1
Formigoni rassicura Israele «No a chi vuole distruggervi»

Missione «diplomatica»

Claudio Schirinzi - Corriere della Sera 16 marzo 2008

DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - Come biglietto da visita ha presentato un attacco al ministro degli Esteri, D'Alema, colpevole di aver sostenuto che se si vuole la pace bisogna trattare anche con Hamas. «Di fronte a questa presa di posizione - dice Roberto Formigoni, presidente della Lombardia e da sempre aspirante proprio al ministero degli Esteri - provo tristezza e malinconia. E' un'idea che non condivido e che credo debba essere corretta molto presto». Traduzione: state tranquilli, se sarò io a guidare la Farnesina, la mia linea politica sarà ben diversa. Un messaggio a Israele, ma anche agli Stati Uniti. L'uno e gli altri non gli perdonano gli incontri con Saddam Hussein, l'amicizia con Tareq Aziz, la dichiarata contrarietà alle due guerre contro l'Iraq, il coinvolgimento dei suoi «soci di vacanza» (con i quali ha in comproprietà una barca) nell'inchiesta «Oil for food».

In una Gerusalemme paralizzata dallo Shabbat, Formigoni si è presentato dichiarando che «chi vuole distruggere Israele è anche nemico nostro. Chi vuole distruggere Israele, infatti, vuole distruggere anche una parte di noi». Per rafforzare questa sua immagine rassicurante il governatore lombardo avrebbe voluto farsi accompagnare da un «garante» d'eccezione: Umberto Bossi, il quale con Israele ha rapporti eccellenti. Ma il leader della Lega ha preferito restare a far campagna in Italia. Con Formigoni ci sono invece il medico personale e amico fraterno di Bossi, Luciano Bresciani, voluto dalla Lega alla guida dell'importantissimo assessorato alla Sanità, e tre sottosegretari alla presidenza: Robi Ronza, Adriano De Maio e Claudio Morpurgo, ex presidente delle Comunità ebraiche in Italia, da poco chiamato in Regione dal governatore.

Una missione «su misura», dunque? No, perché era stata decisa e annunciata nel novembre scorso, cioè ben prima della crisi di governo, ma di sicuro una fortunatissima coincidenza che Formigoni ha deciso di cavalcare con decisione. Per di più gli argomenti non gli mancano: in dicembre, all'indomani dei colloqui di Annapolis, la Lombardia aveva ospitato l'incontro fra i ministri della Sanità israeliano e palestinese.

Insomma, Formigoni dice no ad Hamas e sì ad Abu Mazen perché, spiega, «credo nei diritti del popolo palestinese e nella necessaria nascita di uno Stato palestinese. Merita sostegno il governo moderato di Ramallah anche nel suo sforzo di creare uno Stato che dovrà essere democratico, dovrà riconoscere gli altri Stati, dovrà tutelare le identità e in particolare l'identità cristiana».