1
Uribe accusa Chavez «Finanzia il terrore»

«Lo denuncio alla Corte internazionale» Il presidente dell'Ecuador Correa denuncia: il raid ha compromesso la liberazione di 12 ostaggi, tra cui la Betancourt

Crisi Chiusi i confini tra Colombia e Venezuela

Rocco Cotroneo - Corriere della Sera 5 marzo 2008

RIO DE JANEIRO - Si muovono i soldati, rientrano a casa gli ambasciatori, si innalza il tono delle accuse, ma è ancora presto per sapere se la più grave crisi in Sudamerica da decenni si trasformerà in una guerra. A parole, è l'ora della controffensiva di Alvaro Uribe. Il leader colombiano ha annunciato che denuncerà Hugo Chavez alla corte penale internazionale perché «sponsorizza e finanzia un genocidio», cioè le attività delle Farc.

La Colombia ritiene di avere prove sufficienti: quella tra la guerriglia e il governo di Caracas non sarebbe una semplice empatia, o il frutto di rapporti sporadici per risolvere la questione degli ostaggi, ma qualcosa di più. Nel computer portatile trovato nell'accampamento di Raul Reyes, ucciso da un raid aereo, esistono prove evidenti, sostiene Bogotà. Il Venezuela manda soldi alle Farc, ma si parla anche di proventi petroliferi e addirittura di partite di coca e di uranio, per costruire una bomba letale.

Ce n'è anche per l'Ecuador: oltre frontiera i guerriglieri non trovano solo rifugio, ma anche rapporti diplomatici. Reyes, denuncia il governo colombiano, avrebbe incontrato da poco tempo un ministro ecuadoriano.

La risposta di Quito non si è fatta attendere. Da ieri le relazioni diplomatiche tra Ecuador e Colombia sono ufficialmente finite. Il presidente Rafael Correa svela inoltre che la liberazione di dodici ostaggi era prossima, e che il raid aereo per ammazzare Reyes è stato eseguito di proposito, per far fallire l'iniziativa. Forse c'era anche Ingrid Betancourt nel gruppo. La Francia ha ammesso ieri che la morte del numero due delle Farc la priva del suo interlocutore sulla vicenda. «E la Colombia sapeva dei nostri contatti», dicono irritati da Parigi.

Il problema è: a chi credere? Se George Bush non ha dubbi, «siamo a fianco del nostro alleato, la Colombia», e quelle del Venezuela sono «provocazioni», sul fronte opposto quel vaso di Pandora che è diventato un laptop ritrovato intatto dopo un bombardamento sparge dubbi. Un gruppo di Paesi dell'area, guidato da Brasile e Argentina, propone una missione nella zona per accertare i fatti. Ma entrambi i Paesi vorrebbero che la Colombia chiedesse scusa all'Ecuador per lo sconfinamento.

Hugo Chavez tace, mentre le sue truppe muovono verso il confine, chiuso al traffico e al commercio. Il Venezuela ha espulso i diplomatici colombiani, ma non è arrivato alla rottura totale. La sua dipendenza dalle importazioni del Paese vicino è notevole, in un momento di difficoltà a far arrivare generi alimentari nei negozi.

Anche Uribe deve fare i conti con gli effetti della crisi. Washington vuole un accordo sul libero commercio, «altrimenti verrà danneggiata la nostra credibilità nella regione - dice Bush -. E rafforzeremmo i demagoghi nel continente». Messaggio chiaro: guerra o meno, gli Stati Uniti non resteranno a guardare.

americas.corriere.it