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Damasco, ucciso l' «Ingegnere» di Hezbollah

Imad Mughniyeh eliminato da un' autobomba. Siria e Iran: «È stata Israele». Per Washington, «il mondo ora è un posto migliore». Il movimento sciita libanese promette vendetta

Guido Olimpio - Corriere della Sera 14 febbraio 2008

WASHINGTON - Imad Mughniyeh era chiamato thàlab, la volpe, per l' abilità di sfuggire alle trappole. Ma questa volta è rimasto nella rete, forse perché l' hanno tesa vicino ad una delle sue tane. Damasco. Il capo dell' apparato clandestino dell' Hezbollah è stato eliminato, martedì notte, con una delle sue armi preferite: una bomba nell' auto. E c' è qualcosa di simbolico anche nel luogo dell' agguato. A metà strada tra la scuola iraniana e gli uffici dell' intelligence siriana. Imad era infatti un elemento di raccordo tra l' Hezbollah libanese, gli apparati di Teheran e gli 007 di Damasco.

Nella sua vita di ingegnere del terrore ha fatto da braccio armato alla triade utilizzando per la prima volta, nel 1983, gli attacchi suicidi. Osama all' epoca era ancora uno spettatore mentre Imad si era già conquistato un nome coordinando i due kamikaze che distruggono i comandi americano e francese a Beirut: oltre 250 vittime. Un' azione che umilierà l' allora presidente Reagan e provocherà la partenza del contingente di pace del quale faceva parte anche l' Italia. Per questo, ieri, c' è chi ha gioito e chi pianto. Per Washington «senza di lui è un mondo migliore». Gli israeliani, subito accusati, si sono rifugiati nell' ambiguità. In ogni caso l' omicidio gli verrà attribuito e questo li aiuterà a ristabilire la loro deterrenza, uscita a pezzi dopo la guerra contro l' Hezbollah. Quest' ultimo ha annunciato la vendetta: «Occhio per occhio... leader per leader». Una minaccia da prendere sul serio.

Quarantanove anni, appartenente ad una famiglia molto religiosa, Imad è cresciuto a Beirut. A 17 anni è entrato nelle file di «Forza 17» di Arafat ed quindi passato con l' Hezbollah, il movimento emerso in seguito all' invasione israeliana del Libano nell' 82. Con il viatico di siriani e khomeinisti, Mughniyeh ha creato l' unità dei tabishi, un nucleo clandestino capace di agire ovunque. Sono i suoi uomini a far saltare l' ambasciata americana a Beirut, a dirottare un paio di jet passeggeri, a catturare cittadini occidentali tenuti per anni in catene. Sono ancora loro, secondo le autorità argentine, a partecipare a due attentati anti-israeliani, nel 1992 e nel 1994, a Buenos Aires. Azioni che gli hanno permesso di creare un filo diretto con Teheran e di far ombra all' attuale segretario dell' Hezbollah Hassan Nasrallah.

Imad si è fatto molti nemici. Gli americani gli hanno messo sulla testa una taglia di 5 milioni di dollari e sotto un covo un' autobomba che ha ucciso il fratello Jihad. Poi hanno provato a farlo arrestare a Parigi e in Arabia Saudita mentre era in transito. Nel 2003 i siriani gli avrebbero consigliato di andarsene perché avevano problemi «a ospitarlo ancora». Sulle sue orme c' erano anche gli israeliani che ripetevano: «Non importa quando, ma ci arriveremo». Come Osama, Imad è diventato per gli 007 un «Elvis», nel senso di Presley. Uno di quei personaggi che, come il celebre cantante, vengono visti ovunque, anche dopo la loro morte.

Imad è tornato a far notizia nell' estate del 2006 quando lo hanno collegato al sequestro di due soldati israeliani. Da questa missione è passato alla creazione di gruppi incaricati di reagire ad un eventuale raid contro l' Iran. Un compito che lo avrebbe portato ad un presunto incontro a Damasco con il presidente Ahmadinejad (aprile ' 06). Una storia liquidata come propaganda, ma che un briciolo di verità lo aveva. È a Damasco che lo hanno beccato, è lì che hanno venduto «la volpe». Un' operazione con il marchio del Mossad ma che potrebbe nascondere qualche patto inconfessabile.

* * * Gli attacchi - 23 ottobre 1983 Attacco ai comandi americano e francese di Beirut: oltre 250 vittime

14 giugno 1985 Dirottato il volo 847 della Twa Atene-Roma. La crisi dura 17 giorni, una vittima

18 luglio 1994 Attentato al centro della comunità ebraica di Buenos Aires: quasi cento morti