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“E'nella religione civile la forza degli Stati Uniti”

Intervista a Emilio Gentile di Emiliano Stornelli - Occidentale

Il recente sondaggio sul panorama religioso americano pubblicato dal Pew Forum on Religion and Public Life, mostra come l'Europa sia in controtendenza rispetto agli Stati Uniti anche per quel che concerne il fenomeno religioso. Nel continente delle radici cristiane, solo il 12 per cento dei francesi e il 25 per cento degli italiani ritiene che la religione sia un fattore “molto importante” per la propria vita, mentre tutte le chiese assistono a una costante perdita di affiliati e subiscono i violenti attacchi del sempre più agguerrito fronte laicista. Perché gli europei si allontano sempre più dalla religione? Perché, al contrario, il legame degli americani con Dio è sempre più forte? Scopriamolo con Emilio Gentile, docente di Storia Contemporanea alla Sapienza di Roma, che nella sua intensa attività di studio e divulgazione, ha accuratamente approfondito la comprensione del fenomeno religioso in rapporto alla politica con particolare riferimento al caso americano.

Qual è la funzione pubblica della religione negli Stati Uniti?
L’America è il primo paese ad essersi fondato sulla dichiarata separazione tra Stato e Chiesa senza che questa implicasse, allo stesso tempo, alcuna separazione tra religione e politica. La religione, in quanto componente fondamentale dell’identità americana fin dalle origini, ha sempre rappresentato un fattore onnipresente nella politica americana attraverso la sua massima espressione: il presidente della Repubblica. I presidenti americani sono sempre stati uomini di fede religiosa anche se non appartenenti a specifiche chiese o denominazioni; hanno sempre invocato l’aiuto di Dio, dell’essere supremo, sia pure definito in termini più teistici che riferibili a una particolare confessione religiosa. Bisogna tener conto che l’America si è sempre considerata nei duecento anni della sua esistenza una ‘democrazia di Dio’, cioè una democrazia le cui origini risalgono al riconoscimento che vi sono dei diritti naturali che il Creatore ha dato agli esseri umani conferendo in modo specifico agli americani la missione di diffonderli.

A differenza dell’Europa, dunque, la separazione tra Stato e Chiesa in America non ha comportato la separazione tra religione e politica. Come si spiega storicamente la diversità dell’esperienza americana da quella europea?
In America, la separazione tra Stato e Chiesa si è resa necessaria principalmente per proteggere la religione dall’uso strumentale che poteva farne la politica. Questo ci riporta ancora alle origini dell’America, alle origini della sua coscienza religiosa e politica, al fatto di essere una società con un fortissimo pluralismo religioso. Anche se circa l’80 per cento è cristiano, si tratta infatti di un mosaico di cristianesimo.  E ciò ha reso indispensabile la separazione tra Stato e Chiesa a garanzia del pluralismo religioso, affinché nessuna religione venisse riconosciuta come religione di Stato a vantaggio di altre.

In Europa, invece, il processo di separazione dello Stato dalla Chiesa è avvenuto con modalità differenti e molto più lentamente. In alcuni casi non è mai avvenuto, come nell’Inghilterra anglicana o nelle monarchie nordiche luterane, o è avvenute in maniera estremamente conflittuale, come in Francia e in Italia. E’ stato questo a determinare la separazione tra politica e religione; perché la religione, identificandosi con una chiesa dominante o addirittura con una chiesa di stato, è finita a sua volta per essere identificata con il potere politico o per essere considerata avversaria del potere politico stesso.

Stando al sondaggio, sarebbe il rapporto di tipo concordatario che si è affermato in Europa tra Stato e Chiesa a determinare l’affievolimento nell’osservanza della religione cristiana.
Gli Stati Uniti sono oggi il Paese più moderno, ricco e potente del mondo, e ciò ne fa qualcosa di molto lontano dal ‘cristianesimo delle beatitudini’, per intenderci con una metafora. Eppure in America la religiosità non conosce flessioni. Questo perché in America la religione non è un fenomeno omogeneo e sovvenzionato dallo Stato, ma si basa piuttosto sulla libera scelta del credente, sulla volontà di associarsi, credere e anche sovvenzionare la propria confessione, la propria chiesa. Si è venuto così a formare una sorta di 'mercato religioso’ dove la libera partecipazione crea anche una maggiore disponibilità a vivere l’esperienza religiosa. Ad ogni modo, quando si fanno sondaggi di questo tipo, anche negli Stati Uniti si tiene conto di alcuni fattori che rendono impossibile il confronto con l’Europa. Tra questi, il più importante è certamente il pluralismo religioso che di per sé tende a diventare sempre più pluralistico, come ha dimostrato il bellissimo libro di Diana Eck, A new religious America, uscito qualche anno fa.

Il sondaggio evidenzia, inoltre, come negli Stati Uniti la differenziazione dell'offerta religiosa sia in costante crescita.
La religiosità americana è creativa, spontanea e produce una grande mobilità delle fedi religiose anche grazie all'apporto che la società americana riceve dall’immigrazione. Dall’Asia e dall’America Latina arriva negli Stati Uniti un flusso costante di credenti che va ad arricchire il panorama religioso americano e allo stesso tempo lo modificano. L'America è sempre più un mosaico di religioni, per la precisione è il mosaico di nazioni più religioso del mondo.

Negli Stati Uniti la Chiesa protestante e la Chiesa cattolica perdono affiliati a favore dell’evangelismo. Perché?
In un contesto come quello americano, dove vi è una religiosità in continuo movimento, le chiese istituzionali sia protestanti che cattoliche, legate a una teologia, a una dottrina, a un complesso istituzionale più rigido, perdono affiliati, perdono coloro che pur sentendosi religiosi non si sentono legati a una chiesa particolare. Di qui l'espansione dell’evangelismo per il suo carattere emozionale e non dottrinario. Il fenomeno religioso americano tende quindi sempre più a de-istituzionalizzarsi, a diventare un fatto emotivo personale. E questo a partire dalla metà degli anni venti del secolo scorso, con la fine dell’egemonia protestante.

Si può quindi affermare che il cosiddetto 'mercato religioso competitivo'sul modello americano, è in grado di favorire al meglio l'espressione della religiosità nello spazio pubblico in un contesto sociale e culturale secolarizzato?
Tutti gli studiosi che si occupano di questo fenomeno in America sono concordi nel riconoscere che la libertà religiosa, soprattutto intesa come libertà dell’esperienza religiosa, favorisce la religiosità piuttosto che farla regredire.

Nel suo libro La Democrazia di Dio parla di 'religione civile americana'. Che intende?
Negli Stati Uniti, il diffuso emozionalismo religioso dà forti motivazioni alla politica ed è quindi alla base dell'attaccamento alle istituzioni del popolo americano. D'altro canto, gli americani non s'identificano completamente con le istituzioni e possono così conservare la loro indipendenza individuale.

La 'religione civile americana'è in qualche modo replicabile in Europa?
Per consolidarsi questo fenomeno deve avere come premessa di fondo una forte e radicata tradizione di pluralismo religioso che si fonda sulla libertà di scelta piuttosto che su una ortodossia religiosa. E ciò spiega perché nel mondo occidentale esso si sia affermato unicamente negli Stati Uniti, mentre in Europa e in Italia abbia provato a realizzarsi soltanto con l’associazionismo volontario che però manca di questa forte connotazione civile che è una caratteristica prettamente americana. La religione di tipo civile americano non è quindi replicabile, perché nasce da una tradizione storica basata su una separazione tra Stato e Chiesa che non implica la separazione della religione dalla politica, e dal pluralismo religioso che della separazione tra Stato e Chiesa è la premessa.

Dove esiste una religione egemonica, invece, sia essa riconosciuta come religione di Stato sia come istituzione, è molto difficile che possa formarsi una vera religione civile. In Europa una religione civile non potrebbe essere altro che una sorta di traduzione laica della religione egemonica o una sua antagonista, e perciò non garantirebbe quello che la religione civile americana è riuscita a garantire nel tempo: la convivenza tra pluralismo etnico, pluralismo religioso e pluralismo culturale senza che gli Stati Uniti esplodessero a ogni nuova generazione.