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«Trattare con Hamas? Chi dice queste cose lavora contro gli ebrei»

Berlusconi attacca D'Alema

Gianna Fregonara - Corriere della Sera 14 marzo 2008

ROMA - «La politica estera si fa soprattutto a Palazzo Chigi. Non ci sono novità sulle missioni italiane, non abbiamo ancora affrontato questo dossier». Con due frasi Silvio Berlusconi cancella le dichiarazioni di Gianfranco Fini e dell'ex ministro della Difesa Antonio Martino che avevano annunciato in caso di vittoria del centrodestra la volontà di un disimpegno (parziale o totale) dell'Italia nella missione Unifil in Libano per rafforzare la missione in Afghanistan e per tornare (magari) in Iraq. «Ridurrei drasticamente la presenza in Libano, o addirittura la cancellerei per mandare truppe in Afghanistan e anche in Iraq dove servono», ha spiegato alla Reuters ieri mattina Martino, rilanciando anche un nuovo impegno dell'Italia a Bagdad, dopo il ritiro di due anni fa. Gianfranco Fini aveva proposto invece uno «spostamento» di risorse e truppe dal confine israelo-libanese all'Afghanistan.

L'occasione per puntualizzare e per ribadire che «l'Italia è comunque pronta a fare il proprio dovere con la comunità internazionale e gli Stati Uniti» è un ricevimento all'ambasciata americana in onore della comunità ebraica italiana. Ronald Spogli ha invitato tutto il mondo politico, da Prodi a D'Alema, da Fini a Berlusconi e Casini. Ma, complice anche la campagna elettorale, tra i leader è solo il Cavaliere a presentarsi insieme ad Alessandro Ruben, presidente dell'Anti-defamation league e candidato di spicco del Pdl. Il governo è rappresentato da Giovanna Melandri e Gianni Vernetti, poi arrivano anche Francesco Rutelli e Piero Fassino.

L'ambasciatore ha appena finito di elogiare il ruolo della missione italiana in Libano, Berlusconi è in prima fila ad ascoltare. Finita la parte ufficiale, arrivano tutti a salutarlo e a protestare per le parole del ministro degli Esteri Massimo D'Alema sulla necessità di coinvolgere Hamas nelle trattative di pace in Medio Oriente che avevano causato l'indignazione dell'ambasciatore Gideon Meir. «Dire queste cose significa lavorare contro gli ebrei, dovrebbe preoccuparci il fatto di avere un ministro che parla a favore di un'organizzazione terroristica - replica Berlusconi -. Io, insieme a Tony Blair, ho fatto mettere Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche stilata dall'Unione europea». Poi annuncia che gli piacerebbe, in caso di vittoria, fare il primo viaggio all'estero proprio nello Stato ebraico: «Olmert mi ha invitato per celebrare i sessant'anni di Israele, gli ho risposto che ci andrò volentieri da premier».

Si avvicinano un paio di signore americane a dirgli: «Thanks from America», Berlusconi stringe mani. Poi racconta un aneddoto della Thatcher, riduce Ciarrapico a una «macchietta», bacchetta Veltroni e ribadisce: «La politica estera la farà Palazzo Chigi, non c'è niente da preoccuparsi, sarà in continuità con il mio precedente governo». Se ne preoccupa il ministro dimissionario della Difesa Arturo Parisi che teme per il mantenimento delle missioni attuali: «Ai tempi di Berlusconi il ministro del Tesoro Tremonti ha colpito drasticamente il bilancio della Difesa riducendo le risorse disponibili, con un suo ritorno, saremmo costretti a rimettere in causa tutta la nostra politica di presenza all'estero. Sicuramente Bertinotti non riuscirebbe a fare meglio».