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L' istinto zarista della nuova Russia spaventa l' Europa

Scenari L' Unione predica il superamento delle sovranità nazionali, mentre il Cremlino ripropone la classica politica di dominio

Mosca è tornata una potenza dell' 800

Robert Kagan - Corriere della Sera 22 febbraio 2008

Dal punto di vista geografico, la Russia e l' Unione Europea sono confinanti. Ma dal punto di vista geopolitico, vivono in due secoli diversi. Un' Unione Europea del XXI secolo, con la sua nobile ambizione di creare un ordine basato su leggi e istituzioni, si trova di fronte a una Russia che si comporta come una tradizionale potenza del XIX secolo.

Entrambe sono plasmate dalla loro storia. Lo spirito dell' Ue è una reazione ai conflitti del XX secolo, quando il nazionalismo e la politica di potenza distrussero per ben due volte il continente. Ma la Russia di Vladimir Putin è guidata dalla percezione del fallimento della «politica post-nazionale» dopo il collasso sovietico. L' incubo dell' Europa sono gli anni Trenta; l' incubo della Russia sono gli anni Novanta. L' Europa vede la risposta ai suoi problemi nel superamento dello Stato nazionale e della politica di potenza. Per la Russia la soluzione è ripristinarli.

Quindi cosa accade quando un' entità del XXI secolo fronteggia la sfida di una potenza del XIX? Già si delineano i contorni del conflitto: nelle situazioni di stallo diplomatico su Kosovo, Ucraina, Georgia ed Estonia; nei conflitti su gas e oleodotti; nelle ritorsioni diplomatiche tra Russia e Gran Bretagna; e nel ritorno, in Russia, a esercitazioni militari come non se ne vedevano dai tempi della guerra fredda.

Gli europei sono preoccupati, e ne hanno tutte le ragioni. Negli anni Novanta avevano puntato decisamente sul primato della geoeconomia sulla geopolitica, una nuova era in cui l' economia europea sarebbe stata in grado di competere alla pari con gli Stati Uniti e la Cina. Di conseguenza hanno tagliato le spese per la difesa, calcolando che il potere «morbido» avrebbe prevalso su quello «forte». Immaginavano che il mondo avrebbe copiato l' Unione Europea, e quando ciò fosse accaduto, l' Ue sarebbe ormai assurta a superpotenza postmoderna. Per un po' sembrò funzionare. Con la Russia in ginocchio, l' attrazione esercitata dall' Ue, abbinata alla garanzia di sicurezza americana, attirò quasi tutte le nazioni dell' Est nell' orbita occidentale. Il fascino di ciò che Robert Cooper definì «l' impero volontario» europeo appariva illimitato.

Oggi, però, l' espansione è rallentata e, forse, si è fermata, e non solo perché gli europei sono riluttanti ad accogliere la Turchia. Temono anche la rinascita della Russia. Si stanno rendendo conto che, allargandosi verso Est, l' Europa ha acquisito un nuovo problema orientale. O, per meglio dire, il vecchio problema orientale, ovvero la contesa secolare tra la Russia e i suoi vicini. Ciò non costituiva un problema quando la Russia era debole e povera, e desiderosa di integrarsi nell' Occidente. Ma Mosca è di nuovo in piedi, ricca e piena di risentimento, e cerca non di entrare in Europa, ma di intraprendere una particolare via per tornare allo status di grande potenza.

Putin lamenta la caduta dell' Urss e cerca di riconquistare l' influenza sui Paesi baltici e nell' Est Europeo, come su Ucraina, Georgia, Moldavia e gli altri Paesi che i russi hanno sempre considerato appartenere alla loro sfera. Ma ora i primi fanno formalmente parte dell' Europa, e i secondi sono ciò che gli europei chiamano i «nuovi vicini». Di conseguenza le nazioni dell' Ue si ritrovano coinvolte in un braccio di ferro ottocentesco. Dopo un decennio di ritirata volontaria, ora la Russia respinge la forza d' attrazione europea usando le tradizionali leve del potere. Ha imposto un embargo totale al commercio con la Georgia. Ha sporadicamente negato l' approvvigionamento di petrolio a Lituania, Lettonia e Bielorussia; tagliato l' erogazione di gas metano all' Ucraina e alla Moldavia; e punito l' Estonia con la sospensione del traffico ferroviario e un attacco cibernetico al sistema informatico del governo per un dissidio riguardante un monumento sovietico. Sostiene i movimenti separatisti in Georgia e le sue stesse forze armate sono presenti sul territorio georgiano e moldavo. È di fatto uscita dal trattato sulle forze convenzionali in Europa, riacquistando così la libertà di schierare l' esercito sul suo confine occidentale.

Secondo i sondaggi, sul loro imponente vicino gli europei hanno un' idea sempre più pessimistica. Persino il ministro della Difesa finlandese è preoccupato che «le forze militari» siano ridiventate un «elemento chiave» nel modo in cui la Russia «gestisce le relazioni internazionali». Ma l' Europa potrebbe essere istituzionalmente e caratterialmente male equipaggiata per reagire. È capace di tirar fuori il coltello in una rissa? Non è difficile immaginare che i tremori lungo la faglia tra Europa e Russia possano erompere in un conflitto. Una crisi in Ucraina potrebbe portare allo scontro con la Russia. Le schermaglie tra governo georgiano e forze separatiste appoggiate dalla Russia in Abkhazia o nell' Ossezia del Sud potrebbero innescare una guerra tra Tbilisi e Mosca. Che cosa farebbero Europa e Usa se la Russia giocasse duro in Ucraina o Georgia?

Potrebbero benissimo non fare nulla. Difficilmente l' Europa prenderebbe in considerazione lo scontro con una grande potenza, farebbe di tutto per evitarlo. Negli Stati Uniti, per ogni fondamentale cambiamento nella politica verso la Russia, bisogna aspettare la prossima amministrazione. Tuttavia, una guerra russa contro l' Ucraina o la Georgia darebbe inizio a un mondo nuovissimo, o forse vecchissimo. In Occidente molti vogliono ancora credere che questa sia l' era della geoeconomia. Ma, come ha osservato un analista svedese, «viviamo in una nuova era della geopolitica e non si può fingere diversamente.»

© Robert Kagan, 2008 (Distribuito dal New York Times Syndicate) Traduzione a cura dello Iulm