che coinvolge Chávez, L'Avana, i servizi segreti statunitensi

Guido Olimpio - Corriere della Sera 18 marzo 2008

WASHINGTON - Il presidente venezuelano Chávez vede gringos dappertutto. Il suo avversario, il colombiano Uribe, segnala guerriglieri delle Farc ovunque. E gli americani tengono la regione aiutando, con intelligence e tecnologia, l'esercito di Bogotà. Abbondano le spie, i tradimenti e la contro-informazione. Un terreno fertile per la cospirazione. Con sviluppi, a volte, da romanzo.

Il più intrigante è quello che racconta la missione di un'infiltrata nelle Farc. La donna, senza nome e senza volto, sarebbe riuscita a conquistarsi la fiducia dei ribelli colombiani. Un lavoro nell'ombra, teso alla raccolta di informazioni, accompagnato da tecniche alla James Bond. Per segnalare la sua presenza alle forze governative la spia aveva sul suo corpo due microchip. Uno nel seno e l'altro nella capsula di un dente. Un trucco però scoperto dagli insorti che l'avrebbero passata per le armi.

La storia, priva di conferme indipendenti, è stata raccontata da un alto funzionario colombiano che ha indicato la fonte delle informazioni: il computer sequestrato dai soldati al numero due delle Farc, Raúl Reyes. Tradito dalla traccia lasciata dal suo satellitare, è stato ucciso in un blitz in territorio ecuadoriano. Analizzando la memoria del portatile - un'indagine, peraltro, ancora aperta - sono state rinvenute delle email. In una di queste Reyes svela il mistero della spia: una volta smascherata, la donna è stata fucilata e «gettata in un fosso».

In queste settimane il computer si è trasformato in quello che la stampa della regione ha definito «il vaso di Pandora» delle Farc. Perché conterebbe le «prove» degli aiuti in favore dei ribelli da parte di Venezuela ed Ecuador, le relazioni con i narcos, i tentativi di comprare missili in Libia.

E altri segreti potrebbero emergere da un secondo computer che apparteneva a Ivan Royas, altro dirigente della guerriglia. L'uomo è stato ucciso dalla sua guardia del corpo, Pablo Montoya, che dopo averlo colpito nel sonno gli ha tagliato la mano destra. Poi è corso dai militari portandosi dietro il computer e l'arto, in modo che la polizia potesse controllare le impronte accertandone l'identità. Quindi Montoya ha incassato una robusta ricompensa e un nome di copertura. Un'operazione che ha ricordato quanto avvenne dopo l'uccisione di Che Guevara. Anche allora le sue mani vennero conservate, per la stessa ragione, in una giara di formalina da un agente della Cia tra i primi a rilevare la presenza «nella selva» del capo ribelle.

Ma non c'è solo il particolare macabro a far rivivere l'atmosfera di quegli anni in America Latina. Gli americani - come confermano gli esuli da Miami - stanno accrescendo la pressione su Chávez, dipinto come il nuovo nemico. Sempre il famoso computer e documenti avrebbero messo in luce le collusioni tra il Venezuela e partiti radicali nella regione. In Costa Rica hanno sequestrato del denaro - circa 500 mila dollari - e in Messico hanno aperto un'indagine su un'organizzazione studentesca della Unam dopo che alcuni dei suoi membri sono morti nel medesimo raid costato la vita a Reyes.

A legare Farc e messicani - ha rivelato il Wall Street Journal - Mario Diaz Orgaz, sospettato di essere un agente dei servizi cubani. L'intermediario, arrivato in Messico nel 2000, aveva un buon conto in banca senza però esercitare una vera attività. Gli 007 lo avrebbero seguito all'Avana, in Venezuela e sarebbe stato fotografato vicino all'ospedale di Quito (Ecuador) dove erano ricoverati alcuni dei messicani feriti nell'incursione.

Tra sospetti e manovre clandestine c'è spazio per la «talpa» al microchip. La vicenda della infiltrata come il salto di campo di alcuni ribelli, nei piani di Bogotà, dovrebbero dimostrare come le Farc siano in difficoltà, vittime di faide e dell'offensiva militare, pesantemente coinvolte nei traffici della cocaina, protagoniste del vigliacco sequestro Betancourt. Un tasto su cui la stampa locale ha insistito tessendo le lodi della guerra di intelligence scatenata contro gli insorti grazie all'aiuto statunitense. Cinque miliardi di dollari stanziati nel corso degli ultimi otto anni per sostenere il «Piano Colombia». Denaro sufficiente a comprare tecnologia d'avanguardia, compresi i minuscoli sensori. Certo il dubbio di qualche esagerazione esiste, ma come dimenticare il bizzarro piano della Cia che avrebbe voluto disfarsi di Fidel Castro avvelenando i suoi sigari? Alle spie la fantasia non manca.