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"Uno Stato binazionale? La fine di Israele"

Yehoshua: "Non vorrei un vicino musulmano" Intervista ad «Haaretz» dell' autore che in passato era stato un sostenitore della convivenza tra i due popoli

Davide Frattini - Corriere della Sera 16 febbraio 2008

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Abraham Yehoshua vive ad Haifa, la città dove arabi ed ebrei provano a convivere. Ritrovarsi con un vicino di casa palestinese, al piano di sotto, in uno Stato da dividere con lui, lo disturberebbe. «Se vivessimo in uno Stato binazionale, a Yom Kippur non potrei obbligarlo a spegnere la radio o a non andare in giro con l' auto», ha risposto lo scrittore a due giornalisti di Haaretz. Quando hanno provato a replicare «lei è laico, che cosa le importa di Yom Kippur», spiega: «È un giorno molto importante per me. Deve mantenere il suo carattere. Io vivo in una comunità con una sua memoria, le sue festività, gli altri hanno le loro celebrazioni e le loro tradizioni».

Da qui l' avvertimento: «Uno Stato binazionale porterebbe alla nostra distruzione. Gli ebrei fuggirebbero e i palestinesi arriverebbero. Significherebbe cancellare il desiderio di far parte della nazione, eliminerebbe i simboli e l' identità. Dovremmo cambiare la bandiera, l' inno. Gli arabi non vogliono due Stati».

Vicini di casa e vicini a se stesso. Yehoshua, uno degli scrittori simbolo della sinistra israeliana, spiega chi considera simile. «Ho molto in comune con gli ultraortodossi moderati di Bnei Brak. Molto di più che con un poeta arabo e laico come Mahmoud Darwish. Lui vive secondo codici diversi, musulmani. Non sono contro questi codici, li rispetto».

Idee che ripete nel nuovo libro, Comprendere la Patria, arrivato in questi giorni nelle librerie israeliane, una raccolta di saggi. Sono 41 anni che non fuma, dalla guerra dei Sei giorni, quando giurò che non avrebbe acceso più una sigaretta fino alla pace. Sa che non succederà presto. «La sensibilità che dimostriamo verso qualcuno che è stato rapito - continua - è molto più profonda di quella nei codici dei palestinesi. Noi abbiamo i nostri codici morali, gli arabi i loro. Mandano la gente a farsi saltare in aria. Non credo che neppure durante l' Olocausto qualcuno avrebbe potuto chiederlo a suo figlio. E non sto parlando di uccidere bambini tedeschi, neppure per ammazzare i soldati. Noi non vogliamo distruggerli. I palestinesi a Gaza invece distribuiscono caramelle dopo un attentato».

I giornalisti di Haaretz hanno potuto vedere le bozze di lavoro per il libro. In una pagina l'aggettivo «brutale» è cancellato a mano, accompagnava la parola «occupazione». «Ho tolto "brutale" perché mi sembra che ci sia anche una proporzione. Durante quattro anni della seconda intifada, uno degli eserciti più sofisticati al mondo ha affrontato i miliziani: 4 mila palestinesi sono stati uccisi e un migliaio di israeliani. Questo non è nazismo. I nazisti avrebbero ucciso 4 mila persone in un minuto».