1
Israele accusa D'Alema: «Nessun dialogo con Hamas»

L'ambasciatore Meir: «Sarebbe la nostra morte»Per il titolare della Farnesina il movimento islamico palestinese «va coinvolto se si vuole arrivare alla pace»

Medio Oriente Il leader Haniyeh ha ringraziato il ministro degli Esteri italiano

Mara Gergolet - Corriere della Sera 13 marzo 2008

DAL NOSTRO INVIATO GERUSALEMME - «Apprezzo D'Alema». Tra tutti i nomi di politici europei, il leader di Hamas, Ismail Haniyeh - in un discorso a Gaza trasmesso dalle tv arabe - decide di citare proprio il ministro degli Esteri italiano. «La posizione dell'Unione europea sta migliorando - sostiene Haniyeh -. Hanno capito che è stato un errore non trattare con Hamas». E aggiunge: «Noi apprezziamo specialmente le dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema».

Parole di «stima» che fanno infuriare l'ambasciata israeliana in Italia. Quali siano le idee di D'Alema, è lo stesso ministro a ricordarlo, in un'intervista a Sky: «Hamas controlla un pezzo importantissimo del territorio palestinese. Se si vuole la pace bisogna coinvolgerli». Dialogo, non isolamento. Durissima, in serata, la replica dell'ambasciatore israeliano a Roma, Gideon Meir. «Chi ci invita ad aprire trattative con Hamas ci invita a negoziare sulle misure della nostra bara e sul numero dei fiori da mettere nella corona». Il negoziato come un implicito invito alla morte per Israele, perché - sostiene Meir - «la pace si fa col nemico che desidera la pace e la convivenza», mentre il cessate il fuoco ventilato da Hamas altro non sarebbero che «una fase del piano per completare il sogno di Hamas: distruggere Israele».

Parole aspre. Eppure, l'Italia non ha rotto il muro europeo che isola il movimento islamico. Non c'è stata, né nei giorni dell'offensiva israeliana a Gaza né dopo l'attentato terroristico nella scuola rabbinica, nessuna telefonata di D'Alema verso la Striscia. Il consigliere politico di Haniyeh, Ahmad Yousef, dice al Corriere: «No, non abbiamo avuto nessun contatto diretto con D'Alema».

Pareva, quella di ieri, una giornata tranquilla. Sono giorni che la pioggia di Qassam s'è arrestata sopra il sud d'Israele, se si esclude un razzo lanciato su Ashkelon. E allora, in Israele ci si chiedeva: quanto durerà? Non è durata. Ieri in un raid, cinque miliziani palestinesi della Jihad islamica sono stati uccisi a Betlemme. Tra loro forse anche la mente dell'attentato della Yeshiva. Si dilegua così la «tregua momentanea»? Il discorso di Haniyeh a Gaza, elogio di D'Alema incluso, doveva servire proprio a questo: rubare la scena, mostrare di poter dettare il gioco a Israele, cioè basta attacchi e riapertura dei valichi. Chiaro che Israele non gli ha permesso di godersi lo show.

Però i discorsi su un «accordo» tra Hamas e Israele per fermare i Qassam sono tutt'altro che campati in aria. Il governo israeliano smentisce. I giornali invece raccolgono semi-ammissioni di militari, e sbattono dettaglio su dettaglio in prima pagina: le trattative segrete in Egitto, ad El-Arish, con la mediazione del potente capo dell'intelligence del Cairo, Suleyman. Regia di Condi Rice. E'a questo che si riferisce D'Alema, quando a Sky dice: «A Gaza sembra esserci una tregua, negoziata dall'Egitto con Hamas. E l'Egitto evidentemente ha agito su richiesta di qualcuno». Come dire, che quel «contatto» che lui auspica, dietro le frasi ufficiali, forse per la politica israeliana non è più così impensabile. Resta la risposta del ministro Barak: «Nessun accordo. A Gaza i combattimenti potrebbero ricominciare».