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VLADIMIR PUTIN E IL SUO DOPPIO

Alberto Ronchey - Corriere della Sera 16 febbraio 2008

Ritorna la cremlinologia. Putin annuncia drastiche reazioni contro l'imminente dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia. Quali? E suscita particolare interesse la prossima successione presidenziale a Mosca.

Non potendo ottenere, secondo la Costituzione russa, un altro mandato dopo quelli del 2000 e 2004, Vladimir Putin a dicembre si candidava per la guida del governo alla Duma. Con la sua popolarità fra i cento milioni di elettori e con i suoi metodi, raccoglieva una vasta maggioranza di deputati. Ora, per il ricambio al Cremlino con l'elezione del 2 marzo, propone il fedelissimo Dmitrij Medvedev. A sua volta Medvedev, già obbediente amministratore del colosso Gazprom al vertice della superpotenza energetica, propone Putin come capo del governo tributandogli numerosi riconoscimenti: «Abbiamo superato la stagnazione degli anni 90... Abbiamo evitato la distruzione dell' economia e la guerra civile... Nessuno ci dà più lezioni... La Russia oggi ha una posizione di alta dignità...». Nello scambio dei ruoli formali, è prevedibile che Putin conserverà ogni potestà. Eppure, gli occidentali s'interrogano sul dopo, inclini a disputare da qui a marzo su molteplici congetture. Niente di nuovo sul fronte orientale?

Oggi la Russia, grazie all'esportazione di gas e petrolio, dispone di considerevoli risorse finanziarie. Appare stabile, ma non è ancora dotata d'un sistema economico articolato e aggiornato. L'inflazione raggiunge il 12 per cento. Inoltre le rivalità fra diversi gruppi e interessi che ruotano intorno al potere politico, dopo le privatizzazioni e ristatizzazioni, potranno esasperare ogni criticità dell' assetto raggiunto.

Putin, come capo del governo, potrebbe scoprirsi vulnerabile per diretta responsabilità nel rispondere d'ogni arretratezza o inefficienza non affrontata con autorità sufficiente dal suo doppio, il «delfino» Medvedev. Sarà in questione, secondo alcuni pronostici, l'immagine carismatica celebrata fra i suoi molti seguaci, se non fra le minoranze d'opposizione. Ma si tratta di congetture. «Personaggio dell'anno 2007» secondo la rivista Time, potrà conservare a lungo la funzione tradizionale del vozhd russo, capo autoritario e autorevole, sia pur ammodernato e spregiudicato.

Per corrodere il dissenso, finora non ha nemmeno esitato a contraddirsi nella ricerca dell'unanimità. Come quando ha voluto rivalutare in larga misura la personalità di Stalin anche nei libri di scuola, rivolto a Zyuganov e ai suoi veterocomunisti, o quando invece ha voluto rendere omaggio alle vittime dello stalinismo, rivolto a Solgenitsin e insieme ai liberali zapadniki, occidentalisti. E così avanti, fra innumerevoli ambiguità.

Non pare probabile, almeno a breve termine, qualche mossa più spregiudicata del giovane Medvedev, sotto tutela stretta nelle vertenze internazionali. Ancora sospetti, a volte plausibili, che gli Stati Uniti vogliano contrastare o anche soffocare la Russia come rinascente antagonista.

In ogni caso, esaltazione dell'orgoglio «granderusso», come strumento della difficile coesione all'interno della società bicontinentale su 17 milioni di chilometri quadrati e 11 fusi orari. È questo a rendere popolare il vozhd, nella Russia occidentale per la Cina e orientale per l' Europa, oggi stabile anche se nella sua storia fu spesso imprevedibile.